Caserta non è una reggia, è un funerale

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Ebbene, dobbiamo confessare: la speranza è dura a morire, ma stavolta è proprio morta. La nostra era riposta nella ormai riconosciuta verità che le riforme in questo paese le può fare solo la sinistra. Era la speranza della Fase 2, della stagione riformatrice e dei processi di riduzione del peso delle corporazioni, dei privilegi e delle rendite.

Ora il bimbo, forse mai nato, è definitivamente morto. A noi non resta altro che il requiem. Al suo posto un’enunciazione di principi che riporta l’Italia indietro di 30 anni, all’epoca del comunismo, della sinistra socialista e democristiana.

Termini come “coesione della società italiana“, “colmare i divari di sviluppo“, “ricerca di una maggiore equità socialee “piena valorizzazione della famiglia“, fanno ritornare alla memoria epoche di catto-comunismo alle quali ci eravamo disabituati. Nessun accenno al merito, alla concorrenza, al mercato, alle libertà individuali, mai la parola “riformare o “riformatore”, mai una dimostrazione di coraggio nel linguaggio e nelle intenzioni o un accenno alla volontà di radicali cambiamenti e giri di boa.

E poi 100 miliardi al Sud. Viene da chiedersi quanti ancora ce ne vorranno prima che il volume d’investimenti tra la parte meridionale del paese ed il resto possano equilibrarsi proporzionalmente allo sperpero di risorse e agli sprechi. Forse Prodi e i suoi non hanno mai percorso il passante di Mestre o non hanno mai stazionato alla dogana di Chiasso.

Nelle maglie del “documento” anche una chicca. Se recepita, una direttiva comunitaria non permetterà più l’espulsione di qualsiasi terrorista, agitatore, predicatore di odio o criminale provenienti da paesi nei quali vige ancora la pena di morte. Anzi, non la permetterà neanche a quelli che provengono da altri paese ma che, se espulsi, potrebbero transitare nei paesi incriminati.

Quindi, crescita invece di azione riformatrice. Mezzogiorno, equità e coesione invece di politiche liberali. E un po’ di avanspettacolo dalla regia. Neanche chi gira con documenti falsi e solitamente approfondisce questi temi, mantiene le motivazioni. Poche considerazioni, pertinenti, taglienti e molta delusione. Non certo politica perché potremmo anche godere delle disgrazie altrui ma personale, nell’osservazione di un panorama desolato, quello di un paese in declino.

D’altra parte con un albero come questo, dove vogliamo arrampicarci?

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