Ratzinger non piace ai magistrati

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Dopo che il Vaticano ha invitato medici, infermieri e politici ad esercitare l’obiezione di coscienza per difendere la vita e dopo che nessuno ha protestato (se non blandamente), ieri i giudici, rappresentati dal Consiglio Superiore della Magistratura, hanno ritenuto opportuno prendere le contromisure.

Il plenum della magistratura ha decretato che non c’è spazio per un’obiezione di coscienza del magistrato chiamato a decidere di questioni sulla bioetica, come il diritto di vivere o di morire. L’unica tavola dei valori cui il giudice deve far riferimento nell’esercizio delle sue funzioni è la Costituzione, alla quale ha giurato fedeltà.

La decisione è venuta dopo che tutti i componenti togati del CSM avevano chiesto l’apertura di una pratica per organizzare al più presto un corso di formazione e aggiornamento professionale su questo delicatissimo fronte. Il punto di riferimento, in campo giuridico, è la sentenza della Corte Costituzionale n. 196 del 1987 che esclude il diritto del magistrato all’obiezione di coscienza nel caso di aborto di una minorenne. Anche l’Anm ricorda, in un suo documento, che «la sola obiezione possibile per un giudice nei confronti del diritto positivo è l’eccezione di legittimità costituzionale» di una legge rispetto ai valori della Costituzione.

Da parte nostra, speriamo vivamente che non siano i giudici l’ultimo baluardo verso la pressione ideologica delle gerarchie vaticane sui temi etici. D’altro canto, non possiamo far altro che dare il nostro appoggio su questo argomento alla lobby dei magistrati. Nostro malgrado, ci dobbiamo adeguare alla visione da “tifoseria” di molti, che dà legittimità alle lobby, di cui la Chiesa cattolica è un’illustre esponente. Non riusciamo comunque a comprendere questa lobby, in quanto tale, cosa voglia ottenere.

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