Successioni e donazioni: una fregata o un affare?

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Una delle norme introdotte dai recenti decreti emanati dall’attuale governo e che hanno occupato insistentemente le pagine dei giornalini questi giorni è quella della tassa sulle successioni e donazioni (dl. 262/2006). Il precedente governo, come sappiamo, aveva abolito questo balzello nel caso di trasmissione dei beni in linea diretta (e non solo) ed i beneficiari erano obbligati a pagare solamente le imposte ipotecarie e catastali nel caso si trattasse di beni immobili.

Si è gridato allo scandalo quando la prima proposta per la reintroduzione di questa tassa prevedeva delle franchigia molto basse (€ 180.000) ed evidentemente la protesta del popolo e magari di qualche parlamentare della maggioranza, in sede di conversione in legge ha fatto cambiare idea all’esecutivo. Alla fine, alla faccia di chi si sta ancora divertendo a ricamare un po’ di insana demagogia intorno al provvedimento, la versione (quasi) finale del provvedimento rischia di rivelarsi un buon affare per la stragrande maggioranza dei contribuenti italiani. Vediamo perché.

Il principio che utilizzeremo in questa breve disamina è quello di non considerare i casi di successioni o donazioni che si verificano raramente e che quindi non provocheranno delle sostanziali modifiche alla situazione precedente. I casi che si verificano più spesso sono quindi quelli di trasmissione per donazione o in via successoria in linea diretta (da genitori a figli o tra nonni e nipoti ex filio), tra coniugi o tra parenti in linea collaterale (ad esempio tra fratelli). Prima dell’introduzione del provvedimento non erano tenuti a pagare le imposte le trasmissioni di beni tra coniugi, tra parenti in linea diretta e fino al quarto grado. Inoltre, nel caso di beni immobili, erano previste le imposte ipotecarie e catastali per qualsiasi tipo di trasmissione nella misura complessiva del 3%.

Ora le situazione è così definita: è introdotta una franchigia di 1 milione di euro da moltiplicare tante volte quanti sono i beneficiari se la successione o la donazione hanno come beneficiari il coniuge ed i parenti in linea retta del donante o del defunto. Al di sopra di questa franchigia i beneficiari dovranno pagare un’imposta del 4% su qualsiasi attività. E’ stata eliminata l’imposta di registro sugli immobili prevista dal decreto originale e sono confermate le imposte ipotecarie e catastali, rispettivamente al 2% e all’1%; qualora poi almeno uno dei beneficiari della successione oppure il donatario si trovino nella condizione per potere richiedere i benefici dell’acquisto “prima casa”, le imposte in questione sono dovute nella misura fissa di € 168 cadauna. In queste ora il governo sta esaminando un ordine del giorno con il quale si impegna ad estendere la franchigia del milione di euro anche ai fratelli.

E’ evidente che nella maggior parte dei casi queste disposizioni avranno come effetto quello di non inasprire il carico fiscale. Infatti il meccanismo di fissazione di una franchigia così elevata e la sua moltiplicabilità per tante volte quanti sono i beneficiari della trasmissione ereditaria o della donazione, farà si che chi dovrà realmente pagare saranno solo i detentori di ingenti patrimoni e quindi un numero limitatissimo di persone rispetto al totale. Rimangono comunque inalterate le possibilità di non pagare le imposte successorie sulle attività rappresentate da beni mobili per coloro che ereditano titoli di Stato (…).

Chi si agita (in molti casi giustamente) per l’introduzione di misure liberticide in materia fiscale e sostiene la scorrettezza di una manovra sbilanciata sulle entrate, dovrebbe fare più attenzione nell’esprimere certe tesi in questa materia, quando si parla di successione o donazione. Molti, poi, dovrebbero fare attenzione anche alle loro finanze personali e in questo ci riferiamo a chi, in previsione dell’introduzione di queste imposte, ha provveduto anticipatamente a donare degli attivi ai propri figli o ai coniugi, rischiando di pagare un ammontare di imposte maggiore rispetto a quelle che avrebbe pagato ora in assenza della versione definitiva della legge.

Noi sosteniamo invece che questo decreto non abbia nulla di liberticida. Semmai, parlando di libertà, vorremmo vedere le critiche dei sedicenti liberali di destra o dei laici liberali rivolte verso l’impossibilità per le coppie da tempo conviventi e con figli di potere disporre nei termini di legge di disposizioni testamentarie e di potere essere considerati sotto l’aspetto fiscale, alla stregua di una coppia regolarmente sposata.

L’assurdo della nostra legislazione in materia (che risente in modo ignobile dell’influenza cattolica) è che nel caso di una separazione giudiziale, i coniugi fi non perdono i loro diritti successori no al divorzio mentre nel caso di una coppia convivente con figli, i conviventi non hanno alcun diritto. Da anni attendiamo anche un cenno da Berlusconi (divorziato) o da Casini (divorziato) ma fin’ora non abbiamo visto niente. Idem da parte del Centro-Sinistra.

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Comments (4) lasciato to “Successioni e donazioni: una fregata o un affare?”

  1. piera ha scritto:

    cmq leggi anche questo per una disamina completa: hhttp://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=CQ54E

  2. Cantor ha scritto:

    Mi spiace che l’articolo al quale fai riferimento sia scritto da un giornale autorevole come il Sole24 Ore, che leggo regolarmente.
    Sembra preso da una rivista di gossip. Non spiega nulla in modo approfondito e, anzi, se si prendono per buone le cose che dice, le si estrapolano e si generalizza, se ne deduce un quadro fasullo della legge.
    Quanto poi alla zia dalla quale si eredita, sappiamo che l’imposta di successione in questo caso c’è. Ma si tratta di una minoranza di casi per i quali, in linea di principio, non trovo nulla di scandaloso applicarla. Diverso sarebbe se si dovesse pagare in linea diretta o nel caso del coniuge o se le franchigie fossero risibili.

  3. John Christian Falke ha scritto:

    ti do ragione su un punto: la parte liberticida dell’ordinamento non è quello sulle aliquote dell’imposta di successione (che rimane odiosa in linea di principio) ma, in generale, la pretesa statale di regolare per legge la libertà di testare. L’istituto della legittima, al di la’ della protezione dei minori, è liberticida e impedisce accordi fra adulti che potrebbero tranquillamente depotenziare le attuali polemiche sui PACS, che sarebbero inutili in assenza di legittima.

  4. Cantor ha scritto:

    Appunto.

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