Niente cappio per Saddam

Il professor Giovanni Sartori ha dichiarato ieri che
«Saddam Hussein è come Hitler e se il dittatore nazista non si fosse ucciso, a Norimberga lo avrebbero giustamente condannato a morte come gli altri. Tutta questa agitazione dell’Europa contro la pena di morte a Saddam la trovo un po’ ridicola o comunque poco seria.»
A differenza del prof. Sartori noi troviamo il tema della pena di morte un argomento serissimo sul quale crediamo sia necessario che una civiltà che si definisce “avanzata” debba confrontarsi e riflettere in ogni momento della sua esistenza. Se siamo dove siamo è soprattutto perché abbiamo raggiunto un livello di consapevolezza del valore della vita e dei diritti inalienabili dell’individuo, mai raggiunti prima nella storia dell’umanità. Abbiamo lasciato quasi ovunque dietro di noi il principio errato secondo il quale sia possibile mandare a morte una persona, chiunque essa sia e qualsiasi cosa abbia fatto, senza che questa sia stata riconosciuta colpevole di crimini efferati ma solo sulla base di decisioni dettate dalla furia dei desiderio di vendetta o dalla mancanza di rispetto di dettami e ideologie.
Abbiamo inventato i processi e molti paesi hanno deciso che, nonostante un omicidio o una strage di innocenti, la vita non possa essere tolta a nessuno individuo, in nessuna circostanza. Abbiamo avuto esempi di persone ree confesse di uccisioni che hanno pagato il loro debito ed espiato le loro colpe verso la società e verso le loro vittime, le abbiamo recuperate e si sono reinserite nel tessuto sociale. L’avere recuperato il valore della vita anche di un solo individuo ci dimostra che è possibile, anche se spesso non probabile, che la vita abbia più forza della morte e che la sua preservazione e la messa a disposizione del resto dell’umanità sia comunque un tesoro da preservare.
Mandare a morte un individuo non fa avanzare la nostra civiltà. Salvare la sua vita sì.
Vogliamo forse esportare la democrazia dall’alto del nostri principi e delle nostre conquiste, insegnare alle masse di interi paesi come si debba vivere nel rispetto delle libertà individuali e collettive salvo poi arrogarci il diritto di togliere agli stessi individui il loro diritto fondamentale, quello di vivere?
Se veramente vogliamo con tutta la nostra volontà fare evolvere questo pianeta verso un futuro di pace, di armonia tra i popoli, di cessazione di ogni violenza e sopruso e se veramente crediamo di essere noi gli unici, qui in occidente, a poterlo fare, dobbiamo prima di tutto lasciare alle nostra spalle ogni velleità di pretesa sulla vita e sulla morte di un condannato, di un processato da un tribunale giusto. Dobbiamo riconoscere che Norimberga è stato in tragico errore.


baron litron ha scritto:
tutto bellissimo, princìpi illuminati, se non propro illuministi…..
soprattutto questo: …..salvo poi arrogarci il diritto di togliere agli stessi individui il loro diritto fondamentale, quello di vivere?….
o questo: ….la vita ha più forza della morte e che la sua preservazione e la messa a disposizione del resto dell’umanità è comunque un tesoro da preservare…
e soprattutto quando vengono applicati ai bambini…..
non mi fate ridere, se la vita è sacra per principo, ottimo non appendere un delinquente, ancora meglio però preservarla fin dall’nizio.
se la vita invece non è poi così sacra come la si vuol dipingere, o meglio se è solo sacra la vita cui è stato concesso di essere vissuta, non mi parlate di principi, ma semplicemente di opportunità contingenti.
per me saddam non andrebbe impiccato, ma non perché non se lo merita.
perché sarebbe per lui troppo facile….
un saluto, baron litron
Pubblicato il 08-Nov-06 alle ore 9:56 | Permalink
Joyce ha scritto:
Caro Cantor,
questa volta vediamo il mondo da prospettive opposte. La mia opinione è che ogni parola spesa su cappio sì, cappio no sia una parola persa. L’unica cosa da fare, e sottolineo “fare”, è impiccare Saddam - subito, senza incertezze, senza parole, senza inutili pentimenti.
Un caro saluto
Pubblicato il 08-Nov-06 alle ore 10:06 | Permalink
Cantor ha scritto:
Siete entrambi chiarissimi!
Pubblicato il 08-Nov-06 alle ore 10:23 | Permalink
Ivo Silvestro ha scritto:
Parafrasando Joyce (l’autore commento n.2, non lo scrittore irlandese), questa volta vediamo il mondo dalla stessa prospettiva.
La civiltà è riconoscere i diritti all’individuo, primo fra tutti quello alla vita.
La pena di morte è abominevole non perché la vita sia sacra (cosa è il sacro?), ma perché è appannaggio dell’individuo.
Pubblicato il 08-Nov-06 alle ore 10:24 | Permalink
fabio ha scritto:
troppo buonismo nn porta a nulla. pensi ci siano stati molti pentimenti per i tirannicidi nel passato (anche recente)?
Pubblicato il 08-Nov-06 alle ore 17:10 | Permalink
Cantor ha scritto:
Che me frega a me dei pentimenti. Non sto parlando di quello, parlo di altro, non di cose banali come un pentimento (termine molto inviso a un non-teista come me) ma di valori assoluti, inalienabili, indissolubili.
Pubblicato il 08-Nov-06 alle ore 18:16 | Permalink
m. ha scritto:
concordo con Cantor;
il pentimento non c’entra nulla e riguarda unicamente una prospettiva teologica sulla questione.
La pena di morte è invece l’assunzione da parte di uno o più singoli, di togliere il diritto supremo, quello alla vita, ad un’altra persona.
Come deterrente? Nei confronti di chi, di nuovi possibili dittatori che si farebbero spaventare dalla sorte di Saddam?
Come vendetta? Molto probabile, ma più che discutibile.
Come convenienza politica? Lascio a voi la risposta
Pubblicato il 08-Nov-06 alle ore 19:48 | Permalink
Anonimo ha scritto:
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Pubblicato il 29-Ott-08 alle ore 17:47 | Permalink