Inyqua cala la mannaia sulla Legge 40

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Da qualche giorno non facevo un giretto sul blog di mia sorella Inyqua. Oggi ho letto il suo post del 18 febbraio. Occorre che questo scritto circoli. Parla degli orribili risvolti della Legge 40 per la quale dobbiamo ringraziare Paparatzi e i suoi sostenitori, cioè i cattolici indefessi che sono riusciti a non fare ottenere il quorum al referendum. Oltre a loro ringraziamo ovviamente tutti i parlamentari che hanno lavorato per creare questo orribile mostro giuridico.

L’articolo di Inyqua è l’esempio di come la blogsfera sia libera e capace di ricercare, analizzare e svelare fatti e notizie scomode o poco interessanti per i mainstream media. I quali, se continuano così, scivoleranno pericolosamente su una china che li porterà alla disfatta.

Ségò va in televisione, noi preferiamo Sarkozy

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Sègo va in televisione e si fa intervistare da un pubblico di 100 persone su TF1 alla trasmissione “J’ai une question a vous poser“. Grazie agl’incredibili progressi multimediali, già pochi minuti dopo la fine dell’incontro era possibile visionare integralmente le riprese: si trova qui la prima parte e qui la seconda parte. Sono filmati interessanti perché mostrano la candidata in una situazione nuova, in cui è esposta a domande anche provocatorie e non concordate.

La stessa trasmissione è stata prodotta il 6 febbraio scorso da Nicolas Sarkozy. Di queste riprese sono disponibili degli estratti. Non vogliamo influenzare i lettori, ma per chi è curioso sarebbe interessante visionare entrambi i candidati in queste due situazioni comparabili e poi emettere un giudizio. Il nostro lo potete immaginare, anche se restano i dubbi sulle posizioni di Sarkozy su certi temi etici.

Mentre i candidati maggiori chiudono il ciclo di trasmissioni, i sondaggi continuano. L’uomo del giorno è François Bayrou, centrista giscardiano, dato ora al 16% al primo turno. La sua ascesa toglie definitivamente qualsiasi velleità all’estrema destra di Le Pen, destinato stavolta a tornare subito a casa con la coda fra le gambe (per fortuna, diciamo noi).

L’articolo del giorno, invece, è del Financial Times. L’autorevole quotidiano si sbilancia e sceglie Nicolas Sarkozy. Lo invita, per il suo bene, a dimettersi da ministro per non essere accusato di conflitti di interesse. Con questo “endorsement”, abbiamo ancora dubbi?

Oliviero Diliberto non rinuncia alle ostriche

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Ieri sera alla trasmissione Porta a Porta, si è consumata una tragedia. Anzi una tragedia comica. Eppure ci pareva che la sinistra neo-comunista fosse uscita con i muscoli ed il petto gonfio dalla manifestazione di Vicenza. Abbiamo invece dovuto registrare un cambio di registro davanti a Bruno Vespa. Forse sarà perché nei salotti, indossati l’abito e la cravatta buoni, gli entusiasmi di stemperano.

Oliviero Diliberto e Roberta Pinotti (dei DS, Presidente della Commissione Difesa), non hanno fatto che infarcire i loro interventi con espressioni sintomi di incertezza e bilancismo. Una cosa si è capita: sono contrari alla base americana di Vicenza o, per lo meno, la vorrebbero altrove. Ma alla richiesta di esporre il loro parere sulle conseguenze in caso di sconfitta politica di questa linea, non hanno saputo opporre con decisione delle posizioni chiare. Niente crisi di governo, niente conseguenze.

Come hanno fatto giustamente notare l’ex-ministro della Difesa, Antonio Martino e il direttore del ilGiornale, Maurizio Belpietro, la sinistra antagonista, pacifista, antiamericana e terzomondista, si gongola ancora con la piazza. Questo vizio non l’ha perso mentre ha lasciato definitivamente dietro di sé le ambizioni e gli orgogli del 1998, quando aveva fatto cadere senza indugio il governo Prodi. Sembra proprio che la protesta non sia altro che una farsa.

Oggi Diliberto si accontenta di poco: chiasso, sfilate pacifiche e proclami per una negoziazione. Sostiene anche, pateticamente, che l’attuale governo abbia modificato radicalmente il rapporto con gli USA: l’Italia sarebbe ora non più un “suddito” ma un vero alleato.

Ma la più grande soddisfazione per Diliberto è stato l’annuncio della partecipazione di una buona parte della “borghesia vicentina” alla manifestazione. Perché si sa, senza la borghesia, magari un po’ chic, i comunisti dovrebbero rinunciare alle ostriche. Il che sarebbe imperdonabile.

