Caso Litvinenko: è stato avvelenato due volte?

Foto: Andrei Lugovoy
La vicenda della morte di Alexander Litvinenko fa un passo avanti. Dopo che la teoria del ricatto non sembra perdere quota, emerge una novità importante nella vicenda. Litvinenko non sarebbe stato avvelenato solo il 1° novembre, come fin’ora ipotizzato, ma avrebbe ingerito il Polonio 210 già 18 giorni prima.
Il primo avvelenamento avrebbe avuto luogo nella sede della società Risc Management Ltd a Londra, in presenza degli ormai noti businessmen ex-membri del KGB russo, Andrei Lugovoy e Dmitri Kovtun. Si suppone che la dose ingerita da Litvinenko in quella occasione non sia stata sufficiente a costituire un pericolo di morte e che quindi, successivamente, il 1° novembre al Pine Bar dell’hotel Millennium, gli stessi, accompagnati da Vyacheslav Sokolenko, gli abbiano dato una dose massiccia, per essere sicuri di ucciderlo.
Questo scenario pare essere oggi ancora il più accreditato e scagionerebbe Mario Scaramella da qualsiasi accusa di essere implicato nell’uccisione. Gli investigatori britannici sono però pessimisti circa la possibilità di arrivare ad una certezza sui veri esecutori e sui loro mandanti. Per ora, infatti, le autorità russe fanno muro; dopo avere avuto un atteggiamento molto ostruzionistico nel corso della visita a Mosca dei nove investigatori di Scotland Yard, hanno dichiarato che qualsiasi sospetto non potrà essere estradato e che chiunque sia già stato interrogato non potrà esserlo una seconda volta. L’unica cosa possibile sarà l’interrogatorio di altre persone.
Sembra quindi sempre più probabile il coinvolgimento di Lugovoy e Kovtun, quest’ultimo sotto indagine a Berlino per avere introdotto illegalmente il Polonio 210 dalla Russia verso la Germania ed infine in Inghilterra. Questi sospetti seguono il ritrovamento di tracce di Polonio 210 in un albergo di Amburgo, dove Kovtun aveva alloggiato prima di recarsi a Londra.
La situazione si trova quindi in un’impasse e non fa certo bene alle già tese relazioni tra Russia e Gran Bretagna. Si fa ancora più pressante l’interrogativo sui motivi che hanno spinto gli uccisori ad inscenare un omicidio così spettacolare. Se i mandanti ultimi siedono tra i banchi del governo russo, possiamo pensare ad una eliminazione di stampo mafioso, fatta per mandare un chiaro messaggio. Ma a chi? E perché?


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