Donne nude sotto l’hijab

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L’Europa si sta svegliando? Sta smettendo di sonnecchiare? Forse. Ci sono voluti gli attentati con centinaia di morti, gli omicidi, le manifestazioni violente in vari paesi e gli arresti eccellenti ma forse ora qualcosa si muove. Come sempre la politica agisce in ritardo e fa fatica a vedere la realtà per ciò che è. E a volte, quando reagisce, un po’ esagera. Ma è meglio così. Nell’austera Inghilterra, l’opinione pubblica è in subbuglio perché ministri e alti funzionari di stato hanno iniziato a prendere posizioni ed a fare dichiarazioni che, fino a poco tempo fa, sarebbero state incomprensibili. E siccome siamo alla vigilia delle elezioni politiche, il tema del pericolo Islam accende anche la battaglia elettorale.

La strategia di penetrazione nei paesi europei è chiara. E’ iniziata 10-20 anni fa con la costituzione di piccole comunità, isolate intorno alle moschee che, piano piano, sono divenute punti di riferimento per chi non si riesce ad identificarsi con la società ed il paese in cui vive. I predicatori della cultura della morte e dell’odio hanno avuto facile presa su giovani e adulti, spesso convertiti ad un Islam violento ed isolazionista. Il tutto con riflessi per noi inimmaginabili nella vita interna delle famiglie, dove le donne spesso vivono in una condizione peggiore che in molti paesi musulmani.

Ora, pur in assenza di una strategia complessiva, c’è chi non vuole più stare a vedere. La Francia ha emanato una legge “liberticida”, che impedisce agli studenti di indossare qualsiasi copricapo nelle scuole pubbliche. Ma le ragazze musulmane, nel 98% dei casi, si sono tolte il velo. La cosa non è piaciuta a molti islamici, soprattutto quelli che sostengono il valore della “riflessione avvenuta all’interno del loro mondo” (…). Come l’ulema Ahmed Omari, direttore di un’importante madrassa alla periferia di Beirouth Sud, il quale dichiara:

«La libido è più potente nella donna che nell’uomo. Essa è facilmente preda del desiderio, per questo ne vediamo tante diventare prodotti sul mercato. Se la copri la preservi, la proteggi, neutralizzi il suo istinto sessuale e anche quello degli uomini. Il desiderio è consentito in Islam solo nel matrimonio. La donna non velata induce in tentazione, gli uomini la guarderanno e la desidereranno e questo desiderio è già peccato.»

Proclama pericoloso, oltre che ipocrita.

E poi ci sono le madrasse, le moschee sparse dappertutto sul continente europeo, spesso in balìa di sedicenti imam provenienti da paesi arabofoni, predicatori nella loro lingua d’origine, nelle quali gli europei curiosi non possono comprendere i richiami all’odio ed alla violenza. Anche questo è un altro presupposto per isolare i musulmani e renderli ancora più permeabili ad un sentimento di rancore e risentimento verso il mondo occidentale.

Quindi l’unica strada per rompere questo velo di separazione, molto elastico ed allo stesso tempo impenetrabile, è di strapparlo. Le parole di Ruth Kelly, ministro per le Comunità Locali, lo hanno fatto, quando ha promosso una campagna ufficiale per persuadere i “musulmani britannici moderati dei rischi per la sicurezza nazionale, causati dalla presenza di correligionari estremisti“. In particolare si è rivolta contro i pericoli che corrono gli studenti universitari, vittime di prediche subdole da parte di abili oratori spesso invitati a tenere banco nei campus. Anche il ministro degli Interni, John Reid ha fatto una promessa alla comunità musulmana, quella di voler impedire la creazione di “ghetti dove nessuno può entrare“; situazioni queste già ben conosciute in Francia ed anche nel nostro paese. Gli ha fatto eco il ministro per i rapporti con il Parlamento, Jack Straw, quando ha detto che preferisce le donne musulmane senza il velo. Ma le posizioni nuove non fanno parte solo del bagaglio politico dei labour: David Cameron, alla conferenza nazionale dei Tory, ha detto che «ci sono comunità dove persone di differenti origini non si incontrano mai, non parlano mai, non si frequentano

