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A Georg Genswein la satira fa scendere il livello (intellettuale)

Georg_Gaenswein.jpg

Dopo che Avvenire è insorto e ora che padre Georg Genswein ha lanciato il suo anatema contro le cose che “non hanno livello intellettuale e offendono uomini di Chiesa, siamo in paziente attesa. Scrutiamo l’orizzonte e cerchiamo di captare le voci provenienti dal mondo dei liberi, dalla carta stampata, da Internet e, soprattutto dalla blogsfera. Ci rilassiamo nella nostra solitudine per meglio percepire le grida di dolore e di sdegno che, ne siamo certi, proverranno da coloro i quali non possono tollerare alcun tentativo di mettere il bavaglio alla voce della libera satira.

Sono gli stessi ad avere alzato la voce quando il mondo islamico ha tentato di imbavagliare i vignettisti danesi con manifestazioni violente e proclami intimidatori. C’eravamo anche noi a difendere la cosiddetta “libertà di espressione“, a tenerci stretta una conquista ottenuta in secoli di sofferenze, di morti e feriti. Eravamo tanti e tutti ben forniti di idee chiare sulle priorità del mondo occidentale libero nella difesa della sua identità.

Ora un semplice sacerdote, salito al merito delle cronache perché tiene sollevata la veste del Santo Padre quando sale le scale e perché pure belloccio, non ci sta neanche a guardare in televisione queste cose di basso livello intellettuale. Il fatto di poterle censurare senza neanche averle visionate ci provoca un fremito perché confermerebbe la teoria secondo la quale la Chiesa nutre una certa fobia verso tutto ciò che è dissacratorio dei dogmi. E le fobie, si sa, portano a comportamenti compulsivi, primo fra tutti, quello di non permettere all’individuo di esprimersi liberamente. La storia ci insegna le vicende di personaggi le cui libertà in campo scientifico, delle arti, della parola o della scrittura, sono stati censurati nel migliore dei casi oppure (e non poche volte) condannati alla galera o al rogo.

Speravamo che non si cadesse più in questi anacronismi, perché tali, fortunatamente, possiamo chiamarli oggi e non più crimini. Ma evidentemente non è così. Sembra quindi importante prendersi molto sul serio anche quando il magnifico Fiorello, imitando il buon Georg, gli fa dire che

“ogni mercoledì giochiamo a calcetto e poi si va tutti a mangiare al ristorante nuovo che ha aperto adesso in Vaticano, l’”Ultima Cena“, ristorante economico, ordiniamo una porzione di pesce, mangiamo in venti e poi andiamo a bere qualcosa al bar, il Bar-abba”.

Prendersi così sul serio non ci permette di ridere, neanche di noi stessi. Anzi, porta a preoccupare tutti quelli con senno che ci osservano e pensano che questa reazione stizzita del Vaticano richiami alla memoria quelle quotidiane degli ulema e degli imam. Una somiglianza interrotta solo dal fatto che di Georg, al massimo, possiamo temere gli anatemi mentre dei barbuti islamici dobbiamo temere gli affilati coltelli intorno alle nostre giugulari. Ma a parte le conseguenze, non c’è differenza. Dogmatismo è e dogmatismo resta.

E dal dogmatismo bisogna difendersi, occorre denunciarlo, sbugiardarlo: siamo uomini liberi o no? Quindi attendiamo, pazienti, le grida di dolore di tutti gli uomini liberi, quelli dell’altra volta, scandalizzati, preoccupati per la loro presunta libertà di pensiero e di espressione. Attendiamo e attendiamo ancora. Ma quanto dobbiamo attendere? Speriamo non troppo, sennò la cosa comincia a puzzare. Di fazioso. Diranno che l’aggressione islamica e quella cattolica non si possono comparare, scommettiamo?
Round-up: Eminenza Sorrida! (Inyqua), Malvino, Gli esenti da satira (Olifante), Non è colpa della satira ma dei satiri sì (Il Pensatore), La satira, Ratzinger e l’Islam: compagni, fateci ridere ancora (A Conservative Mind), Io non sto con il Papa. Reloaded (Grendel from the moor) ,  Satira e libertà (Galileo)

