Donne nude sotto l’hijab
19-Ott-06

L’Europa si sta svegliando? Sta smettendo di sonnecchiare? Forse. Ci sono voluti gli attentati con centinaia di morti, gli omicidi, le manifestazioni violente in vari paesi e gli arresti eccellenti ma forse ora qualcosa si muove. Come sempre la politica agisce in ritardo e fa fatica a vedere la realtà per ciò che è. E a volte, quando reagisce, un po’ esagera. Ma è meglio così. Nell’austera Inghilterra, l’opinione pubblica è in subbuglio perché ministri e alti funzionari di stato hanno iniziato a prendere posizioni ed a fare dichiarazioni che, fino a poco tempo fa, sarebbero state incomprensibili. E siccome siamo alla vigilia delle elezioni politiche, il tema del pericolo Islam accende anche la battaglia elettorale.
La strategia di penetrazione nei paesi europei è chiara. E’ iniziata 10-20 anni fa con la costituzione di piccole comunità, isolate intorno alle moschee che, piano piano, sono divenute punti di riferimento per chi non si riesce ad identificarsi con la società ed il paese in cui vive. I predicatori della cultura della morte e dell’odio hanno avuto facile presa su giovani e adulti, spesso convertiti ad un Islam violento ed isolazionista. Il tutto con riflessi per noi inimmaginabili nella vita interna delle famiglie, dove le donne spesso vivono in una condizione peggiore che in molti paesi musulmani.
Ora, pur in assenza di una strategia complessiva, c’è chi non vuole più stare a vedere. La Francia ha emanato una legge “liberticida”, che impedisce agli studenti di indossare qualsiasi copricapo nelle scuole pubbliche. Ma le ragazze musulmane, nel 98% dei casi, si sono tolte il velo. La cosa non è piaciuta a molti islamici, soprattutto quelli che sostengono il valore della “riflessione avvenuta all’interno del loro mondo” (…). Come l’ulema Ahmed Omari, direttore di un’importante madrassa alla periferia di Beirouth Sud, il quale dichiara:
«La libido è più potente nella donna che nell’uomo. Essa è facilmente preda del desiderio, per questo ne vediamo tante diventare prodotti sul mercato. Se la copri la preservi, la proteggi, neutralizzi il suo istinto sessuale e anche quello degli uomini. Il desiderio è consentito in Islam solo nel matrimonio. La donna non velata induce in tentazione, gli uomini la guarderanno e la desidereranno e questo desiderio è già peccato.»
Proclama pericoloso, oltre che ipocrita.
E poi ci sono le madrasse, le moschee sparse dappertutto sul continente europeo, spesso in balìa di sedicenti imam provenienti da paesi arabofoni, predicatori nella loro lingua d’origine, nelle quali gli europei curiosi non possono comprendere i richiami all’odio ed alla violenza. Anche questo è un altro presupposto per isolare i musulmani e renderli ancora più permeabili ad un sentimento di rancore e risentimento verso il mondo occidentale.
Quindi l’unica strada per rompere questo velo di separazione, molto elastico ed allo stesso tempo impenetrabile, è di strapparlo. Le parole di Ruth Kelly, ministro per le Comunità Locali, lo hanno fatto, quando ha promosso una campagna ufficiale per persuadere i “musulmani britannici moderati dei rischi per la sicurezza nazionale, causati dalla presenza di correligionari estremisti“. In particolare si è rivolta contro i pericoli che corrono gli studenti universitari, vittime di prediche subdole da parte di abili oratori spesso invitati a tenere banco nei campus. Anche il ministro degli Interni, John Reid ha fatto una promessa alla comunità musulmana, quella di voler impedire la creazione di “ghetti dove nessuno può entrare“; situazioni queste già ben conosciute in Francia ed anche nel nostro paese. Gli ha fatto eco il ministro per i rapporti con il Parlamento, Jack Straw, quando ha detto che preferisce le donne musulmane senza il velo. Ma le posizioni nuove non fanno parte solo del bagaglio politico dei labour: David Cameron, alla conferenza nazionale dei Tory, ha detto che «ci sono comunità dove persone di differenti origini non si incontrano mai, non parlano mai, non si frequentano.»
Ovviamente queste prese di posizione sono viste dai musulmani come una minaccia. E dire che nell’islamicissimo Marocco, il Re Mohammad VI, nella marcia verso una modernizzazione dei costumi, ha iniziato a segnare la fine del velo per le donne. E lo ha fatto per motivi ben più risoluti di quelli di Straw (che lo ritiene segno di separazione) o di Salma Rushdie (che lo ritiene disgustoso): per lui il velo va scoraggiato perché è il simbolo dell’islam integralista e violento. Per il momento è vietato indossarlo nelle scuole, università, uffici pubblici e nei testi scolastici ne è proibita la raffigurazione.
Forse il problema è ora chiaro anche ai politici. L’Islam estremista si nutre di isolamento, di separazione e di volontà a non farsi integrare. Vuole preparare la nascita dello stato nello stato, del Califfato. E crea barriere, culturali e religiose. Non aspettiamoci che in Europa i musulmani moderati ci diano un aiuto risolutivo a romperle. Dobbiamo farlo noi, noi tutti dobbiamo alzare la voce. E i nostri politici devono agire, senza indugio.





