Oreste Scalzone e i nostalgici del ‘77

Il dubbio non ci aveva assalito neanche per un attimo, immaginandoci l’incontro di Oreste Scalzone al centro degli autonomi di Askatasuna. Eppure la curiosità è stata troppa e abbiamo dovuto sbirciare nei resoconti.
Già la foto dice molto. Si vede la faccia di un ubriaco di ideologie e di vicende ormai irrimediabilmente sepolte dalla storia. Un ubriaco triste e demoralizzato. Eppure, sembra che parli con forza:
«Alla lotta armata ho detto no, ma non mi sento di dir nulla a un giovane che voglia imbracciare le armi. Se scoppiasse un’insurrezione, potrei essere da una parte della barricata…Sono molto affascinato dalla non violenza, ma non sono abbastanza demente intellettualmente per cascarci. Il padre di Jospin era un accanito pacifista, e per questo non voleva nemmeno combattere Hitler… Il ‘68 viene sempre osannato, e il ‘77 denigrato. Invece la sua ricchezza non è paragonabile: la spinta propulsiva del ‘68 s’è esaurita quasi subito.»
A noi questa sembra debolezza. Eppure c’è ancora qualche politico che conta, seduto negli scranni dei parlamenti a tentare di rappresentare quei pochi reduci. I numeri nelle stanze del potere non gli danno ragione eppure contano ancora e ogni tanto riescono a riempire le piazze, sull’onda emotiva di qualche evento pompato dai media.
A noi non resta che sperare nel successo anche parlamentare di questi nostalgici, colti nel mezzo dei festeggiamenti del trentennale del “1977“,
«che rappresentò un alto momento di scontro sociale e di sperimentazione politica in Italia…il’77 che potrebbe scoppiare domattina».
Ecco, facciamo un appello ai cugini post-comunisti, para-ambientalisti e pseudo-terzomondisti che siedono tra i ministri e i parlamentari. Fate scoppiare un bel ‘77 con un alto momento di scontro sociale: così facciamo una seconda sperimentazione politica e mandiamo a casa Prodi.


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