Unioni di fatto: un approccio liberale

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Un noto politico non sospettabile di essere un liberale accanito dichiara:

«Sono il segretario del (un partito del quale non riveliamo il nome, per il momento ndr), non del Vaticano. E parlo anche con i monsignori ma preferisco parlare con i preti delle parrocchie e con i fedeli. I quali sanno bene, come lo so io, che se quello delle unioni di fatto non è certo, per un cattolico, un modello da seguire, la concezione liberale dello Stato ci impone di rispettare stili di vita diversi dal nostro e di fare un modo che chi li pratica sia dotato dei diritti che hanno tutti i cittadini. La nostra coscienza di cristiani di impone di essere più misericordiosi degli altri verso chi si trova in condizioni di maggiori difficoltà».

Continua:

«I cattolici non fanno politica per realizzare il Vangelo ma per amministrare meglio i diritti di tutti, anche dei non cristiani. Che vanno rispettati. Imporre l’indissolubilità del matrimonio non p un atto né liberale né cristiano…rifiuto il modello Zapatero ma anche quello clericale di Udc e Margherita.»

E ora sulle le unioni di fatto:

«Le unioni di fatto sono, appunto, un “fatto” e possono essere o lasciate al caso o disciplinate. Se due persone vivono da anni assieme e sono migliaia, non è un capriccio ma una scelta che va rispettata e disciplinata per rendere loro la vita più serena…Non voglio equiparare la unioni di fatto alla famiglia naturale fondata sul matrimonio, ma la proposta Pollastrini, che vuole riconoscere loro dei diritti, è giusta. Del resto, se per un cattolico osservante è vietato mangiare carne di venerdì santo, nessuno di noi s’indigna se il vicino di casa la consuma. »

Un flash-back:

«E vorrei ricordare che già sul referendum sulla procreazione assistita la Cdl sbagliò, schierandosi per l’astensione. Tra l’altro, perdemmo molti voti alle politiche, con quella scelta.»

Questo leader politico si esprime rappresentando esattamente il nostro sentire su questo tema e ha un approccio invidiabile al tema del liberalismo, della libertà di scelta dell’individuo e al rapporto con le gerarchie ecclesiastiche. Vorremmo che la sua non fosse una voce isolata. Nella Casa delle Libertà purtroppo lo è. Silvio Berlusconi ha dato libertà di coscienza ai suoi, per rispettare la componente laica, ma sostanzialmente, pare che la pensi come i cattolici del suo partito.

Lui, invece, non rinnega le sue radici cattoliche, ha un alto rispetto della laicità dello Stato, rileva pragmaticamente il “fatto” delle unioni extra-coniugali e sostiene la possibilità di scelta sia per chi vuole costruire una famiglia tradizionale che per chi vuole semplicemente convivere.

Ma chi è costui? Provate ad indovinare.

p.s. se andiamo avanti così, dopo una lunga assenza, nell’urna torneremo a votare il suo partito.

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Comments (5) lasciato to “Unioni di fatto: un approccio liberale”

  1. GM ha scritto:

    Rotondi?

  2. Cantor ha scritto:

    E bravo Mariniello, ho hai il fiuto di una volpe oppure leggi molto come me. Strano però, che io sappia questa dichiarazione di Rotondi è stata riportata da un quotidiano non proprio di area tua; ora sei tu che devi svelarci l’arcano ! :-P

  3. stefano ha scritto:

    Avevo indovinato anch’io. Barando, però, perché la dichiarazione di Rotondi l’avevo già letta prima :)

  4. Augusto ha scritto:

    Non mi stupisco troppo.
    Ero indeciso tra Rotondi ed una (coraggiosa) esternazione di Fini.
    Peccato per il 2º e AN.
    In ogni caso una o due rondini NON fanno primavera; ari-peccato
    Ciao
    Augusto

  5. Cantor ha scritto:

    Si ari peccato. Stefano, sei squalificato!

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