Rapporto Unicef sui bambini: le credenze sfatate

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Un interessantissimo studio dell’Unicef è stato pubblicato pochi giorni fa. Si intitola “Un quadro comparativo sul benessere dei bambini nei paesi ricchi. Il documento analizza la situazione dei bambini e dei ragazzi all’interno dei paesi OCSE, secondo 6 diverse “dimensioni“. Inoltre è stata stilata una classifica generale, nella quale il nostro paese si posiziona all’8° posto su 21 paesi considerati. Alcuni paesi OCSE non sono stati inseriti nella ricerca in quanto non è stato possibile reperire un numero sufficiente di dati.

Dalla classifica comparativa sintetica, si evince che in Italia gli aspetti critici riguardano soprattutto il benessere nel sistema scolastico, la salute e la sicurezza mentre le dimensioni nelle quali battiamo tutti gli altri paesi sono quelle della “relazione con la famiglia e i coetanei” e poi anche la “salute e sicurezza“.

Insomma, nonostante sia spesso vituperata, la famiglia è invece un pilastro del benessere dei nostri figli. Secondo il rapporto, nel nostro paese sarebbe molto elevata la percentuale di bambini che vive in famiglie con entrambi i genitori (non monoparentali); molto bassa quella di bambini che vivono in famiglie acquisite; sarebbe alta la percentuale di bambini che dichiarano di consumare il pasto principale della giornata con i genitori più di una volta alla settimana e che riferiscono che i loro genitori dedicano del tempo per “semplicemente” parlare con loro; alta la percentuale di adolescenti di 11, 13, 15 anni che riferiscono di percepire i loro coetanei come “gentili e disponibili”.

Se siamo disposti a credere a questa ricerca, dobbiamo riflettere su molte credenze che abbiamo sviluppato sulla nostra società. Spesso queste sono esasperate dai media, sempre avvezzi ad ingigantire notizie puntuali ed a provocare dibattiti come se certi episodi fossero applicabili alla generalità degli adolescenti.

Per fare un esempio, oggi va di moda il bullismo. Sembra che l’Italia sia un paese di bulli e bulle, incorreggibili e indefessi. Ai miei tempi (sic), i bulli esitevano, eccome. Solo che non esistevano i “facili costumi”, i telefonini ed i videofonini. E in tutti i casi, la realtà sta lì, nel rapporto.

I problemi sono sicurezza, salute ed il sistema scolastico. In altre parole, non tanto la sfera privata o individuale quanto piuttosto quella sociale. Un argomento da politici, ahimè.

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