Al-Quaeda e l’Iran si fanno concorrenza?
25-Dic-06

Dopo tutto l’obbiettivo di una strategia militare è quello di fare esattamente ciò che il nemico non vuole o non si aspetta. Fortuna vuole che il “Iraq Study Group Report” di James Baker è stato presto archiviato, anzi speriamo cestinato. Ora si scopre che la più potente organizzazione terroristica proprio quello vorrebbe, un dialogo, un’apertura. Essere riconosciuta come un’entità legittima.
Nel nastro del dott. Ayman Zawahiri, diffuso qualche giorno fa, il braccio destro di Osama Bin Laden manda due messaggi al partito Democratico americano:
«Il primo è che non siete stati voi a vincere le elezioni di mid-term né sono stati i Repubblicani ad averle perse. Piuttosto sono i Mujahideen - l’avanguardia della Ummah in Afghanistan ed Irak - ad avere vinto e le forze americane e i loro alleati crociati hanno perso.»
Zawahiri invita i Democratici a negoziare con Al-Quaeda e non con altri all’interno del mondo islamico e conclude:
«Se non smettete con questa politica folle di dare supporto ad Israele occupando le terre dell’Islam e rubando i tesori dei musulmani, farete la stessa fine.»
Il messaggio è chiaro: è l’ora di venire a patti, cari Democratici, se vincerete le prossime elezioni e visto che siete già in maggioranza alla Camera ed al Senato. Avete la possibilità di negoziare ma alle nostre condizioni: niente aiuti ad Israele (che non ha diritto di esistere e va eliminato). Se non farete ciò che vi diciamo, il vostro destino sarà quello di Bush e cioè perderete.
La cosa buffa di questo proclama è che se i Democratici non seguiranno le indicazioni di Zawahiri, possono stare certi di stare al potere per almeno due mandati. Lo stesso tempo di George W. Bush, il quale fino alle elezioni di mid-term non ha perso una tornata elettorale e ha visto il suo partito perdere la maggioranza alle camere non certo a causa della lotta al terrorismo ma per ben altri motivi.
L’altra cosa buffa è la coincidenza del nastro con il rapporto Baker (che invita ad una apertura ed al dialogo con la Siria e l’Iran, ma non con Al-Quaeda) e la visita al dittatore siriano Assad da parte di John Kerry. Questo potrebbe essere un segno evidente delle preoccupazioni da parte dell’organizzazione terroristica sannita verso la crescente influenza nell’area mediorientale della politica egemone di Ahmadinejad.
Un perfetto esempio di equilibrio tra domanda ed offerta di terrorismo.





