
Il Cavalier Berlusconi si era indignato per il provvedimento “anti-violenze” del governo: chiudere ai tifosi gli stadi fuori norma è un provvedimento illiberale. Non abbiamo capito esattamente cosa intendesse e non ci siamo soffermati più di tanto a cercar di capire. L’unica cosa chiara è il genere di libertà che i tifosi amano prendersi quando entrano nelle arene calcistiche: quello della violenza.
Gli “skizzati“, i campioni della civiltà nostrana, dopo avere definito “un bonaccione” il ragazzo che ha provocato la morte dell’ispettore Filippo Raciti, sono tornati negli stadi e nulla è cambiato. Le urla, i cori i fischi e gli insulti sono quelli di sempre. Durante il minuto di silenzio per la vittima ci sono state addirittura delle contestazioni.
Chi predica la violenza e non ha argomenti plausibili, spesso tenta di far passare la vittima per carnefice. Ora, in Italia ed all’estero, tutti si complimentano con il ministro dell’Interno per avere finalmente messo mano al problema e preso decisioni coraggiose. Invece noi restiamo dell’opinione che, passata la tempesta e quando la notizia non farà più cassetta, tutto sarà come prima.
Lo dice anche uno che di club calcistici ne capisce e che punta il dito sul vero problema, di cui non si parla e non si può parlare: il rapporto con i club, la politica e le coperture.
Arrigo Sacchi non usa mezzi termini:
«Questi violenti sono stati indirizzati verso l’ambito sportivo perché le società conniventi li hanno arruolati per vincere, rendendoli più potenti e più ricchi. Se la protezione dei club e di alcuni politici non verrà meno, i provvedimenti presi dal governo saranno aggirati: i tornelli, da soli, non serviranno a niente. Queste persone si sono avvicinate al calcio soltanto per interferire economicamente, tecnicamente e socialmente, godendo della protezione delle società e di alcuni politici.»
Per metterla in termini chiari, esiste, secondo Sacchi (e secondo noi), un rapporto di mutuo interesse, irreversibile, tra frange organizzate di tifoserie, società e politici che tende a sfruttare il mondo del calcio per trarne un vicendevole profitto. Per raggiungere gli obbiettivi prefissati, i tifosi non esitano in talune occasioni ad usare la violenza come mezzo di dissuasione ed in questo vengono appoggiati e tollerati.
Sacchi è stato per molti anni il deus ex machina del Milan, la squadra di chi ora grida per gli attentati alla libertà. Non vorremmo scoprire che chi grida e usa questi argomenti, sia proprio chi ha ispirato Sacchi a fare questa denuncia. Non vorremmo che fosse un grido ispirato da secondi fini.