Rudy Giuliani è una drag queen

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(Rudy Giuliani)

Il segretario della Nuova DC, Rotondi, l’ha definita “robaccia da destra religiosa americana”. Un pensiero filosofico che ha aiutato anche George W. Bush ad essere eletto per due mandati. Ora pare che gli americani scoprano sia una minoranza nel paese e non vada più di moda. Grazie a 1972, scopriamo che Cristian Rocca ne ha scritto. Documentando come i “laici” antireligiosi John MacCain e Rudy Giuliani, entrambi repubblicani, non abbiano rivali nei poll delle elezioni presidenziali.

Non che pretendiamo di volere paragonare l’Italia agli Usa, ma se non avessimo i teo-dem e i teo-con, i cattolici liberali e i liberali cattolici, i Pera, i Casini, le Binetti, i Mastella, i Volontè e compagnia bella, l’Italia non sarebbe un paese migliore? Magari sarebbe un po’ più simile alla Right Nation perché magari non avrebbe il Concordato.

Costi di ricarica: ma dai!

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Un piccolo successo verso l’abolizione dei balzelli che gravano sulle tasche di milioni di italiani: pare che l’abolizione dei costi di ricarica entrerà in vigore puntualmente il 5 Marzo. E dire che Tronchetti Provera e i suoi amici, Moratti compreso, non pare siano elettori del Centro Destra. Dovrebbero avere votato per Prodi e lui li ha ringraziati così. Sarà un’inversione di tendenza?

Caso Abu Omar: rapporti europei tra bugie e mezze verità

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(Abu Omar)

L’ex imam Abu Omar è stato liberato. Ma non è contento. Si sente un relitto d’uomo, denuncia i maltrattamenti e lo stato di detenzione in condizioni estreme del quale è stato vittima in Egitto. Il suo rilascio è stato condizionato e ora non vuole parlare perché gli è stato proibito. Ha paura. Non può lasciare il paese né dirigere la preghiera. Vuole un indennizzo di 10 milioni di euro da Silvio Berlusconi.

Nonostante il fatto che nel 1995 la procura di Milano avesse emanato un ordine di custodia cautelare nei suoi confronti con l’accusa di terrorismo internazionale, la stessa procura vuole ora incriminare gli agenti americani che lo avrebbero prelevato abusivamente dall’Italia. Perché non amano le “extraordinary rendition“. Anzi, ora dicono che la gattabuia sarebbe stata per Omar una misura di tutela, magari proprio contro gli stessi demoni americani.

Scopriamo quindi che la vocazione per il rispetto della legge e la lotta alla criminalità di procuratori come Spataro mette sullo stesso piano la lotta al brigatismo rosso e quella agli americani. Da un punto di vista strettamente giuridico ci sarebbe da credere che i procuratori rossi di Milano si siano mossi in modo impeccabile e che l’eventuale condanna dei vertici del Sismi sia cosa giusta. Eppure non siamo convinti.

Nell’edizione de LaStampa di martedì 13, è pubblicato un articolo dell’europarlamentare Jas Gawronski. Racconta la sua esperienza all’interno della commissione parlamentare europea che per un anno ha indagato sull’«uso dei paesi europei da parte della Cia per il trasporto e la detenzione illegale di prigionieri.» Relatore della commissione era l’on. Claudio Fava in quota Ds e membro del Pse europeo.

Oggi il Parlamento Europeo vota sul rapporto ma, qualsiasi siano i risultati del pronunciamento, si tratta di un atto viziato. L’accusa viene proprio da Gawronski, che scrive:

«Abbiamo cominciato subito con il piede sbagliato: nella nostra prima missione all’estero a Washington ci siamo presentati al Dipartimento di Stato con l’arroganza di un tribunale inquisitore, rendendo sin dall’inizio arduo un dialogo che sarebbe stato utile per il nostro obbiettivo. E più viaggiavamo, più ci facevamo conoscere, più ministri e funzionari rifiutavano d’incontrarci,m consapevoli della tendenziosità della nostra commissione, interessata soprattutto a mettere sotto accusa gli USA…Abbiamo sprecato un anno e tanti soldi dei contribuenti per redigere un documento che non contiene nulla di nuovo rispetto a quanto già si sapeva dai giornali e dalle fonti ufficiali e ufficiose americane…Ho chiesto più volte al relatore on. Claudio Fava, d’indicarmi le tre principali “scoperte” contenute nel suo rapporto, non ho mai avuto risposta precisa. Molti paragrafi sono preceduti da “è probabile”, “non è da escludere”, “è possibile” e da lì si traggono conclusioni definitive…La critica più severa sul rapporto è venuta da quello che era stato uno dei suoi più strenui sostenitori, il senatore svizzero Dick Marty, autore per il Consiglio d’Europa di un primo rapporto sulla Cia: “Sono deluso, mi aspettavo qualcosa di nuovo, invece hanno solo confermato quello che avevo detto io, con una sola diferenza: la loro era una commissione di 46 membri con 13 funzionari, io ho lavorato da solo!”».

Come conclude Gawronski, una cosa sono le indagini per verificare eventuali violazioni dei diritti umani nella lotta al terrorismo; un’altra la ricerca a tutti i costi di prove per dimostrare che gli USA siano l’”indiscusso violatore dei diritti. Ora ci sarà il voto, un’altra dimostrazione di come l’Europa vuole “costruire il mondo incominciando da bugie e mezze verità“.

Update: il rapporto è stato approvato a larga maggioranza. Ovviamente.

