Giustizia violenta in nome della religione

La “reattività temporanea” non è più reato nel nostro paese. Specialmente se è causata da dissidi relativi alla sfera religiosa. Che significa? Significa che se decide di educare mia figlia ai precetti di una religione diversa dalla mia, oltre a dissentire posso cercare di dissuaderla dai suoi propositi anche con metodi violenti. Picchiandola, per intenderci. E’ sufficiente che “si tratti di episodi sporadici ed espressione di una reattività estemporanea.”
Questo secondo il giudizio della sesta sezione penale della Corte di Cassazione. In altre parole, in una situazione di dissidio causato dal diverso credo religioso, uno dei due coniugi può maltrattare l’altro (fisicamente, psicologicamente). Non incorrerà in alcuna condanna se non lo farà quotidianamente e la sua reazione sia estemporanea: dicesi “ciò che è fatto senza preparazione, improvvisato, superficiale, sbrigativo“. Insomma basta cha sia un rimedio, una trovata, una soluzione frutto di una condizione reattiva.
Ricapitolando e facendo un esempio attinente alla realtà: sono una donna sposata con un marito musulmano e ho deciso di convertirmi al cattolicesimo. Ho deciso anche che i miei figli dovrebbero essere cresciuti secondo i principi cattolici. Mio marito, come la maggior parte dei musulmani, non è per niente d’accordo. E siccome ognuno resta sulle proprie posizioni, da oggi lui potrà malmenarmi, basta che lo faccia senza soluzione di continuità. Lo potrà fare, per esempio, una o due volte alla settimana. Non ha importanza se sarà un buffetto o un cazzotto che mi sfonderà la mascella, ciò che conta è che la sua reazione pugilistica sia improvvisa e reattiva. E, potete contarci, molti uomini musulmani che vivono in Italia, queste cose già le fanno perché secondo i loro costumi le donne vivono sotto la loro tutela. Da oggi non dovranno più temere una condanna penale.
Ovviamente non vogliamo sostenere che questa novità giuridica riguardi solo e soprattutto i musulmani. Per carità. Ma vista la pressione demografica esistente oggi verso il nostro paese, possiamo esser certi che da ora in avanti la colonia di musulmani potrà crescere di numero sapendo che la potestà sulle donne potrà esser esercitata anche con metodi inusuali per una civiltà cosiddetta libera, democratica.
Nel nostro paese dovrebbero vigere alcuni principi fondamentali etici e giuridici. Per esempio il rispetto della vita e dell’integrità fisica e psichica della persona, davanti ai quali nessuna motivazione può essere considerata di maggior valore. Da oggi non è più così, grazie all’emerita Cassazione ed alla sua decisione di elevare i “motivi religiosi” al di sopra di questi principi. Ormai abbiamo perso la testa.


Augusto ha scritto:
Eccofatto.
Vedi, Cantor, quando si lascia iniziare una piccolissima slavina illierale (non voler nemmeno parlare di pacs, ad esempio ) poi, automaticamente, la slavina si tramuta in valanga ed oggi ci (vi) trovate con chi giustifica una “battutina estemporanea” con buona pace della libertà e autodeterminazione.
Sí, la Colombia non è la Liguria, dove sono nato, ma, sicuramente è meglio di questa Italia.
Ciao
Pubblicato il 15-Dic-06 alle ore 15:10 | Permalink
Falkenberg ha scritto:
I giudici della sesta sezione della Cassazione meriterebbero di essere le vittime di un episodio di “reattività temporanea”: qualche cittadino che si decida a prenderli a calci nel posteriore.
Pubblicato il 15-Dic-06 alle ore 21:00 | Permalink
Cantor ha scritto:
Lo vedo caro Augusto, per questo scrivo di queste cose e le denuncio.
Hai perfettamente ragione quando parli di slavina illiberale. Qui di liberale c’è rimasto molto poco.
Pubblicato il 15-Dic-06 alle ore 23:29 | Permalink