Zampino o non zampino: questo è il problema

La presentazione della sintesi scientifica del suo terzo rapporto, ha riportato la sigla IPCC alla ribalta. Non si tratta di una fantomatica organizzazione di discendenza bolscevica ma del Comitato intergovernativo sui cambiamenti climatici, emanazione dell’ONU. Per l’occasione la stampa e i notiziari di tutto il mondo si sono gettati senza ritegno sul ricco boccone, mostrando, ancora una volta, il loro lato peggiore.
Ci sono alcuni aspetti del rapporto che potremmo definire preoccupanti ma che, per lo meno, costituiscono delle indubitabili certezze: la concentrazione dei gas serra prodotti dalla combusione dei fossili e dalle biomasse aumenta; anche la concentrazione di alcuni aerosol prodotti dall’attività industriale dell’uomo si incrementa costantemente nell’atmosfera; la terra si è riscaldata di 1,2° rispetto a quella che è considerata la sua temperatura media; negli ultimi 40 anni il livello degli oceani è aumentato di 2,7 inch, di cui 1 negli nell’ultima decade; l’estensione dei ghiacci polari è diminuita del 15-20% da quando è iniziata la sua misurazione satellitare nel 1978.
Accanto a queste certezze, il panel di scienziati sta cercando di dimostrare altri teoremi, sui quali i media hanno poco indagato e soprattutto poco riflettuto in termini critici. Sostenere che la causa dell’aumento delle temperature è causato dai gas serra o prevedere con una ragionevole esattezza di quanto i mari si alzeranno nei prossimi cento anni, sono concetti estremamente controversi.
Lo dimostrano le feroci critiche di illustri scienziati e le dimissioni di importanti membri della commissione, usciti denunciando i tentativi di manipolazione politico-ideologica del rapporto. Quando Christopher Landsea si dimise, criticando la tesi secondo la quale i gas serra sarebbero la causa indiretta di un aumento degli uragani, il suo collega Trenberth riuniva i giornalisti e, parlando a nome del IPCC, dichiarava esattamente il contrario.
Un’altra cosa sconcertante è il consenso che si è creato attorno agli effetti devastanti dei cambiamenti climatici. Ovviamente l’innalzamento dei mari non può essere considerato un beneficio per l’umanità ma è altrettanto vero che oggi non è possibile sostenere se il riscaldamento delle zone del pianeta più prossime ai poli sia, di per sé, un male o un bene.
Disinformazione, eccessiva enfasi e tentativi di manipolare un rapporto in chiave ideologica, assomigliano al ritorno ad una concezione della natura nella quale il genere umano deve portare su di sé il fardello ed espiare colpe e peccati. Il tutto dovuto alla sua insaziabile volontà di accumulare ricchezza e benessere, contro una natura pronta a risvegliarsi e a punirlo per i suoi misfatti. Oggi chi legge e chi si informa è più certo di cose assolutamente incerte. Pensiamo che se non si prenderanno opportune misure il mondo scomparirà al massimo tra cent’anni e che non ci sia nessun altro responsabile se non noi stessi.
Tutto questo è falso o per lo meno molto dubbio. Non vogliamo certo sostenere che l’emissione incondizionata di gas e altre sostanze nell’atmosfera siano di per sé un bene. Anzi. Si dovrebbero perseguire con tenacia politiche atte a controllare certi fenomeni ed a tenerli entro certi limiti perché non vogliamo sorprese né vogliamo rimanere indifferenti. Ciò che sconcerta è che ancora una volta l’ignoranza e gli opportunismi stanno portando scienziati, uomini di governo, personalità e media a farci credere sicure cose che sicure non sono.


Augusto ha scritto:
Cantor, vorrei fare un ragionamento, forse, errato.
Dalla nascita dell’ uomo al 1800 il solo calore e fumi prodotti erano dovuti alla combustione di legna e poco carbone.
Con valori, probabilemte, inferiori alla combustione “naturale” per incendi.
Da quella data, stiamo disperdendo gas e calore di combustione ad un ritmo intenso ed anche in zone dove non era previsto. Troposfera, a causa delle rotte commerciali degli aerei.
Sarà che il “sistema terra” è in condizione di assorbire questa energia?
Energia non prevista nel disegno originale?
Non sarà che la necessità di assorbimento sottende cambi strutturali?
Cambi che, alla lunga, potrebbero anche cambiare l’aspetto del luogo dove viviamo?
Ciao
Pubblicato il 06-Feb-07 alle ore 17:15 | Permalink
Cantor ha scritto:
Ma che ne sappiamo noi del disegno originale?
Pubblicato il 06-Feb-07 alle ore 20:42 | Permalink
Augusto ha scritto:
Cantor, non ciurliamo.
Non mi riferisco ad epoche preistoriche, solo
sto paragonando condizioni (quasi) conosciute:
Sumeri, Egizi, Indú, Cinesi ecc. con quelle del 1.800.
Per circa 4.000 anni non trovo differenze sostanziali nella produzione di calore / inquinanti.
Negli ultimi 100 anni assistiamo ad una esplosione.
So che 4.000 anni al confronto della terra sono un nulla. Ma, mi chiedo:
e se il progetto iniziale non prevedesse un cambio tanto rapido?
e se fossero necessari “aggiustamenti”?
e se, poi, gli “aggiustamenti” non ci piacessero?
Ciao
Pubblicato il 06-Feb-07 alle ore 23:17 | Permalink
Cantor ha scritto:
Scusa ma non capisco e ripeto la domanda: quando parli di “progetto iniziale”, a cosa ti riferisci?
Ciò detto, un cambio tanto rapido pone degli ovvi problemi. Che siano necessari aggiustamenti, questo mi pare certo. Al di là del problema climatico, in una città come Milano (o come Sion, visto che ci vivo vicino…), si respira male.
Se gli aggiustamenti non piacciono, ce li dobbiamo fare piacere! Per il momento io ho comprato una auto ibrida, anche se preferisco le Ferrari!
Pubblicato il 07-Feb-07 alle ore 0:07 | Permalink
Augusto ha scritto:
Bravo!!!
Peccato che in Colombia NON importano la Toyota ibrida, me la sarei comprata subito.
Per “progetto iniziale” intendo il progetto “naturale” per l’uso della terra, come pianeta. Il progetto, per 4.000 anni ha previsto ben poche emissioni di calore “non naturali”.
Poi, in circa 100 anni abbiamo rapidamente aumentato le emissioni in scala geometrica. Questo, per la terra (pianeta) potrebbe portare ad una revisione del progetto generale, revisione conseguente ai cambiamenti non previsti.
La “revisione” potrebbe comportare cambiamenti (flusso generale della atmosfera e delle correnti marine, ad esempio) che potrebbeno NON piacerci.
Ovvero, non desidero essere catastrofista, ma, tendo a vedere il pianeta terra come una macchina termodinamica; cambi i valori di funzionamento e devi cambiare anche il progetto.
Ovviamente, il mio è un discorso utopico.
Per evitare le revisioni di progetto dovremmo abbandonare: il riscaldamento ed il condizionamento, i grandi aerei e tornare ai dirigibili, le grandi navi a motore e tornare a navi ibride vela/motore, ridurre i consumi elettrici ed usare esclusivamente elettricità non termo prodotta ecc.
Impossibile.
Ed allora? Allora penso sia bene, già da adesso, aspettarci i cambiamenti che il “sistema terra” dovrà efettuare per mantenersi correttamente funzionante.
Ciao
Pubblicato il 07-Feb-07 alle ore 1:41 | Permalink