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Il video integrale di Saddam è in rete. Applausi

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Ci chiediamo oggi, nell’ultimo giorno di questo 2006, se è possibile farci dire da Beppe Grillo cose sensate sulla morte di Saddam Hussein. Evidentemente sì. In un certo senso la cosa non ci fa piacere, ma è meglio così.

In questo articolo scrive tante cose assurde e altrettante condivisibili.

Quelle che condividiamo sono:

«Condannare l’omicidio e poi applicarlo per legge è un incantesimo. Una contraddizione della mente umana. E’ vendetta, non legge…Saddam andava condannato all’ergastolo. Doveva invecchiare in carcere. Perdere la sua spocchia. Con l’esecuzione gli è stata regalata una dignità che non aveva. Una grandezza made in Texas…Nel Darfur sono morte centinaia di migliaia di persone. Nessuno ha mosso un dito. In Cecenia non sono rimasti in piedi neppure i palazzi. Nessuno ha mosso un dito. L’ipocrisia della condanna a morte giusta, occidentale e petrolifera…Saddam ha pagato, con dignità, il suo conto. Hiroshima, i Gulag e il Tibet non li pagherà mai nessuno.» (a quest’ultima frase toglieremmo la parola Hiroshima.)

Le cose che non convidividiamo sono il resto dell’articolo.

Ora si può pure trovare una versione integrale del video di Saddam impiccato, filmata clandestinamente, qualcuno dice con un telefono cellulare. E’ gia su Google.

Finalmente saranno contenti quelli che hanno energicamente sostenuto i valori democratici, di libertà e di rispetto dei diritti dell’individuo in nome dei quali eserciti di molti paesi hanno liberato l’Irak da questo dittatore, responsabile di avere ucciso mezzo milione di suoi concittadini. E per dimostrare quanto l’Occidente sia evoluto, hanno applaudito all’applicazione della legge del taglione.

Così ora nel mondo musulmano le organizzazioni che sosterranno quanto sia falso che i nostri valori siano diversi dai loro, non potranno essere smentite. E’ bastato un telefonino per dimostrarlo, inventato da noi.

Saddam Hussein è stato impiccato: sentiti ringraziamenti

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Questo blog lo ha sempre votato. Lo ha sempre criticato. Ha gioito quando ha avuto un sussulto di libertà come quello di oggi:

«L’impiccagione di Saddam Hussein, pur decisa da un tribunale legittimo e dunque non espressione di giustizia sommaria, rappresenta un passo indietro nel difficile percorso dell’Iraq verso una democrazia compiuta…sono convinto che sia stata un errore politico e storico, che non aiuterà l’Iraq a voltare definitivamente pagina. La civiltà in nome della quale il mio governo decise di inviare i soldati italiani in Iraq in missione di pace contempla il superamento della pena di morte, anche nei confronti di un dittatore sanguinario come Saddam.»
Silvio Berlusconi

Come avevamo preannunciato nell’ultimo articolo sulla vicenda, la morte fa deragliare. Specialmente se si tratta di una morte così spettacolare. Anche chi avrebbe dovuto prendere una posizione netta e senza distinguo, fa fatica a restare sui binari:

«…Noi deploriamo il fatto che la pena di morte sia iscritta nel codice iracheno, così come in quelli di molti altri paesi democratici e non ma non intendiamo affatto eludere il significato politico di giustizia e di libertà che deriva dalla fine ingloriosa di un tiranno omicida.»
MarcoTaradash

C’è poi chi si preoccupa solo del “dopo”, delle conseguenze e dei rischi ma, nonostante sia stato ai vertici della UE che oggi condanna, non pare essere interessato all’impiccagione in sé perché l’esecuzione di Saddam Hussein serve

«ad aumentare la tensione. Questo è avvenuto nelle prime ore e mi auguro che non continui in futuro.»
Romano Prodi

Chi considera ancora la possibilità che Saddam sia considerato un martire, con la dichiarazione dei “capi” movimentisti dell’islam integralista, i Fratelli Musulmani, dovrà ora cambiare idea:

«Non è un martire - hanno scelto il giorno sbagliato per l’esecuzione di Saddam…È un giorno di festa nel mondo islamico…un messaggio rivolto (dalle autoritá della coalizione, ndr) alla comunitá islamica di tutto il mondo…era un dittatore, di sicuro non un martire»
Essam El-Aryan, leader dell’ufficio politico dei Fratelli Musulmani in Egitto

Cupio dissolvi della geronticratica e arteriosclerotica oligarchia radicale“, lo ha definito Antonio Tombolini, un altro radicale senza patente come Jim Momo: parliamo della dichiarazione di Marco Pannella, un esempio di follia pura. Ne citiamo solo un piccolo pezzetto, quanto basta:

«…senza l’esecuzione voluta da Washington, da Bush, si sarebbe potuto, si potrebbe ancora ascoltare dalla difesa di Saddam storie e storia, in primo luogo quelle delle complicità “insospettabili” delle quali il dittatore potè godere o dalle quali è stato istigato e armato.»