Ovviamente queste prese di posizione sono viste dai musulmani come una minaccia. E dire che nell’islamicissimo Marocco, il Re Mohammad VI, nella marcia verso una modernizzazione dei costumi, ha iniziato a segnare la fine del velo per le donne. E lo ha fatto per motivi ben più risoluti di quelli di Straw (che lo ritiene segno di separazione) o di Salma Rushdie (che lo ritiene disgustoso): per lui il velo va scoraggiato perché è il simbolo dell’islam integralista e violento. Per il momento è vietato indossarlo nelle scuole, università, uffici pubblici e nei testi scolastici ne è proibita la raffigurazione.

Forse il problema è ora chiaro anche ai politici. L’Islam estremista si nutre di isolamento, di separazione e di volontà a non farsi integrare. Vuole preparare la nascita dello stato nello stato, del Califfato. E crea barriere, culturali e religiose. Non aspettiamoci che in Europa i musulmani moderati ci diano un aiuto risolutivo a romperle. Dobbiamo farlo noi, noi tutti dobbiamo alzare la voce. E i nostri politici devono agire, senza indugio.

Francia: risultati del primo dibattito televisivo

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Primo dibattito dei tre candidati alle elezioni francesi, nulla di fatto. (QUI il video integrale). Se si volesse stilare una classifica, probabilmente Ségolène Royal avrebbe vinto di misura ai punti. I temi economici sui quali i duellanti si sono più smarcati, sono stati le 35 ore ed il Smic (salario minimo). Sulla durata della settimana lavorativa, Laurent Fabius ha sostenuto la necessità di generalizzarlo perché questo provvedimento fin’ora si è dimostrato un successo. La Royal invece ha riconosciuto che sia stato un formidabile progresso per la maggior parte dei lavoratori ma un peggioramento per una loro minoranza e che il compito del socialismo è di dare risposte alle frustrazioni ed alle difficoltà della vita, non di fissarsi sullo slogan che “tutto quello abbiamo fatto è prefetto”. Dominique Strauss-Kahn non vede la necessità di tornare sul problema perché la crescita è generata da un maggior impiego e quindi è necessario concentrarsi sugli investimenti nell’industria e sulla ricerca.

Riguardo allo Smic, il progetto socialista è di portarlo ad un valore minimo di 1.500 euro mensili a partire dal 2012. La proposta di Fabius è di aumentarlo di 100 euro immediatamente dopo la vittoria alle elezioni. Su questa affermazione ha ricevuto la critica di Strauss-Kahn, che ha definito la prorposta “napoleonica” perché fa dipendere tutto dallo stato. Per la Royal, invece, il problema dell’aumento dello Smic non può essere abbordato se non si risolvono le questioni legate alla gerarchia dei salari.

La cosa più significativa del dibattito è stata però il rispetto delle regole. I candidati si sono presentati in piedi dietro ad un pulpito e non si sono quasi mai guardati l’un l’altro e il clima è stato generalmente cortese.

La Royal ha iniziato sostenendo di essere la candidata che vuole fare vincere la sinistra e costruire un ordine economico, sociale e ambientale. Strauss-Kahn vuole realizzare un’opera di social democrazia moderna e si è rallegrato del fatto che siano più le cose che uniscono i candidati rispetto a quelle che li dividono. Fabius, invece, ha detto che si è candidato per sconfiggere le inuguaglianze e le ingiustizie inaccettabili.

Qualcuno ha sostenuto che in realtà i dibattiti siano stati due. Uno tra Fabius e Strauss-Kahn e l’altro un monologo della Royal. Lei li ha ignorati, non li ha salutati, non li ha “calcolati“. Non sappiamo se lo abbia fatto per timore di entrare in contraddittorio o per non mettersi al loro livello. Gli altri due candidati hanno invece cercato di legittimare le loro posizioni mettendosi in contrapposizione l’un l’altro. Strauss-Kahn rappresenta il socialista moderno mentre Fabius il paladino della sinistra verso il capitalismo e la mondializzazione. La Royal non è entrata in questo “gioco da ragazzi” e nelle dispute ideologiche tipiche della sinistra. Piuttosto ha usato delle parole feticce: ordine, valori, regioni, il che conferma quanto sia incline a mantenere alto il livello della comunicazione con l’ascoltatore. E ha concluso dicendo che “lei è una donna e questo è l’essenziale“. Un perfetto esempio di maschilismo alla rovescia.

