
Per l’autore di questo blog che non ha mai votato a sinistra, avere partecipato alla prima riunione pubblica dei “Volenterosi” è stata un’esperienza illuminante ed al tempo stesso dolorosa. Il successo di una manifestazione il cui richiamo non è stato sufficientemente previsto, dimostra come in questo paese possano ancora esistere voci di intellettuali e politici autenticamente liberali, al di là degli schieramenti.
Il dolore nasce però nel vedere come questo nutrito manipolo di coraggiosi abbia incluso solo marginalmente componenti dello schieramento di Centro Destra. Sia nel comitato promotore che nella platea, l’interesse e l’attenzione sono stati monopolizzati da esponenti politici ed intellettuali di area Centro Sinistra. A partire da Daniele Capezzone, la schiera si è formata intorno ai De Benedetti, i Polito, i Pezzotta ed i Gavazzi, tanto per fare qualche nome.
Non c’è stato interesse da parte di un’opposizione troppo ed ancora occupata da divisioni interne e dagli umori del suo leader. Uno schieramento, quello di Centro Destra, pericolosamente avvitato in posizioni isolazioniste e sempre più affascinato dai richiami ideologici di quella che il segretario della Nuova Dc, Rotondi, definisce “robaccia da destra cattolica americana“.
Invece a sinistra le spinte stataliste e neo.corporativiste di quella parte della maggioranza che non vuole le riforme ed i cambiamenti liberali, hanno generato un movimento traversale. La sua forza sta nel non avere cercato il consenso preventivo ma di interpretare i bisogni dei cittadini, elettori di tutti gli schieramenti sempre più pronti ad accettare decisioni impopolari.
E’ stupefacente come il merito, la competizione, le privatizzazioni, le liberalizzazioni e altri termini non esattamente propri allo schieramento di maggioranza, siano eccheggiati in continuazione durante le tre ore di interventi in una grande sala dell’Angelicum di Milano, completamente gremita.
Chissà se Silvio Berlusconi e qualche sodale della Casa delle Libertà, si sarà accorto di un’opportunità unica, quella di scavalcare la maggioranza al di là e al di fuori della politica. E di cavalcare un consenso che la stessa politica non comprende più.




