La famiglia non è in pericolo

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Fausto Carioti lo leggiamo spesso. A volte lo troviamo allineato alle nostra posizioni, altre molto distante. Quest’ultimo caso è quello dell’articolo scritto il 18 febbraio scorso su un argomento del quale volevamo scrivere da tempo. Grazie a Carioti di avercene dato l’occasione.

Vogliamo prima di tutto esprimere il nostro accordo con lui sul fatto che sia un’ipocrisia sostenere che ci possa essere un dialogo tra le posizioni di chi rifiuta, al di fuori della famiglia, qualsiasi forma di unione tra coppie (la Chiesa e molti cattolici) e chi invece legifera per istituire un nuovo tipo giuridico di coppia. Non c’è dialogo in assenza di un, purchè minimo, terreno comune di discussione. In questo caso la discussione non è possibile perché la Chiesa sostiene un dogma, quello che l’unica forma “naturale” e quindi possibile di unione tra coppie sia l’istituto della famiglia. Al contrario, chi vuole legiferare, sostiene che vi sia, da parte dello Stato, prima di tutto un’esigenza di regolare con provvedimenti legislativi dei comportamenti sociali rilevanti, la cui portata non può essere ignorata.

Ciò detto, siamo convinti che chi ha scelto di convivere meriti di essere giudicato sullo stesso piano di chi ha contratto matrimonio. Il valore assoluto della famiglia è invece espresso da Papa Benedetto XVI, quando sostiene che: «La famiglia merita la nostra attenzione prioritaria: essa può nascere solo dal matrimonio, che è l’unione stabile e fedele tra un uomo e una donna». Non crediamo all’attinenza di questo giudizio rispetto alla realtà. La fedeltà non si acquisisce dichiarandola verbalmente davanti ad un ministro di culto; né la stabilità è una realtà solo se promessa in Chiesa. Parliamo invece di intenzioni e dichiarazioni di volontà, implicite nel momento in cui si sceglie di condividere la propria vita con qualcun altro.

La famiglia non c’entra nulla. Lo stanno a dimostrare i divorzi, le infedeltà coniugali e i comportamenti opportunistici di molti coniugi. E lo stesso vale per chi convive. Allo stesso modo, vi sono coppie sposate che hanno celebrato le nozze d’argento e che vivono fedeli come il primo giorno di matrimonio. E lo stesso vale per chi convive.

Carioti esprime poi un altro punto fondante del suo discorso: il vero punto è l’attacco mosso dalla Chiesa che riguarda la tenuta della famiglia. Scrive:

«…la “questione gay” è importante e nel giudizio dei vescovi pesa, ma non meno dell’altro grande timore del Vaticano. E cioè che i Dico offrano alle coppie eterosessuali la possibilità di legarsi tramite un vincolo assai più debole del matrimonio, come tale molto più facile a rompersi appena qualcosa inizia a girare per il verso sbagliato…».

Questa affermazione è tendenziosa e ignora la realtà dei fatti. Siccome i Dico sono un vincolo più debole del matrimonio, sarebbe più semplice scioglierlo alla prima difficoltà. Ma dove vive Carioti? Forse in un quartiere dove non vi sono separati, divorziati, uomini scappati di casa, donne tornate dalla mamma e chi più ne ha più ne metta? Senza contare le donne che vorrebbero separarsi ma non ne hanno la possibilità economica.

Ma Carioti non finisce qui:

«…col risultato di rendere le coppie ancora meno stabili di quelle attuali, la comparsa dei figli un evento ancora più raro e il rischio che questi crescano senza avere accanto ambedue i genitori una eventualità sempre più frequente

Ora abbiamo compreso che il quartiere di Carioti è popolato solo da famiglie di sposati. Ci vorrebbe fare credere che non esistano già oggi coppie non sposate, conviventi, che già oggi potrebbero separarsi costringendo i figli a crescere senza avere accanto ambedue i genitori. Che c’entrano i Dico? L’unica spiegazione alle tesi di Carioti è che ci potrebbero essere più coppie che optano per i Dico anche se avevano intenzione di sposarsi. E chi l’ha detto?

Prodi e gli esponenti della maggioranza sostengono che i Dico non siano un attacco alla famiglia. E hanno ragione. Se avessero voluto attaccare la famiglia, avrebbero messo mano al diritto di famiglia e non avrebbero avuto tutti i torti. Per esempio riducendo i tempi per l’ottenimento del divorzio. Ma forse Carioti, vivendo in un quartiere di famiglie non divorziate, non sa cosa voglia dire divorziare in Italia. Bisognerebbe che qualcuno glielo spiegasse.

La famiglia non corre alcun pericolo. Lo dimostrano la realtà di altri paesi, come la Francia. E la Chiesa, Carioti e tutti i papalini, potrebbero dare un contributo più costruttivo alla difesa della famiglia, un istituto fondamentale nella vita di ogni paese, semplicemente promuovendolo. Invece preferiscono attaccare il nemico. Alla fine, non otterranno nulla, né loro né la famiglia. Un risultato piuttosto negativo.

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Commenti (1) lasciato to “La famiglia non è in pericolo”

  1. Augusto ha scritto:

    Commento 1 -
    La famiglia è in crisi; non credo che si salvi blindandola, semmai promuovendola.
    Commento 2 -
    tutta la storia dei DICO è fondamentalmente falsa; in veritá sarebbe solo necessaria una elaborazione del matrimonio civile con estensione alle coppie omossessuali

    Commento finale -
    La Chiesa ha il diritto di difendere le sue posizioni, i Cattolici fondamentalisti pure, tutti gli altri anche.
    Contiamoci e vediamo dove stà la maggioranza (amche di 1) e poi legiferiamo.

    Mi sembrerebbe semplicissimo, senza finzioni ed ipocrisie.

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