I commenti li lasciamo a Federico Punzi, come sempre impeccabile.

Abbiamo iniziato e vogliamo chiudere in bellezza, con un ex-comunista, tanto per non smentire il detto che chi oggi sostiene la democrazia e la vuole esportare voleva Saddam morto e chi invece è appartenuto a movimenti totalitari ed era contro la guerra in Irak, è contro la pena di morte:

«Interpretando i sentimenti profondi del popolo italiano e gli alti valori morali e giuridici della Costituzione, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano conferma la contrarietà del nostro Paese ad ogni sentenza di morte ed esecuzione capitale.»

Grazie Presidente e sentiti auguri di Buon 2007.

Update: il solito coretto di giornalisti della mutua annuncia in televisione “una pioggia di attentati” in Irak. 75 morti, cioè nessuna pioggia.

Largo al Wi-Max

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Arriva il Wi-Max. Quella che potrebbe essere una rivoluzione delle tecnologie di telecomunicazione e portare ad aziende e privati risparmi di costi ed efficienza fin’ora inimmaginabili, ha passato l’ostacolo più difficile del nostro paese: la burocrazia. Il ministero delle Comunicazioni ha raggiunto un accordo con quello della Difesa che ha ceduto delle frequenze per l’utilizzo di questo servizio.

Come funziona? Un fornitore di servizi Internet collega il suo “cavo” ad una torre trasmittente, alla quale sono collegate, in serie, altre torri dalle quali è trasmesso il segnale via radio. La cose molto interessanti sono: 1) il segnale può essere captato fino a 50 chilometri; 2) il segnale è a banda larghissima (74 Mbps). La cosa interessante è che si può utilizzare il segnale anche in movimento fino ad una velocità di 25 km/h.

Che vuol dire per tutti noi? Basta avere un PC portatile con una ricevitore wireless che sia in grado di ricevere secondo il protocollo 802.16 (ormai quasi tutte le macchine in commercio sono già equipaggiate in tal senso), avere un abbonamento ad un fornitore di servizi Wi-Max e, ovunque siamo, possiamo connetterci ed usufruire di una banda che ci permette di vedere la televisione senza problema, navigare, telefonare con tecnologia Voip. Tutto via Internet.

Ora si attende che le aziende si consorzino e, acquistando frequenze, possano massimizzare il risparmio di costi per costruire infrastrutture radio. Si parla della messa a regime del servizio tra un anno.

Saddam perderà la testa e con lui anche noi

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Pare proprio che Saddam Hussein sarà presto giustiziato. D’altra parte da quando nel 2004 il governo iracheno ha reintrodotto la pena di morte, alcune organizzazioni umanitarie stimano in centinaia il numero di esecuzioni alla pena capitale. Soldati americani hanno più volte trovato camere di tortura all’interno degli edifici ministeriali, gestite da squadroni della morte il cui compito principale è quello di porre in atto la vendetta contro i sunniti.

I processi sono sommari, poi segue l’appello ma, a condanna confermata, i condannati finiscono subito sulla forca. Nel solo mese di Dicembre sono stati 11 i filmati di detenuti giustiziati mostrati in pubblico. Si tratta chiaramente di mosse politiche, con le quali il governo e la polizia vogliono mettere a disposizione del popolo i “frutti” del loro lavoro per reprimere la criminalità e gli attentati.

Si dirà che nei confronti del mondo islamico, spesso troppo attraversato da sussulti tribali, l’occidente debba astenersi dall’intromettersi nell’uso di una pratica ritenuta normale, appartenente ad una cultura. Ma allora perché vogliamo esportare la democrazia in quei luoghi?

Il paradosso è che, ragionando con l’accetta, chi politicamente sostiene la guerra preventiva e la democrazia è più incline a sostenere la pena di morte per Saddam; chi invece è contro le strategie americane in Medio Oriente, vorrebbe che Saddam fosse salvato.

Sono patetiche le affermazioni degli editoriali del ilFoglio, quando affermano che non bisogna commettere “l’errore di trasferire in una società islamica una concezione occidentale del rapporto tra politica e morale», perchè «se in pressoché tutti gli stati islamici è vigente la pena di morte, una ragione ci sarà». C’è sempre una ragione, logica o meno, per tutte le barbarie. Non ce n’è mai una per giustificarle.

La morte e la pena di morte fanno perdere la testa. Non potrebbe essere altrimenti, visto che parliamo dell’evento più terrificante della vita di un uomo, che gli provoca uno shock continuo ogni volta che ci pensa. E’ l’immancabile incapacità di andare incontro alla nostra fine che ci fa proiettare ogni sorta di comportamenti, convincimenti e nevrosi, quasi tutti nocivi per noi e per gli altri. Fuggiamo dalla morte e cerchiamo una ragione per rassicurarci della nostra immortalità. Quindi, siamo irrazionali, ridicoli, patetici.