Dibattiti

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Questo è veramente eccezionale (il dibattito al Senato, il blogger lo conoscete già!). Sembrano quelle discussioni in Tocqueville tra papisti e anti-papisti.

Italia da scompisciarsi

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L’Italia è pervasa da fremiti sorprendenti ed inaspettati. La legge finanziaria voluta dall’accopiata TPS-Visco, le gesta di Romano Prodi sul fronte estero e i moti incontrollabili nel settore della scuola, tengono banco in queste ultime ore.

Flavio Briatore annuncia la sua finanziaria:

«Io sono convinto che se lo stato facesse delle cose giuste e di conseguenza facesse pagare un 30% (di tasse ndr), tutti pagherebbero. Io ho visto che qui si paga il 45-50%: blocchi il sistema. Se fossi un italiano che paga il 50%, se posso pago, se non posso non pago.»

Risponde inferocito il ministro Bersani, temendo che Briatore parli seriamente quando dichiara di volere scendere in politica entro due anni e presentarsi con il “partito del 30%”:

«Ieri ho letto una curiosa frase di Briatore che considera assurdo pagare le tasse. Noi chiediamo l’esame di cittadinanza agli islamici, non vedo perché non dovremmo chiederlo a Briatore.»

Non male e sempre nei canoni di una sinistra bugiarda e demagogica. Briatore non si tira indietro:

«Contro una dichiarazione falsa e vagamente razzista del ministro Bersani nei miei confronti, chiederò un risarcimento di danni da devolvere alla moglie del povero Quattrocchi. Non ho mai detto che è assurdo pagare le tasse, ho sostenuto e lo ribadisco che le tasse in Italia sono assolutamente alte e che vanno pagate così come le pago io in Inghilterra, dove vivo e lavoro da 20 anni. »

Non c’è che dire, questo ragazzo ha la stoffa del politico. Farà strada.

A “Vampiro Visco” invece, scappa una battuta in Parlamento, con la quale dimostra di essere quello che è:

«Personalmente non ritengo neppure che l’approccio contro le sanzioni sia in contrasto con quello della fiducia; sono due facce della stessa medaglia, di un fisco corretto nei rapporti con i contribuenti che sa essere elastico, flessibile e comprensivo e di sostegno rispetto ai contribuenti ma anche flessibile nel caso necessario…questo è un po’ come l’Arma dei Carabinieri, è molto ben vista dai cittadini però poi li arresta pure.»

Ecco.

In tema di scuola, negli ultimi giorni è venuta la febbre a molti insegnanti. Si è parlato di un possibile taglio di 50.000 docenti. Ma si parla anche dell’incredibile piano per assumere, da qui al 2009, 150.000 precari, senza concorsi e senza valutazione. Ci pensa il ministro Fioroni a rassicurare tutti:

«La norma sulla finanziaria prevede la sistemazione in organico ed una soluzione per i 10.000 insegnanti inidonei e soprannumerari, togliendogli la spada di Damocle del licenziamento e consentendo il passaggio all’interno dei ruoli dell’amministrazione.»

