Andrea è un cattolico illuminato

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Andrea è uno studente di 22 anni di Empoli (credo…). Ieri sera è venuto qui a commentare l’ultimo mio post sul tema delle unioni di fatto. Nel suo commento la cosa che mi ha colpito è stata la frase tra le parentesi: “domenica scorsa appena tornato da Messa“.

Ha scritto Messa con la “M” maiuscola. Quindi Andrea è un cattolico professante e praticante. Una specie non contemplata nelle liste degli animali in via estinzione ma solo perché trattasi di umani. Per di più lui appartiene a quella parte della specie ormai introvabile: i cattolici giovani.

Mi ha invitato a leggere un articolo scritto sul suo blog lo scorso 11 febbraio. E io ho accettato l’invito perché mi interessava molto cosa scriveva un cattolico di questa specie, dopo essere uscito da Messa. L’articolo è quanto di più condivisibile si possa leggere sull’argomento e meriterebbe di essere pubblicato su un quotidiano di rango. Chi lo ha scritto deve pagare dazio ogni volta che la domenica si reca in un luogo sacro perché pare che in questo periodo lì non si faccia altro che parlare di Pacs, anche in chiave propagandistica.

C’è dentro tutto perché chi l’ha scritto ha fede nel Dio cattolico ma si avvicina al divino con la sua capacità di comprendere la realtà e di ragionare. Supera gli schemi di chi vive aggrappato ai dogmi religiosi per paura di perdere le certezze. Più semplicemente è un credente non-dogmatico. Fossero tutti così.

Nell’articolo c’è tutto. E’ tutto lì. L’ho letto e riletto e non c’è nulla di storto. E’ tutto liscio, tutto fila. Eppure è un cattolico. Il miglior regalo che Andrea ci potrebbe fare sarebbe di emigrare nella Città del Vaticano e portare un po’ di aria fresca nelle stanze papaline. Ma forse pretendiamo troppo. Grazie Andrea, comunque.

Abu Izzadeen: uno psicopatico in meno in circolazione

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Occupati come siamo in Italia a scrivere dei “pericoli” correlati alle vicende della base americana di Vicenza, occupati con il chaos mediatico causato dalla cattura di una cellula terroristica delle cosiddette Brigate Rosse, ci è sfuggita una cattura ben più importante.

Questo signore si chiama Abu Izzadeen, origine giamaicana, convertito all’Islam all’età di 17 anni. E’ passato alle cronache per le minacce e gli insulti a Blair ed un paio di altre personalità politiche inglesi. E’ un tipetto che ama spararle grosse e in effetti il suo curriculum è di tutto rispetto.

In questo filmato, appare mentre ci ricorda che se continuiamo a comportarci così, noi occidentali prima o poi dovremo fare i conti con la spada dell’Islam. Sulla giugulare, beninteso.

Finalmente lo hanno ammanettato, per istigazione al terrorismo. Sennò si rischiava di lasciare in circolazione un pazzo capace di fare montare il sangue alla testa a qualche ragazzino. Di quelli amanti degli esplosivi da attaccare alla cintura.

A dire la verità siamo un po’ stufi di questi signori, psicopatici, in circolazione. E ancora più psicopatici sono quelli che li lasciano circolare. Altro che rendition e aerei Cia. Se non cambiamo registro saremo costretti a tornare al medioevo e usare metodi poco civili per fermare certi fenomeni eversivi.

D’altra parte, cosa vogliamo aspettarci da una certa parte dell’Islam che predica come questo signore? Lui non ama molto le donne. Ma non ce ne dobbiamo preoccupare perché dice che Allah ci insegna a picchiarle in modo molto politically correct. Basta non spargere sangue, non colpirle sul viso e su parti sensibili. E guai a farsi accorgere dai figli.

Grazie ad Orientalia4all, che Dio e tutti gli dei di lingua sanscrita la benedicano.

Trackbacked to: TheRightNation

Rapporto Unicef sui bambini: le credenze sfatate

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Un interessantissimo studio dell’Unicef è stato pubblicato pochi giorni fa. Si intitola “Un quadro comparativo sul benessere dei bambini nei paesi ricchi. Il documento analizza la situazione dei bambini e dei ragazzi all’interno dei paesi OCSE, secondo 6 diverse “dimensioni“. Inoltre è stata stilata una classifica generale, nella quale il nostro paese si posiziona all’8° posto su 21 paesi considerati. Alcuni paesi OCSE non sono stati inseriti nella ricerca in quanto non è stato possibile reperire un numero sufficiente di dati.

Dalla classifica comparativa sintetica, si evince che in Italia gli aspetti critici riguardano soprattutto il benessere nel sistema scolastico, la salute e la sicurezza mentre le dimensioni nelle quali battiamo tutti gli altri paesi sono quelle della “relazione con la famiglia e i coetanei” e poi anche la “salute e sicurezza“.

Insomma, nonostante sia spesso vituperata, la famiglia è invece un pilastro del benessere dei nostri figli. Secondo il rapporto, nel nostro paese sarebbe molto elevata la percentuale di bambini che vive in famiglie con entrambi i genitori (non monoparentali); molto bassa quella di bambini che vivono in famiglie acquisite; sarebbe alta la percentuale di bambini che dichiarano di consumare il pasto principale della giornata con i genitori più di una volta alla settimana e che riferiscono che i loro genitori dedicano del tempo per “semplicemente” parlare con loro; alta la percentuale di adolescenti di 11, 13, 15 anni che riferiscono di percepire i loro coetanei come “gentili e disponibili”.