I blog di destra

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Grazie a Liberali per Israele, scopriamo una sinistra militante che ammette. La dèbacle. I blog a destra non scherzano. Anzi, sono organizzati meglio. Per una volta non si parla di “superiorità culturale della sinistra. Roba da non crederci.

Jacques Chirac va in pensione: champagne!

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Questa sera si svolgerà l’atteso incontro televisivo di Ségolène Royal con 100 telespettatori, i quali potranno porre domande alla candidata del PS su qualsiasi argomento della campagna elettorale. L’incontro con Nicolas Sarkozy è già avvenuto circa due settimane fa e in quell’occasione il candidato dell’UMP ha dato prova della sua inossidabilità e del suo decisionismo. Anche davanti ad una madre che gli chiedeva cosa intendesse fare per aiutarla con tre figli a carico, ha risposto, senza mostrare dubbi, che prima o poi i figli sarebbero cresciuti e diventati indipendenti e allora lei avrebbe potuto fare un corso di riqualificazione professionale e tornare a lavorare.

Sègolène Royal ha un disperato bisogno di un evento di successo. Nel “Patto Presidenziale” aveva offerto qualche speranza di rimonta al suo elettorato. Ma la scorsa settimana è stata di nuovo foriera di sventure. Il responsabile dell’economia del Partito Socialista e membro dello staff, l’autorevole Eric Besson, ha sbattuto la porta in faccia alla candidata a causa dei dissidi che lo separano dal segretario del partito, François Hollande. Le reazioni nello staff di Ségolène sono state di sconforto e questo avvenimento ha avuto l’effetto temuto: un ulteriore aumento della distanza che la separa nei sondaggi da Sarkozy.

Dal canto suo, Nicolas Sarkozy prende le misure dalla sua avversaria e aggiusta il tiro. Dopo che la Royal aveva illustrato il suo piano presidenziale, l’opinione pubblica si era chiesta come avrebbe potuto realizzarlo. Accentuare il potenziamento del welfare e delle tutele sociali, assicurare alloggi a tutti i non abbienti con interventi nell’edilizia popolare, tornare alle 35 ore, alzare il salario minimo o fornire un sussidio pubblico per un anno pari al 90% del salario, sono interventi cari per le casse dello Stato. Il conto era stato fatto velocemente: 48 miliardi di euro. Oltre alle difficoltà politiche a realizzare il piano, molti si erano chiesti dove la Royal avrebbe trovato le risorse.

Sarkozy ha sentito puzza di bruciato e con l’aiuto degli esperti e del fido economista François Fillon, ha rimodulato le sue promesse. La loro realizzazione sarebbe costata come quella della Royal. Non si parlerà più quindi di abolizione dell’imposta di successione ma di una sua riduzione, come anche l’erogazione degli assegni familiari per il primo figlio saranno ridimensionati. Quanto alla riduzione di 4 punti percentuali in rapporto al PIL dei prelievi obbligatori, al massimo di potrà arrivare ad 1 punto.

Comunque vada, la cosa più positiva di questa competizione sarà l’uscita di scena definitiva di Jacques Chirac. Questo week-end è uscito in Francia un suo libro-intervista, dal titolo “L’Inconnu de l’Elysèe“. Si dice sia un tentativo di riabilitare una figura pubblica ormai logorata ed alla fine della sua carriera. Chirac deve avere dato il meglio di sé nel manoscritto, soprattutto quando ha ribadito alcuni suoi sentimenti tipicamente anti-americani.

Quando parla dei problemi con gli Stati Uniti, dice che

«…ne ho in continuazione…loro che cercano sempre di imporre il loro punto di vista (…) … sono convinto che il liberalismo è destinato allo stesso fallimento del comunismo e che porterà agli stessi eccessi. Entrambi sono perversioni della mente umana».

Non contento di queste affermazioni, ha aggiunto che la scoperta dell’America

«non è stato un grande momento storico»

e non è degno di essere celebrato in modo particolare, senza contare che gli scopritori furono i vichinghi e non Cristoforo Colombo (…).

Il suo modello socio-culturale sono le civiltà orientali (pare sappia tutto sui lottatori di Sumo). Al contrario, la sua avversione verso la civiltà romana, i conquistadores spagnoli, gli ebrei e gli americani sono risapute. E anche i risultati del suo agire politico sono sotto gli occhi di tutti. Ora speriamo che Sarkozy o la Royal cambino rotta, ripensino i loro alleati di oltre-atlantico in chiave differente, magari preferendoli ai vichinghi, un popolo ammirato da Chirac perché scoprirono il nuovo continente senza «fare tanto chiasso» ed «ebbero l’eleganza di autodistruggersi». Rinchiudetelo.

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