Elezioni presidenziali: le primarie del PS live blogging/ 2

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Alle 22 si sono chiusi regolarmente i seggi dove si è votato per le primarie del Partito Socialista francese in vista dell’elezioni Presidenziali di Aprile 2007.

Il segretario nazionale per le elezioni, Bruno Le Roux, a conclusione dei primi spogli e degli exit poll, ha affermato che “i militanti hanno fatto una scelta chiarain favore di Ségolène Royal e che non ci dovrebbe essere nessun secondo turno. Una dichiarazione di pari tono è stata fatta dal portavoce della candidata socialista, Jean-Lous Bianco.

Le prime proiezioni danno la Royal vincitrice con un risultato compreso tra il 57 e il 60% dei voti.

UPDATE: le immagini dei candidati e dei principali esponenti del PS al voto; UPDATE/2: la mappa dei risultati (in aggiornamento); UPDATE/3: Pierre Moscovici, collaboratore di Dominique Strauss-Kahn, riconosce la vittoria della Royal: “Les militants ont voulu donner de la force au candidat socialiste en votant massivement. Ce sera à celle qui a gagné de rassembler. Dominique Strauss-Kahn est disponible.” UPDATE/4: prima dichiarazione a caldo di Ségolène Royal: «Vorrei esprimere tutta la felicità che sento, vivo questo momento intensamente. I militanti sono venuti a votare e mi stanno dando entusiasmo…tutti hanno voglia di cambiamento e non sarete delusi. Rimarrò me stessa. La Francia sta scrivendo una nuova pagina della sua storia.» UPDATE/5: dichiarazione di Stéphane Le Foll, portavoce ufficiale di François Hollande, segretario del partito: «Ci sarà un turno solo e Ségolène Royal sarà la candidata del Partito Socialista per il 2007» UPDATE/6: i risultati dopo lo spoglio del 50% delle schede: Ségolène Royal 56%, Dominique Strauss-Kahn 28%, Laurent Fabius 15%; UPDATE/7: le prime reazioni a caldo degli altri partiti; UPDATE/8: i risultati completi di ogni circoscrizione.

UPDATE/ 8: gli sconfitti riconoscono la vittoria di Ségolène Royal ed evocano l”‘adunata” dei socialisti per vincere le presidenziali; UPDATE/9: la sintesi dei commenti; UPDATE/10: i commenti dei dirigenti socialisti; UPDATE/11: dopo la vittoria, il commento di Ségolène Royal in video; UPDATE/12: rassegna stampa europea (in francese), rasssegna stampa francese (in francese); NyTimes; FAZ; Financial Times; Times; Washington Post

UPDATE/13: storia di Ségolène Royal in video (in italiano) e il sito con la raccolta dei suoi video (in francese)

E’ morto Milton Friedman

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E’ morto Milton Friedman. Le nostre più sentite condoglianze al Prof. Antonio Martino.

Intervista a M. Friedman del prof. A. Martino - 11/02/1996

Round-up: Bloomberg Nobelprize.org FriedmanFoundation Reuters Ass.Press NYTimes WashingtonPost AceofSpades HotAir MichelleMalkin PajamasMedia FreetoChoose Townhall DebbieSchussel GopBloggers TheModerateVoice DeMediacraticNation AConservativeMind

Elezioni presidenziali: le primarie del PS live blogging/ 1

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Ségolène Royal potrebbe smentire gli ultimi sondaggi che la vedono in discesa nelle preferenze dei grandi elettori socialisti. 218.771 iscritti al partito stanno votando in queste ore per scegliere il candidato socialista alle elezioni presidenziali francesi tra la Royal, Dominique Strauss-Kahn e Laurent Fabius.

Queste le modalità con le quali si vota: ogni avente diritto avrà tre schede e potrà votare quanti candidati vorrà. Si vota oggi dalle 16 alle 22 nelle 4.200 sezioni del partito, salvo deroghe possibili per chiudere anticipatamente alcune sezioni periferiche.

Per poter partecipare al voto è necessario essere iscritti nelle liste elettorali. I nuovi iscritti che hanno aderito entro il 1° luglio di quest’anno, potranno votare previa presentazione di un documento d’identità mentre i “vecchi” iscritti devono essere in regola con il versamento delle quote associativa, cosa che potranno fare anche all’ultimo momento.

Non è possibile il voto per procura e saranno “tollerate” le schede bianche che non entreranno però nel computo dei voti. Le 105 federazioni invieranno i voti attraverso un sistema informatico (Rosam) con il quale non potranno consultare i risultati delle altre sedi prima di sapere il loro.

Per effetto della differenza di fuso orario, le votazioni sono iniziate con anticipo in alcune colonie francesi come la Nuova Caledonia, a New York, in Corea del Sud e Taiwan e le 4 sezioni francesi più numerose hanno iniziato anticipatamente alle 12.

Intanto si è anche votato tra i funzionari iscritti al PS che lavorano nelle istituzioni europee. A Strasburgo, nonostante il numero ridotto di votanti, sui 21 iscritti hanno votato in 13 per la Royal, 4 per Strauss-Kahn e 2 per Fabius, a Bruxelles i voti andati alla Royal sono stati 87 su 144, 48 sono andati a Strauss-Kahn e 9 a Fabius. Non sono ancora noti i risultati del voto in Lussemburgo.

L’ultimo sondaggio pubblicato dal settimanale LE POINT, darebbe Ségolène Royal e Nicolas Sarkozy in perfetta parità in caso di ballottaggio alle elezioni presidenziali.