Comments (9) lasciato to “A Georg Genswein la satira fa scendere il livello (intellettuale)”

  1. baron litron ha scritto:

    boh, a me pare che il buon georg abbia espresso un’opinione personale (non li ho visti, ma da come me li raccontano dimostrano basso livello intellettuale), una preoccupazione (qualche pezzo grosso della chiesa potrebbe offendersi), e un augurio (che la smettano al più presto). tutte affermazioni legitttime quanto innocue.
    personalmente mi spiace che crozza non faccia più ridere quando imita il papa, era molto meglio l’anno scorso quando faceva gli scherzi alle guardie sfizzere (l’unica battuta buona del “nuovo corso”, quello con i due cardinaloni: “posso dire che milingo è negro? noooo??? mi rammarico….”), per il resto non morde, non graffia, non diverte.
    visto che il satiro è principalmente un moralista (a partire da aristofane e luciano), che moralizza divertendo, se non diverte dovrebbe almeno moralizzare, e invece crozza, in queste settimane, non riesce a fare nemmeno quello. spero che gli passi, e che dal vaticano possano arrivare sonore risate (ne sono anche capaci), invece che critiche alla sua bassezza intellettuale, in questo caso dolorosamente vere…
    littizzetto e forello non li ho visti, e quindi come padre gerorg mi astengo dal commentare ;-)
    chi in tutta la vicenda si è mostrato per l’ennesima volta soltanto ridicolo sono nell’ordine Avvizzire Liberazia l’Unta e il Manifresco, loro sì campioni di satira involontaria…..
    un saluto, baron litron

  2. zanzara ha scritto:

    Interessante che manchi chi la libertrà di satira l’abbia esercitata nei confronti dell’islam e del vatìcano.
    Nessuno è profeta in patria.

    Non importa. credo sia arrivato il momento di chiudere. inutile continuare a scrivere, per farsi scopiazzare titoli e contenuti

  3. Nessie ha scritto:

    Stavolta non posso essere d’accordo Cantor. Fare i blasfesmi irriverenti e irriguardosi in territorio sicuro, per poi farsela sotto nei confronti dell’islam fa parte di quel tragico doppiopesismo tanto caro alla sinistra. Maramalda e sguaiata contro chi non ti può attaccare; pavida, pusillanime e dhimma coi musulmani. Al punto che Crozza di fronte a Ferrara impallidì quella sera ceh gli chiesero come mai non faceva satira sui musulmani. E non ebbe nulla di meglio che farfuigliare che non gli piaceva cadere nei luoghi comuni tipo quello che avvenne per gli italiani con “spaghetti, pizza, mandolino”. Ah sì? La satira si basa sugli stereotipi. E’ solo che qui la paura fa 90 e TUTTI tengono famiglia. Andy Luotto a “Quelli della notte” di Arbore, vestito da arabo fu minacciato di morte. Il trio Solenghi, Marchesini e Lopez con gli chador, pure. ecco perché si attacca più volenteri il Vaticano: al massimo costa solo qualche critica di qualche padre Georg. Secondo me, ne ha facoltà.

  4. Nessie ha scritto:

    Dimenticavo: c’è il pecoreccio Vauro che si fece pure difensore paladino del Jihad musulmano contro le vignette danesi, ma non risparmia, un giorno sì e l’altro pure, quelle contro il Vaticano. Ma qui ormai è chiaro: si può prendere a calci solo Gesù Cristo e mettere tappetini genuflettori a Maometto. Qualcuno lo chiama “spirito laico”.

