Cinema di stato in libero stato

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La sconfitta della sinistra radicale a Vicenza deve avere lasciato qualche ferita nello spirito bolscevico dei senatori di Rifondazione Comunista. Per riportare lo choc entro limiti sopportabili, tutti i 27 hanno deciso di presentare all’unanimità una proposta di legge secondo la quale per ogni film “extracomunitario” distribuito in Italia, ce ne dovranno essere almeno due europei, di cui uno italiano.

La difesa dell’italianità è sacra. Come lo era la difesa della Pravda, unico organo di stampa ammesso da Bresnev e i suoi parenti. E non basterà la targa italica ma saranno necessari regista, autore, sceneggiatore, interpreti principali e secondari in maggioranza, ripresa sonora, direttore della fotografia, montatori, scenografo, costumista e troupe, tutti di provate origini peninsulari. Senza contare le riprese, in maggioranza girate in Italia.

Leggendo e rileggendo la proposta, non c’è da crederci. Per trovare un esempio di rifiuto degli aspetti economici, artistici e di mercato di un film, la Cina di oggi non riesce a stare al passo con i rifondaroli. Forse il Myanmar o la Corea del Nord. Paesi nei quali le produzioni cinematografiche proprio non esistono perché la repressione della libertà di pensiero e quindi della creatività intellettuale e artistica provocano l’assenza di motivazioni o l’impossibilità di realizzare un progetto.

I grandi film degli ultimi 50 anni sono stati americani oppure hanno avuto registi italiani di grande caratura. Ma spesso questi mostri sacri hanno fuso nelle loro opere artisti provenienti da altri paesi. L’arte e la creatività non hanno passaporto né possono essere imbrigliati con pretese ideologiche.

Un altro interessante punto della proposta è l’istituzione del “Centro nazionale di cinematografia“, con il compito di “elaborare la politica del settore dei Beni Culturali, una democratizzazione del ministero attraverso una commissione di esperti, produttori, distributori, autori…“. Un bel quadretto di famiglia, la premessa verso l’industria di stato degli audio visivi.

Neri Parenti, produttore di film di cassetta, quelli di Natale e di Capodanno, per intenderci, annuisce. Pur essendo il sottoprodotto della peggiore industria cinematografica americana ed avere avuto successo grazie a questo modello di creatività popolana, ha deciso di dare il suo contributo all’iniziativa:

«Dobbiamo imitare il protezionismo francese…regolarizzare la concorrenza, bisognerà pur trovare le finanze per farli questi film. Fondi governativi non ci sono, il Fus è diminuito, di produttori ci sono giusto De Laurentis, Medusa e la 01…Gli incassi che le major americane realizzano in Italia andrebbero in parte utilizzati per finanziarie film italiani.»

Per fortuna Parenti ha deciso di lasciare almeno una parte degli incassi ai legittimi proprietari, sennò sarebbe stato un esproprio in piena regola. Ci piacciono questi concetti, espressi con termini come “regolarizzare“, “protezionismo” o “fondi governativi“. Ci ricordano quegli affaristi di pochi scrupoli che in un passato non tanto lontano, in nome della supremazia del proletariato, ammassavano fortune commerciando con le strutture di stato sovietiche. L’importante era il braccio steso e il pugno chiuso e magari un piccolo obolo al partito. Il resto era garantito.

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Comments (5) lasciato to “Cinema di stato in libero stato”

  1. cricri ha scritto:

    Certo e’ ridicolo: prima dicono (inorriditi) che la destra e’ contro gli extracomunitari, ma poi, in settori dove l’extracomunitario e’, quasi completamente, AMERICANO, si scoprono essi stessi ANTI-EXTRA-COMUNITARI…. Ridicoli, non si possono definire diversamente… Sul merito della proposta e’ meglio non fare commenti: evidentemente poi certi film se li vedranno solo loro e le sale saranno ancora piu’ vuote. Contenti loro.

  2. Domenico ha scritto:

    Ma la fonte di questa notizia? -.-°

  3. inyqua ha scritto:

    Domenico eccoti un link a caso dove trovi la fonte….
    http://tinyurl.com/33zdoj


  4. Domenico ha scritto:

    Grazie per il link! Ovviamente trovo ridicola questa proposta, per rilanciare il cinema italiano c’è bisogno di altro. Il protezionismo (a braccetto col proibizionismo) non fa parte neanche della cultura cui dovrebbero ispirarsi i senatori firmatari, ma quest’è l’Italia… tante tante contraddizioni in piena regola. Sicuramente se avesse promosso un ddl del genere il Silvio nazionale, tutti a gridare al genio che rilancia la Patria e i colori della bandiera. Ma l’Italia è anche questa…

  5. Cantor ha scritto:

    Domenico,
    la fonte di questa notizia sono i giornali, ne hanno parlato quasi tutti e a caratteri cubitali

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