Stay tuned!

Indulto: che manna!

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L’indulto è diventato una manna per molti politici e giornalisti. Basta che qualcuno parli di una banale scazzottata davanti al bar sotto casa mia e, oplà, è colpa dell’indulto. Per non parlare della situazione napoletana o degli omicidi efferati che avvengono ogni giorno dappertutto in Italia.

Chi la fa da parafulmine è Romano Prodi, che è il capo e quindi paga per tutti. Lui si difende e rimanda la palla nel campo avversario ricordando, a chi se ne fosse dimenticato, il voto di approvazione della norma svuota-carceri. Quel giorno, tranne una parte di An e della Lega, hanno votato tutti a favore. Eravamo alle porte della calura estiva e le carceri stavano scoppiando. Gli uni lo hanno voluto perché, essendo al governo, avrebbero dovuto gestire la patata bollente dei detenuti rivoltosi, gli altri perché si sarebbero presi le colpe di 5 anni di inedia sul tema.

Erano tutti d’accordo ma adesso non lo sono più. Fa eccezione quel sant’uomo di Gaetano Pecorella, avvocato, fedelissimo di Berlusconi, personaggio pacato ma dalle idee chiare. Lui lo rivoterebbe perché non c’era alternativa e sostiene che, a scapito delle notizie di cronaca nera in circolazione in questo periodo, le conseguenze del provvedimento sono trascurabili nella vita del paese. Ribadisce però che la misura non può bastare ma che ci vogliono riforme del sistema giudiziario e carcerario e anche investimenti.

Gli fa eco Giuliano Pisapia, altro sant’uomo, sacrificato sull’altare di Mastella il giorno della nomina del ministro della Giustizia. In più si è sobbarcato il compito di responsabile della task force che dovrebbe studiare la riforma della giustizia. Lui dice che l’indulto ci voleva e indica tra la riforme più impellenti l’introduzione delle pene alternative per molti reati minori perché la vera piaga sono le carceri e il danno che fanno sulle persone che delinquono, già problematiche di per sé. Pare che il tasso di recidiva degli ex carcerati arrivi al 70% in certe zone d’Italia.

Il Centro Destra si è giocato la partita dei detenuti in modo magistrale. Non ha fatto nulla per modificare il sistema giustizia e ha lasciato il peso e l’impopolarità di una situazione esplosiva sulla spalle del Centro-Sinistra. Paradossalmente, ha pure contribuito a peggiorare la situazione, per esempio con la legge Fini sulle droghe, causa di un aumento importante del numero dei detenuti, salvo poi contribuire in modo decisivo a formare la maggioranza per approvare l’indulto. E ora che il provvedimento è passato, pochi si ricordano che Forza Italia e l’Udc l’hanno votato in massa.

A osservare i politici si imparano tante cose.

Più spinelli, stessa proibizione, meno legalizzazione

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Francesco Caruso la spara grossa e poi smentisce ma le sue dichiarazioni sono sufficienti per creare un caso, proprio nel giorno in cui un decreto del ministro della Sanità, Livia Turco, sancisce che per essere accusati di detenzione illegale di sostanze stupefacenti, la quantità di “dose media singola” sarà raddoppiata rispetto al passato.

Il decreto non cambierà nulla: circolava droga (tanta) prima e continuerà a circolare (tanta). Continuerà a causare danni e morti, ma questo ai nostri parlamentari non sembra interessare molto. Anzi. La performance di Caruso è molto più interessante della lotta alla droga ed è quindi necessario interrogare il Presidente della Camera, scomodare i “questori del caso” e cioè i deputati che controllano il buon andamento dell’amministrazione della Camera e si interrompono i lavori. Sono sufficienti i semi di cannabis per creare lo scompiglio, chissà se qualcuno si facesse un giretto per il transatlantico con uno spinello acceso.

Tutto il trambusto mediatico e politico per poco, o nulla. Dose media singola, si chiama, ma nessuno sa bene cosa sia. La Casa delle Libertà voleva i cani per controllare le fioriere ma non li hanno concessi e allora, per protesta, abbandona l’aula. Manco fossero alla votazione degli articoli finali della legge Finanziaria.

Non sarebbe più interessante nei confronti delle migliaia di famiglie alle prese con i loro giovani, schiavi di spinelli, polverine e pastiglie miste, smettere di fare i finti riformisti e iniziare a fare i riformatori? Certamente no. A Caruso interessano più che altro i metri quadrati di pagine di giornale nelle quali si scriva di lui. A Livia Turco invece preme dare più dosi ma anche più assicurazioni sul fatto che mai e poi mai si legalizzerà o liberalizzerà. Insomma, il solito teatrino, niente di diverso rispetto ai governi passati, solo una triste incapacità di mettere mano ad uno delle piaghe più profonde della nostra società e il rifiuto di guardare la realtà per quella che è: quella del fallimento delle politiche proibizioniste.

Certo, sarebbe un po’ velleitario pensare che dalla “dose media singola” si passi ai caffè a libera distribuzione modello Amsterdam; ma quante sono le esperienze innovative con le quali paesi liberali o anche conservatori cercano di sperimentare, spesso con successo, strade un tempo impensabili che diano a chi sta nel tunnel un barlume di speranza? Basterebbe avere il coraggio, l’onestà intellettuale e politica per studiarle, prenderne spunto e sperimentare a nostra volta. Appunto, il coraggio e l’onestà.

Round-up: un interessante articolo di Pierangelo de Pace e un appello firmato da 500 economisti, in testa a tutti Milton Friedman

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