Licenziare mai! Quindi, a domanda, Fioroni resta vago sul destino del “prof. M”, la cui storia è stata descritta dall’economista Ichino sulle pagine del Corriere della Sera. Il “prof. M”, titolare di una cattedra di scuola media superiore in centro a Milano, nonostante due ispezioni ministeriali abbiano accertato che da anni viene a scuola quando gli pare e che quando viene non insegna nulla, mantiene imperterrito il suo posto, anche se la legge prevederebbe il licenziamento immediato. Al “prof. M” sono contestate l’assenza dal 40% delle ore di lezione per malattie, che insorgono per lo più al paese di origine (distante 800 km da Milano), spesso in concomitanza di festività, fine settimana o impegni scolastici particolari, l’assenza sistematica ai consigli di classe, la scarsa conoscenza della sua materia ed i pessimi rapporti con il preside, i suoi colleghi, con gli studenti ed i loro genitori. Nel nostro paese questo personaggio è definibile come un raccomandato nullafacente ma né il provveditorato né il ministero pensano di sbarazzarsene. Lui può continuare a godere delle falle del sistema e prendersi gioco di tutti. E il ministro pure.

E Prodi che fa? Lui vende missili a gente poco affidabile. Pare. Mentre i nostri soldati sono nella zona a disarmare, lui arma. Insomma, armi alla Cina e armi agli islamici. Altro che mozzarelle. Forse è meglio che qualcuno lo fermi. Anzi, meglio scendere in piazza.

Prodi: meglio le mozzarelle del Tibet

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Pare proprio che la visita di Romano Prodi in Cina abbia dato gli effetti sperati. Sperati dai cinesi. Romano avrà fatto buoni affari, rinsaldato rapporti personali con i cinesi, rassicurato circa gli scambi commerciali e le discussioni sui diritti umani sono rimaste nel cassetto. Anche a non volere credere alle notizie provenienti dalla Repubblica sulle condanne a morte dei cinesi, sulle violenze e le deportazioni, ci sarebbe sempre la questione tibetana sul tavolo, vecchia di quasi 50 anni.

Il Tibet è l’esempio degli effetti che derivano dalla colonizzazione selvaggia dei regimi comunisti. Territorio esteso, posto su un altipiano a 4.000 metri, è abitato da 6 milioni di tibetani, un milione in meno di quelli che dovrebbero essere, a causa dei genocidi cinesi. I monasteri distrutti negli ultimi decenni sono stati 6.000 e ormai i tibetani che si vogliono definire tali, non vivono più all’interno della “Repubblica Cinese del Tibet” ma sono rifugiati, per lo più in India. A quelli che vivono ancora sull’altipiano è stata tolta la dignità.

Recentemente, sua santità il Dalai Lama, Tenzin Gyatzo, è stato in visita in Italia. E’ arrivato a Roma il 12 ottobre, accolto dal ministro per il Commercio Internazionale, Emma Bonino. Ha incontrato i presidenti delle due Camere nelle loro sedi istituzionali, ricevuto la laurea honoris causa in Biologia all’Università di Roma Tre in una cerimonia pubblica ed ha incontrato Papa Benedetto XVI. Durante la sua visita l’ambasciatore americano a Pechino ha consegnato al governo cinese una nota di protesta ufficiale per l’uccisione di una monaca tibetana da parte delle truppe di confine cinesi. Ogni anno circa 2.500 tibetani fuggono attraversando l’Himalaya per recarsi a Dharamsala, luogo di residenza del Dalai Lama. La monaca uccisa, Keisang Namtso, 25 anni è stata ripresa da un cameraman rumeno mentre camminava su un crinale ed è stata fulminata da un proiettile sparato da un soldato cinese. Nonostante il governo  abbia smentito che si sia trattato di omicidio, il filmato della televisione Protv, mostra la verità su questo ennesimo efferato delitto.

Prodi però non si è disturbato, né a ricevere il Dalai Lama né a far emanare al governo italiano una nota di protesta. Lui adesso è troppo impegnato alla riconversione agro-alimentare, deve rimpiazzare tutti gli impianti per la produzione di insaccati (soprattutti di mortadelle) con quelli per la produzione di formaggi (il suo preferito è la mozzarella.). Dice di avere pazienza e gli italiani, ascoltandolo, abbozzano perché sanno che tanto, chi più chi meno, dovranno pagare il conto salato della finanziaria. La pazienza è la loro dote come è la dote dei tibetani, gli uni pagano con il portafoglio, gli altri con la loro identità e la loro vita.

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