Le unioni di fatto sono indimostrabili?

Giorgio Napolitano si scopre Presidente senza dubbi. Il suo intervento sulla possibilità che
«si possa trovare una sintesi sulle unioni civili anche nel dialogo con la Chiesa e tenendo conto delle preoccupazioni espresse dal Pontefice e dalle alte gerarchie della Chiesa»
fa sorridere. Non perché crediamo sia ridicolo che un Presidente della Repubblica si immischi in faccende non consone al suo ruolo ma piuttosto perché la possibilità di “sintetizzare” posizioni radicalmente lontane è un’impresa più difficile di una vincita al Lotto.
E infatti, giusto per non smentirsi, le gerarchie non si sono fatte attendere. Monsignor Giuseppe Betori, segretario della Cei, dice che la legge sulle coppie di fatto è superflua perché
«noi riteniamo che un cattolico non possa arrivare al riconoscimento pubblico delle coppie di fatto.»
E per quanto riguarda le unioni omosessuali,
«è proprio la parola coppia che non appartiene al concetto di famiglia fra uomo e donna. La convivenza non deve aver rilievo pubblico, questo vale sia per le convivenze fra persone dello stesso sesso che per quelle eterosessuali».
La cosa interessante è la ripetizione del concetto del “riconoscimento pubblico“, quasi a dire che in privato le coppie omo ed etero spesso formano delle unioni paragonabili nella sostanza a quelle famigliari ma questa realtà, ormai innegabile e diffusa nel nostro paese, non può e non deve essere riconosciuta, appunto pubblicamente.
Il concetto è tutto qui: mancano i presupposti per il riconoscimento di una realtà verso la quale il compito dello Stato è quello di regolarne e tutelarne i comportamenti. D’altra parte una religione che basa le sue fondamenta sul presupposto dell’esistenza di un Dio, indimostrato e indimostrabile, come potrebbe prendere atto e riconoscere una realtà dimostrata e dimostrabile in contrasto con i suoi precetti? Infatti, non potrebbe.


Augusto ha scritto:
A mio parere il problema è un’altro.
Quando uno stato estero, come il Vaticano, afferma “La convivenza non deve aver rilievo pubblico, questo vale sia per le convivenze fra persone dello stesso sesso che per quelle eterosessuali” assume una posizione politica e si intromette nella gestione “publica” di un altro stato sovrano, l’ Italia.
A questo stato estero bisognerebbe, gentilmente, chedere di starsi zitto.
Quando il capo di una religione, informa, anche piú volte, anche pedantemente, i suoi fedeli sulla inammissibilità, all’ interno della detta religione, delle coppie di fatto, spece se omossessuali, ha tutto il diritto di farlo.
Anche se rischia di spaccare le palle ai detti fedeli.
Ciao
Pubblicato il 01-Feb-07 alle ore 19:50 | Permalink
Cantor ha scritto:
Ah ah ah! Sei troppo forte Augusto!
Pubblicato il 03-Feb-07 alle ore 16:34 | Permalink