Anche Magdi Allam, esempio sempre encomiabili di lucidità e chiarezza, stavolta è scivolato sul tema della morte, prendendo lucciole per lanterne. Senza mai nominarli, anche lui mette in croce i Radicali. Si chiede:

«…come mai il valore supremo della sacralità della vita dovrebbe valere nel caso di Saddam, mentre viene violato nel caso di Piergiorgio Welby? Come è possibile che coloro che hanno immaginato che l’esistenza di una persona più che vitale potesse essere sacrificata per accreditare il diritto all’eutanasia, siano gli stessi che ora difendono il diritto alla vita di un tiranno che per 35 anni ha esercitato l’eutanasia forzata nei confronti di un milione di iracheni?»

Che dire? C’è solo da rimanere basiti, visto che l’ha scritto Magdi Allam. L’avesse scritto Luca Volontè, non ci saremmo sorpresi. Ma che Allam riuscisse a mettere sullo stesso piano Welby e Saddam, proprio non ce lo aspettavamo. Forse non ha seguito la vicenda e forse non sa che Welby chiedeva disperatamente che gli venisse evitata una vita di sofferenze, che la vicenda Welby non ha nulla a che fare con l’eutanasia e che bisognerebbe chiedere a Saddam il premesso di appenderlo ad un cappio, se lo si vuole accomunare all’eroico Piergiorgio. Il che non ci risulta sia mai stato neanche pensato.

Non ha considerato neanche gli opposti risvolti dell’applicazione ad entrambi del principio dell’inviolabile diritto individuale a decidere della propria vita: Welby lo ha potuto esercitare, Saddam anche se volesse, non potrebbe.

Ora attendiamo e l’unica cosa che ci interessa, a questo punto, è vedere se ed in quale modo Saddam Hussein diventerà un simbolo e un martire per il mondo islamico. Noi non ci crediamo né pensiamo che la sua esecuzione abbia fatto fare un passo avanti alla storia. Semmai ne ha fatto uno indietro.

Update!: manco a farlo apposta, anche Luca Volontè ha detto quella cosa. Sarà lui che ha scimmiottato Magdi Allam o viceversa?

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Giorgio Napolitano: risolviamo i problemi di tenuta democratica

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Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha parlato molto chiaro:

«C’è un problema di tenuta democratica nel paese…un distacco fra la politica, le istituzioni ed i cittadini.»

L’oggetto di questo richiamo è il metodo legislativo con il quale l’attuale governo si è presentato in aula pochi giorni fa, chiedendo il voto di fiducia su un articolo unico della Legge Finanziaria per il 2007, comprensivo di un numero abnorme di citazioni.

La risposta di Palazzo Chigi è stata che anche il governo Berlusconi aveva fatto altrettanto. E’ come se nell’aula di un processo, l’accusato di omicidio confessi il suo reato giustificandosi con il fatto che altri compiono gli stessi crimini. Napolitano ha ricordato il suo predecessore, Carlo Azeglio Ciampi, protagonista fino al 2004 degli stessi rilievi al precedente governo. Insomma, in questo ambito le giustificazioni non sono possibili, né da una parte né dall’altra.

L’unico modo per uscire progressivamente da questa logica, generata da una contrapposizione ideologica, quasi calcistica, all’interno degli schieramenti politici, è l’inizio di una stagione di collaborazione nel nome di un interesse più alto, quello del paese.

Non c’è terreno più fertile di quello delle riforme, quelle strutturali, per rendere questo passo possibile. Ogni volta che uno schieramento si appresta a modificare un aspetto legislativo che riguarda parti fondamentali della vita del paese o passi della Costituzione, lo schieramento avverso innalza forti critiche, sostenendo la necessità e l’ineluttabilità di una condivisione delle scelte. Non si possono infatti costruire riforme pur essendo consci della possibilità che vengano cassate ad ogni cambio di maggioranza, ancor prima che sortano i loro effetti.

Ora che la Legge Finanziaria è stata approvata, si fanno quindi sempre più pressanti i richiami alla Fase 2. All’interno del Centro Sinistra questa stagione è vissuta dai DS e dalla Margherita come un momento decisivo, durante il quale si verificherà l’effettiva capacità della maggioranza di esprimere politiche di lunga durata. Piero Fassino ha parlato recentemente di «governo in affanno» e Francesco Rutelli ha ripetuto che «o il governo da le riforme o ha fallito la sua missione

Noi vorremmo che questo, come qualsiasi altro governo, facesse delle buone riforme, magari intaccando i privilegi e le rendite di quei settori che è stato accusato di avere protetto durante la stagione delle liberalizzazioni estive. Vorremmo che fossero incisive, profonde e strutturali. E, perché no, largamente condivise. Ma per questo bisognerebbe ricordare a molti che allo stadio si va alla domenica.

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