Niente soldi alle scuole confessionali, solo buoni scuola

In una recente intervista giornalistica, Salman Rushdie parla dei problemi dell’Islam in Gran Bretagna. Dice:
«Penso che in Inghilterra il governo abbia commesso un grande errore quando ha deciso di cominciare a finanziare le scuole islamiche con denaro pubblico. Hanno preso questa decisione in base ad un desiderio di uguaglianza - ci sono scuole ebraiche e scuole cattoliche che sono finanziate con denaro pubblico e quindi, si è detto, perché non dovremmo finanziare anche le scuole musulmane? Ma il fatto è che all’interno delle scuole musulmane vige un’atmosfera che in un certo senso nega la realtà del mondo fuori dalla scuola. In ogni modo, secondo me, non bisognerebbe finanziare le scuole religiose. Punto. Penso che a livello internazionale - in Pakistan, in Kashmir e in Arabia Saudita - le madrasse siano il terreno di coltura del problema.»
Elementare, Watson. In Italia non siamo ancora arrivati a questo punto ma ci arriveremo presto. Ora che è stata riaperta le scuola arabo-egiziana a Milano, ne seguiranno altre. E possiamo scommettere che nel nostro paese, intriso di “desiderio di uguaglianza”, di opportunismo e di ipocrisia, i politici di un certo schieramento (e non solo…), facilmente cadranno sotto i colpi assestati dalla propaganda e dalle pressanti richieste dei rappresentanti più intransigenti delle comunità islamiche, primi in testa quelli dell’Ucoii. Si arriverà a dare denaro pubblico per fare le scuole, si concederanno terreni comunali in uso e si offriranno percorsi facilitati per il disbrigo delle pratiche burocratiche. Del resto la Moschea di Colle Val d’Elsa qualcosa ci dovrebbe insegnare.
Ci sarebbe la via della prevenzione, in assoluto sempre la migliore. Si chiama buono scuola. Consta nel togliere qualsiasi possibilità a qualsiasi scuola di qualsiasi tipo e confessione di ricevere qualsiasi aiuto di qualsiasi tipo dallo stato, sia a livello locale che periferico. Qualsiasi. E consta nel dare a qualsiasi cittadino con figli in età scolare un contributo per accedere alle scuole, magari di importo regressivo all’aumentare del reddito disponibile.
Così si eviterebbero i precedenti e si depisterebbero i tentativi di chi vorrà (perché, fidatevi, lo vorrà) mettere la mani sul denaro pubblico, risorse utilizzabili per allevare una generazione di estremisti e di terroristi. Non facciamo l’errore della Gran Bretagna. La cosa, di per sé semplice in termini assoluti, non lo è più quando la caliamo nella realtà del nostro paese, dove le lobby cattoliche difficilmente accetteranno che i loro istituti confessionali siano messi sullo stesso piano di quelli delle altre religioni.
Sarà difficile, ma non impossibile. E comunque non dovremo fermarci lì. Anche senza denaro pubblico le madrasse inglesi sarebbero esistite. Forse non così numerose. Se hanno sfornato gli assassini di molti innocenti è perché l’incapacità di comprendere il problema e l’indifferenza verso un certo clima, hanno fatto il resto. Basterebbe osservare ed imparare.


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