A quando il colpo di stato in Turchia?

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Nel giorno in cui in Papa si reca in Turchia tra timori di attentati e proclami distensivi, vogliamo parlare brevemente di questo paese, uno dei più popolosi nella galassia musulmana, bastione dell’Islam che si proietta verso l’Europa. A Kemal Atatürk l’occidente deve il riconoscimento di avere trasformato una nazione islamica in un’isola laica, nella quale la separazione tra stato e Chiesa e l’imposizione rigida dell’osservanza dei principi laici dello stato, hanno permesso al paese di sviluppare per un secolo gli anticorpi verso l’islamizzazione delle masse e di raggiungere un sufficiente livello di sviluppo economico e di apertura verso il mondo libero.

Da molte parti si alzano le voci a sostenere l’inizio di negoziati definitivi per l’entrata della Turchia in Europa ma le resistenze sono forti e hanno buone ragioni d’essere. Dopo che il presidente Erdogan alla testa del partiro neo-islamico Akp è salito al potere, le cose non sempre sono come sembrano. L’immagine che il governo vuole dare all’opinione pubblica occidentale è quella di un paese che continua il suo cammino verso la modernità ma in realtà i burocrati islamici mostrano troppo spesso una celata volontà ad attuare una sorta di colpo di stato culturale strisciante.

Nonostante la proibizione di indossare il velo in tutti gli uffici statali sia ancora inviolata, l’islamizzazione strisciante del paese passa per altre vie. Le scuole religiose, gli Imam Hatips, una sorta di madrassa in versione turca, sono il veicolo con il quale Erdogan vorrebbe costruire una classe di burocrati islamisti da inserire nel cuore della vita pubblica del paese. Il suo è un tentativo subdolo, che passa dalla proposta di parificazione dei diplomi delle Imam Hatips con quelli dei licei, dando a tutti gli studenti dei seminari religiosi la possibilità di candidarsi ai posti di funzionari pubblici, senza alcuna preparazione sui fondamenti dello stato occidentale moderno. Inoltre la sua pressione sui rettori delle 85 università turche perché siano più tolleranti verso l’islam politico ha portato ad un rifiuto netto degli intellettuali del paese ma il suo partito pare non volere demordere e chiede la creazione di 15 nuovi istituti universitari, un escamotage per cambiare gli equilibri del Consiglio Superiore dell’Istruzione.

Un’altra astuta mossa che ha come obbiettivo quello di modificare i rapporti di forza dentro le élite della burocrazia, è stata l’approvazione di una legge, contrastata dal Chp laico, con la quale Erogan tenta di pensionare la metà dei magistrati turchi e solo il rifiuto del Capo dello Stato, custode del secolarismo, potrà bloccare la nomina di nuovi giudici più vicini al governo. Last but not least, il tentativo non riuscito di nominare un rappresentante della finanza islamica alla giuda della Banca Centrale turca.

Come spesso succede in molti paesi islamici nei quali, tutto sommato, vige uno stato di polizia, chi si oppone più fermamente a questa pericolosa deriva in senso integralista sono i militari. Come in Marocco o in Algeria, i generali turchi avvertono il pericolo e per voce del capo delle Forze Armate avvertono che contro il fondamentalismo “sarà presa ogni misura necessaria“.

Insomma chi è veramente Recep Tayyip Erdogan? E’ l’uomo politico che ha affermato quando era sindaco di Istanbul che “Trasformeremo tutte le nostre scuole in Imam Hatips” e poi che “La democrazia è come un taxi che si usa fino a destinazione e poi si scende”.

Chi in Europa vorrebbe negoziare farebbe bene a tenere presente questi fatti.

Chi in Vaticano vorrebbe distendere gli animi, farebbe bene a lasciar perdere le conclusioni del rapporto redatto per la Santa Sede dall’arcivescovo dell’Anatolia, monsignor Padovese con le quali sostiene che

l’orientamento verso una maggiore democraticità e una effettiva libertà religiosa appare comunque inarrestabile e troverà il suo compimento quando si diffonderà la convinzione che si può essere un buon cittadino turco anche se si è cristiani“.

Noi crediamo invece che il processo inarrestabile verso la libertà e la democrazia sarà compiuto quando si diffonderà la convinzione che si può essere un buon cittadino e basta.

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Commenti (1) lasciato to “A quando il colpo di stato in Turchia?”

  1. maverick61 ha scritto:

    Sono d’accordo, ma… mi permetto di farti notare che i bilanci della pubblica amministrazione sono soggetti ad approvazione dell’autorità religiosa. Inoltre Ataturk e gli «young turks» hanno declinato un concetto di stato laico molto vicino a quello di una religione. Le fondazioni islamiche vakif, sono il motore culturale ed economico dell’islamizzazione. La Chiesa è pieanmente cosciente dei problemi che hanno i cristiani anche solo a frequentare le chiese, ma non può arrendersi e Benedetto XVI è riuscito in una missione impossibile. : 9

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