Crack Parmalat: Mario Valla, l’inascoltato

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Tutti conosciamo, a grandi linee, le vicende del crack Parmalat. Anche Beppe Grillo ne era a conoscenza, ancor prima che avvenisse. Gli unici che facevano finta di non saperne nulla erano le banche. Eppure…

Nel 1995 il procuratore capo di Parma, Giovanni Panebianco (costretto dopo il default Parmalat a lasciare l’incarico e sarà processato a Firenze per corruzione in atti giudiziari), dà seguito ad un’interpellanza parlamentare ed investe del caso il pm Francesco Brancaccio. Questi affida ad un’onesto ed indipendente ragioniere commercialista di campagna, tale Mario Valla, l’incarico di effettuare una perizia sullo stato dei conti del colosso del latte. Valla si mette al lavoro ed esamina i bilanci degli anni ‘93, ‘94 e ‘95. Usa un software della Pirola, comprato sotto casa, elabora dati e scopre ciò che molti nei dintorni di Parma già sanno. Le conclusioni sono imbarazzanti.

Valla scrive:

«Si rileva un costante incremento della posizione debitoria…l’esposizione verso il sistema bancario risulta eccessiva e caratterizzata da incrementi sproporzionati…i finanziamenti ottenuti sono stati effettuati, in larghissima parte, a breve termine…l’incontenuta espansione dell’indebitamento risulta sintomo di un peggioramento che rischia di rendere impossibile onorare i debiti in essere…l’autofinanziamento non copre neppure interamente gli oneri gravanti sui debiti, evidenziando una spirale piuttosto critica…è interessante notare come le società italiane del gruppo, alcune addirittura con patrimonio negativo, presentino quasi esclusivamente risultati di gestione in perdita…in una situazione congiunturale particolarmente negativa o in cui non si riesca a vedere rinnovati i finanziamenti ottenuti, la Parmalat può rischiare di divenire insolvente.»

Valla conclude:

«Considerando l’esposizione verso il sistema bancario, si può quindi certamente affermare che senza l’appoggio dello stesso “sistema” e la sua disponibilità a rinnovare il credito concesso, l’impresa non riuscirebbe a sussistere.»

Come hanno dimostrato successivamente le indagini, ovviamente le banche non potevano non sapere. Sapevano tutto ed erano complici. Al punto che avevano deciso, proprio a partire dagli anni ‘97 e ‘98, di scaricare sui risparmiatori e sul mercato i titoli azionari ed obbligazionari del colosso alimentare. Quello che non si capisce sono le ragioni che hanno spinto la magistratura di Parma ad archiviare il caso dopo avere ricevuto la perizia e a non informare la Consob, la Banca d’Italia e la Guardia di Finanza. Avrebbero evitato al nostro paese un danno economico e d’immagine incommensurabile. Non avrebbero permesso a molti di arricchirsi e ad altri di agire indisturbati nell’ombra. Dove ancora stanno, nascosti.

Sacchi vs. Berlusconi?

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Il Cavalier Berlusconi si era indignato per il provvedimento “anti-violenze” del governo: chiudere ai tifosi gli stadi fuori norma è un provvedimento illiberale. Non abbiamo capito esattamente cosa intendesse e non ci siamo soffermati più di tanto a cercar di capire. L’unica cosa chiara è il genere di libertà che i tifosi amano prendersi quando entrano nelle arene calcistiche: quello della violenza.

Gli “skizzati, i campioni della civiltà nostrana, dopo avere definito “un bonaccione” il ragazzo che ha provocato la morte dell’ispettore Filippo Raciti, sono tornati negli stadi e nulla è cambiato. Le urla, i cori i fischi e gli insulti sono quelli di sempre. Durante il minuto di silenzio per la vittima ci sono state addirittura delle contestazioni.

Chi predica la violenza e non ha argomenti plausibili, spesso tenta di far passare la vittima per carnefice. Ora, in Italia ed all’estero, tutti si complimentano con il ministro dell’Interno per avere finalmente messo mano al problema e preso decisioni coraggiose. Invece noi restiamo dell’opinione che, passata la tempesta e quando la notizia non farà più cassetta, tutto sarà come prima.

Lo dice anche uno che di club calcistici ne capisce e che punta il dito sul vero problema, di cui non si parla e non si può parlare: il rapporto con i club, la politica e le coperture.

Arrigo Sacchi non usa mezzi termini:

«Questi violenti sono stati indirizzati verso l’ambito sportivo perché le società conniventi li hanno arruolati per vincere, rendendoli più potenti e più ricchi. Se la protezione dei club e di alcuni politici non verrà meno, i provvedimenti presi dal governo saranno aggirati: i tornelli, da soli, non serviranno a niente. Queste persone si sono avvicinate al calcio soltanto per interferire economicamente, tecnicamente e socialmente, godendo della protezione delle società e di alcuni politici

Per metterla in termini chiari, esiste, secondo Sacchi (e secondo noi), un rapporto di mutuo interesse, irreversibile, tra frange organizzate di tifoserie, società e politici che tende a sfruttare il mondo del calcio per trarne un vicendevole profitto. Per raggiungere gli obbiettivi prefissati, i tifosi non esitano in talune occasioni ad usare la violenza come mezzo di dissuasione ed in questo vengono appoggiati e tollerati.

Sacchi è stato per molti anni il deus ex machina del Milan, la squadra di chi ora grida per gli attentati alla libertà. Non vorremmo scoprire che chi grida e usa questi argomenti, sia proprio chi ha ispirato Sacchi a fare questa denuncia. Non vorremmo che fosse un grido ispirato da secondi fini.

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