  5. Pippo ha scritto:

    Ma sopratutto è una questione di buon gusto, di buon senso e di intelligenza.
    Gli eroi che militano a sinistra hanno sempre dimostrato di essere spietati con chi non può o non vuole difendersi ma se loro fa comodo, di prostrarsi in adorazione o di comportarsi da “leccobardi” con i prepotenti, che secondo i loro dogmi, dovrebbero combattere.
    Possiamo scommettere che se lo ritenessero necessario, per conquistare o mantenere il potere, sarebbero disposti a prostrarsi e a comportarsi da ossequiosi “leccobardi”
    non solo con il Papa ma con tutta la gerarchia fino all’ultimo parroco di Campagna.
    E cosa ne dice il loro affezionato cattocomunistesimo di scorta?
    Osservateli bene e ascoltateli bene, se avete stomaco e un eccezionale spirito di sacrificio per farlo:
    Poveretti ! Non fanno pietà ?

  6. Alex F. ha scritto:

    >> Dogmatismo è e dogmatismo resta

    beh, questa e’ un po’ una forzatura… In questo contesto si puo’ parlare di dogmatismo riferendosi alla situazione islamica, in quanto la dottrina vieta la rappresentazione figurata del sacro e, nelle sue forme piu’ estreme, anche di cio’ che al divino e’ connesso, ad esempio il profeta; cosi’ come e’ dottrinale la fonte che definisce la punizione a tale peccato (perche’ di questo si parla), corano o sue interpretazioni che siano.
    Invece non ha niente di dogmatico, dottrinale o anche vagamente religioso l’appello di Genswein; mi pare che egli lamenti esclusivamente, come e’ diritto di chiunque e rimanendo ben ancorato al contesto civile, una mancanza di rispetto nei confronti della organizzazione di cui fa parte, del suo massimo rappresentante e suoi. Possiamo discutere tutto il giorno sul diritto di satira e sul dovere della satira di non sfociare in attacco personale da posizione privilegiata libera dall’obbligo di dover fornire l’onere della prova, ma affermare che queste dichiarazioni hanno forza di dogma e quindi un fondamento dottrinale e’ una forzatura poco degna di un consesso libertario.

  7. Cantor ha scritto:

    Veramente nessuno ha colto quello che volevo dire. Credo che sia perchè si scatena una sorta di accecamento mentale quando scendono in campo “quelli di sinistra” e allora bisogna dargli addosso perchè appunto stanno di là. A me del fatto che siano di sinistra non me ne può fregare “dè meno”: li conosciamo benissimo e concordo sulla loro vigliaccheria di fronte alla censura islamica.

    Io, però, parlo di quelli NON di sinistra. Di quelli che sono insorti quando l’islam ha attaccato la libertà di espressione a causa delle vignette. Di quei “liberali” che lo sono solo quando non c’è di mezzo il cattolicesimo. E vi assicuro che a loro, fedeli alla Chiesa e cattolico liberali, la libertà di espressione interessa solo quando gli fa comodo.
    Quando si tratta di fare satira verso il “sacro”, scatta il dogma che vieta la possibilità di dissacrare. Se si dissacra il sacro gli si toglie la sua potenza, la sua assolutezza. L’unico sacro che si può dissacrare è quello islamico, ma solo perchè minaccia noi che siamo cattolici. Il sacro cattolico non si tocca.

    E poi a me non interessa molto quello che dicono Georg Genswein o i giornalisti di Avvenire; li ho citati solo per avere uno spunto. Sarebbe più interessante sapere cosa ne pensano Ratzinger o Ruini di questa satira. Anche perchè, come dice Enrico Vaime, che di satira ci capisce, «Il nostro Ratzinger non credo si sia offeso, se la prendono sempre i camerieri, mai i padroni».

  8. Antonio ha scritto:

    Scusa ma… il diritto di satireggiare c’è, così come quello di lamentarsene civilmente, se lo si ritiene opportuno; entrambi sono espressione del diritto di … espressione. Dov’è stata qui l’intolleranza che c’era stata là (quando si cercò di imporre un divieto, peraltro controverso, a persone che non essendo fedeli non vi erano soggetti)?

  9. Antonio ha scritto:

    ops… soggette ;)

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