“Dico” che è meglio di niente.

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Nell’analisi del disegno di legge, approvato dal governo Prodi e con il quale si è deciso di regolare le unioni di fatto, occorre partire da un assunto: il 70% degli italiani è favorevole. Questa percentuale scende al 50% quando si parla di coppie omosessuali e al 20% quando si prevede l’istituto del matrimonio per i gay. Il risultato emerge da tutti gli istituti demoscopici ed è ancora più significativo se si considera la popolazione cattolica, favorevole per il 51%.

Ciò detto ed in mancanza di un coraggioso tentativo di  legiferare da parte della Casa delle Libertà, non possiamo che dare il benvenuto al primo tentativo concreto di dare una risposta ad un problema sentito da milioni di italiani. Non si tratta di un provvedimento che riguarda qualche minoranza ma della necessità disciplinare da un punto di vista legislativo le esigenze derivanti dai comportamenti di migliaia di coppie.

Il testo risente purtoppo dei devastanti influssi clericali. Avevamo parlato del presidente Napolitano quando si era pronunciato in favore della “sintesi”. Avevamo sostenuto l’impossibilità di una convergenza tra posizioni rigide e distanti. Invece, nell’Italia dei bilancini, si è riusciti a fare il miracolo, quello satanico.

Per evitare il “niet” dei settori più retrogradi e vaticanodipendenti della Margherita (e persino di qualche settore dei Ds), il governo Prodi ha varato un provvedimento in parte gustoso e in parte amaro. Alcuni esempi. Ci sarà il diritto alla successione ma solo dopo 9 anni e le imposte da pagare saranno molti più alte di quelle dei coniugi; per evitare il rischio di equiparazione con il matrimonio, è stata eliminata la dichiarazione congiunta e sostituita con una burocratica “dichiarazione contestuale e distinta“, il che apre le porte ad abusi unilaterali; la reversibilità delle pensioni non è stata introdotta ma rimandata ad una riforma, quanto mai lontana e forse improbabile. Per non parlare della sanatoria mascherata.

Il testo è un esempio di quanto i bizantinismi della politica e dei centri di potere extra parlamentari possano in Italia partorire figli un po’ deformi. Si è così allontanato lo spettro dei Pacs, vietato dal cardinale Riuni a pena di scomunica e si è sono fornite sigle e contenuti più adatti ad accontentare tutti.

Ora il Vaticano non potrà più fare nulla. La legge in Parlamento ci sarà e i diritti sanciti dalla legge saranno irreversibili. Dobbiamo ringraziare chi ha cercato il compromesso per averlo raggiunto. Dobbiamo maledire le stesse persone per non avere rifiutato il loro assenso ad un provvedimento poco dignitoso per chi convive, i cui diritti non sono certo pienamente tutelati.

Ora però c’è una crepa nel muro e la speranza è che in quella crepa, magari piano piano, qualche coraggioso infili un cune a la allarghi. Magari nel tempo, speriamo non troppo lontano.

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Commenti (1) lasciato to ““Dico” che è meglio di niente.”

  1. jack leopardi ha scritto:

    Io dico che si tratta di un pasticcio, ma è pur sempre un minimo di decenza. Siamo in Italia e allora forse non passerà neppure.

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