Se siamo disposti a credere a questa ricerca, dobbiamo riflettere su molte credenze che abbiamo sviluppato sulla nostra società. Spesso queste sono esasperate dai media, sempre avvezzi ad ingigantire notizie puntuali ed a provocare dibattiti come se certi episodi fossero applicabili alla generalità degli adolescenti.

Per fare un esempio, oggi va di moda il bullismo. Sembra che l’Italia sia un paese di bulli e bulle, incorreggibili e indefessi. Ai miei tempi (sic), i bulli esitevano, eccome. Solo che non esistevano i “facili costumi”, i telefonini ed i videofonini. E in tutti i casi, la realtà sta lì, nel rapporto.

I problemi sono sicurezza, salute ed il sistema scolastico. In altre parole, non tanto la sfera privata o individuale quanto piuttosto quella sociale. Un argomento da politici, ahimè.

Potestas e reciprocità con la Chiesa

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Nei giorni in cui Marcello Pera da il meglio di sé e denuncia lo sbandamento sui valori, i principi e contesta il diritto, sbagliato, di ogni parlamentare a votare secondo coscienza sui temi etici, sostenendo che il vero liberalismo è solo giudaico-cristiano, fenomeno confermato dalla rinascita religiosa, dobbiamo registrare una voce autorevole e un po’ isolata, di conforto alle posizioni laiche in tema di unioni di fatto.

Il cattolicissimo Leopoldo Elia, costituzionalista, dichiara che

«E’ dal Risorgimento che la Chiesa non teneva un atteggiamento tanto intransigente nei confronti di un governo italiano…Oggi la Chiesa italiana, avvezza ai privilegi concordatari, è abituata ad esercitare non l’auctoritas…ma una potestas indiretta del tutto anacronistica…qui mi sembra di assistere ad un tentativo di imporre un’egemonia culturale…Ora pare che la Chiesa voglia fare del nostro paese l’eccezione d’Europa: l’Italia cattolica dove non valgono le leggi in vigore in tutti gli altri Paesi cattolici…»

L’accusa di Elia è chiara: la Chiesa non deve cercare di battersi in Parlamento. L’influenza che cerca di esercitare in previsione della discussione parlamentare del progetto di legge sulle unioni di fatto, ne è un esempio.

Un’altra accusa è fatta all’annuncio da parte del Cardinale Ruini di un “documento impegnativo” per i cattolici. L’appello di Elia è ai politici di fede religiosa che dovrebbero

«farsi carico dell’intero paese, dell’evoluzione sociale della nazione intera. Non possono, per obbedienza alla dottrina cattolica del diritto naturale, rifiutare di offrire ai cittadini italiani di ogni fede e credenza quel che i offre in gran parte d’Europa.»

Noi ci spostiamo politicamente un po’ a sinistra e provochiamo, prendendo spunto da un editoriale del Riformista di qualche giorno fa. Lasciamo che la Chiesa interferisca nei lavori parlamentari, riconosciamo la legittimità di qualsiasi intervento. A condizione che vi sia reciprocità. Che ci siano permesse le incursioni con proposte di riforma del Codice del diritto canonico, dei testi liturgici e dell’ammissione ai sacramenti dei divorziati. Se si accusano i Dico di essere un istituto con un livello di responsabilità paragonabile a quello religioso, occorre ammettere le persone conviventi ai sacramenti, proprio per il vincolo così impegnativo.

Ovviamente è una provocazione, destinata a restare tale. Grazie al Concordato, che la Chiesa in certi aspetti non rispetta, impunita grazie alle maggioranze cattoliche trasversali presenti in Parlamento. Comunque, continuiamo a provocare.

Tanto per parlare di rapporti tra tifoserie e squadre…

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Tanto per restare in argomento, quello dei rapporti incestuosi tra tifoserie, calcio e politici. Contrariamente a Sergio Cragnottti e a sua figlia Elisabetta, il nipote Angelo, responsabile, ai tempi, del settore stadio e della biglietteria della Lazio, nel corso di un interrogatorio alla procura ha dichiarato che

«sotto la voce “spese di rappresentanza”, con tutti i presidenti ad eccezione di Lotito, venivano emessi tagliandi a pagamento che poi noi cedevamo senza corrispettivo agli ultrà. All’inizio, nel 1995, venivano consegnati agli Irriducibili con la scritta omaggio. Poi, su ordine di Elisabetta, circa 800 biglietti a partita avevano stampata l’indicazione del prezzo ma non venivano saldati. Inoltre gli Irriducibili beneficiavano anche di 200 biglietti con la dicitura omaggio..che in realtà poi rivendevano visto che sono stati trovati in possesso dei bagarini…Per quanto mi consta personalmente tutti i biglietti in possesso agli Irriducibili venivano poi rivenduti ai normali utenti nei loro punti vendita con un sovrapprezzo motivato come contributo alla coreografia.»

Pare che adesso con l’avvento del presidente Lotito le cose siano cambiate. Ma è una eccezione. La regola sono i “contributi alle coreografie. Comprensive di omicidi dal vivo.

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