Ségolène Royal in picchiata nei sondaggi

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Ségolène Royal, alla fine del dibattito tenutosi ieri al teatro Zénith di Parigi alla presenza di quasi 6.000 iscritti al partito, ha detto:

«La démocratie, c’est comme l’amour: plus y en a, plus elle grandit».

Di “amour” in questo momento la bella Ségolène ne ha molto bisogno. Deve consolarsi per il brutto colpo ricevuto dai sondaggisti dopo il secondo dibattito televisivo tra i tre candidati socialisti, tenutosi questa settimana.

Prima del dibattito, la Royal aveva fatto una mossa azzardata, lanciando una sfida ad avversari e militanti. Aveva proposto l’istituzione di giurie popolari per i politici eletti a tutti i livelli. La sua proposta prevederebbe una modifica della Costituzione per

“chiarificare e precisare il modo con il quale gli eletti potrebbero essere obbligati a rendere conto ad intervalli regolari attraverso delle giurie popolari di cittadini estratti a sorte, che valuterebbero le politiche pubbliche”.

Le reazioni non si sono fatte attendere. Il primo a rispondere è stato Max Gallo, storico ed ex-ministro mitterandiano, che ha definito inutile il tentativo “maoista” di mettere i politici sotto controllo perché “in democrazia non esiste niente di meglio del suffragio universale per rendere conto del proprio operato“. Gli ha fatto eco Alexis Brézet in un editoriale sul Figaro, intitolato “Ségolène au pays del soviet“, nel quale, alla fine, l’accusa di “poca intelligenza politica” quando scivola in certe forme di populismo.

Il secondo dibattito, a differenza del primo, è stato più vivace e più diretto. I temi della famiglia e della scuola hanno favorito la Royal perché sono quelli sui quali tradizionalmente si muove meglio. Ma le giurie popolari hanno rappresentato il clou della discussione, nella quale Laurent Fabius ha detto senza mezzi termini che questa idea balzana non potrà far altro che offrire il fianco alla destra e Dominique Strauss-Kahn ha definito i termini usati come “mal scelti“. Gli analisti non avevano previsto alcuno spostamento di preferenze dopo la seconda tornata, nella quale solo Strauss-Kahn pareva avere guadagnato qualche punto.

La sorpresa invece è appunto arrivata ieri sera allo Zénith, dove già prima dell’arrivo dei protagonisti pareva di stare sugli spalti di uno stadio. Ad infiammare i simpatizzanti ci ha pensato il primo intervento di Laurent Fabius nel quale, riferendosi alla novità delle giurie popolari, ha detto:

«Stasera vorrei proporre l’idea più nuova, quella che non avrà rivali: che nel 2007 il candidato designato dal Partito Socialista, applichi il progetto dei socialisti!»

Subito dopo la Royal ha fatto l’errore di controbattere l’uscita di Fabius ed è stata subissata di urli e fischi quando ha detto:

«Le classi popolari non torneranno verso di noi semplicemente perché agitiamo lo spettro del progetto socialista.»

Al grido della platea: «E il tuo, di programma?» Ségolène ha detto la frase citata in apertura di questo articolo e aggiunto uno dei suoi slogan preferiti: «N’ayons pas peur du peuple!» Nonostante il suo tentativo finale di difendere le giurie popolari, ormai la serata si era messa male per lei e nel finale è arrivato Dominique Strauss-Kahn, il vincitore, a dare il colpo finale alla povera Ségolène, assestando un paio di frasi urlanti:

«L’ordine è necessario ma da solo non fa un progetto! Il socialismo è il movimento è avanzare!»

Ora La Royal si trova nei guai e l’ultimo sondaggio la vede in caduta di 15 punti nelle preferenze all’interno dell’area socialista. Per noi questo non cambia un gran chè, visto che la rimonta dei suoi avversari, salvo colpi di scena, non dovrebbe rendersi possibile. Ci preoccupano di più quelli che, nello schieramento opposto, cercano goffamente di correre dietro alle iniziative socialiste, aggiugendo un po’ di populismo alla loro visione politica, della quale tutto possiamo dire ma non che si caratterizzi come tale. In questi mesi queste uscite pericolose sono solo foriere di strumentalizzazioni; ma c’è ancora chi non le fa e mostra ogni giorno di più di avere la testa sulle spalle.

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