Caso portaborse: reprimende? No, impunità

borsa.jpgLa trasmissione “le Iene” colpisce sempre nel segno quando si muove nei dintorni del Parlamento. Dopo l’affare della parlamentare Elisabetta Gardini e dell’ignoranza dilagante tra gli inquilini di Montecitorio, eccoci ai portaborse. Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu hanno intervistato questi eclettici personaggi, capaci di influenzare la carriere dei loro datori di lavoro.

Pare lavorino 8-10 ore al giorno, tra la gestione degli appuntamenti, le telefonate e la preparazione dei discorsi, delle proposte di legge e l’esame della rassegna stampa. Fin qui, niente di male. Ognuno è libero di accettare o rifiutare un lavoro e le sue condizioni.

Il problema è invece il trattamento giuslavoristico e previdenziale di questi “lavoratori”, dei quali solo l’8% pare siano in regola con le normative vigenti. Una cosa “normale” in un paese come l’Italia, dove è “normale” che una percentuale insolitamente elevata di rappresentanti del popolo faccia abitualmente uso di stupefacenti, non abbia un adeguato livello culturale e di informazione sulla vita socio economica.

Non dobbiamo pensare che questi fatti siano solo appannaggio delle pagine di gossip di qualche giornale da parrucchiere o di trasmissioni come “le Iene“. Sono consuetudini osservate anche all’estero, delle quali parlano diffusamente  illustri quotidiani come il Figaro in Francia. Eppure, sappiamo già come andrà a finire. Nel nulla. Nessuna reprimenda, provvedimento, pentimento o cambiamento. Solo un diffuso sentimento di impunità. E poi i politici si lamentano perché nel paese c’è un livello elevato di evasione fiscale e contributiva. Capite perché?

Filoamericani a corrente continua

Via l’amico Estinto, mitico webmaster, leggo questo articolo sul blog di Stefano, aka Cadavrexquis, radicale, omosessuale, penna finissima nonostante la tenera età (sic!..). Ci sentiamo di articolare una risposta a Stefano, visto che, non casualmente, sin dall’inizio della vita del nostro blog, facciamo bella mostra di un’aquila con bandiera a stelle e striscie.

L’articolo citato parla di un intervento di tale Ann Coulter, opinionista, tristemente famosa per le sue posizioni spesso anacronistiche sui temi politici e dei diritti civili. La Coulter rappresenta quanto di peggio si possa trovare nel panorama dell’opinionismo politico americano. Robaccia da destra religiosa. Nonché, all’occorrenza, omofoba.

Dopo l’11 Settembre, un suo celebre articolo recitava:

we should invade their countries, kill their leaders and convert them to Christianity.”

La settimana successiva, non contenta della sua pretesa utopia, insisteva:

Congress could pass a law tomorrow requiring that all aliens from Arabic countries leave….We should require passports to fly domestically. Passports can be forged, but they can also be checked with the home country in case of any suspicious-looking swarthy males.”

Non so se mi spiego.

Stefano ci deve scusare, ma di Ann Coulter non abbiamo tempo di occuparci. Rispettiamo i suoi fans, anche se non li comprendiamo. Per il momento abbiamo preferito aderire al blog per Rudy Giuliani, repubblicano fino al midollo ma noto sostenitore dei diritti dei gay e del diritto all’aborto. Ne avevamo già scritto qui. Pare che la campagna elettorale americana abbia un grande assente: un candidato che rappresenti la destra religiosa. Meglio così, ci basta il messianismo degli ayatollah.

Tornando all’omofobia nostrana, che dire? Finalmente abbiamo capito che trattasi di un partito trasversale, blasonato e discendente da antiche casate: quelle dei padri fondatori della repubblica, viste le recenti affermazioni del senatore Andreotti. A lui, raccomandiamo di aggiustare il tiro in tema di educazione dei giovani. Invece di metterli in guardia sui pericoli derivanti dalla presenza degli omosessuali nei cinema, dovrebbe spiegargli che nelle parrocchie le “toccatine” di certi sacerdoti vanno prese con le pinze. E denunciate. Visto che in ambito ecclesiastico questi “malati” non sono neanche trattati come tali, ma tenuti nascosti in un alveo di omertà.

P.s.: qui di seguito il video dell’affermazione di Ann Coulter, incriminata (con qualche ricamo…). Comunque non preoccupiamoci, “it’s all about money”!

Riforma elettorale? A noi piace questa

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Le polemiche di questi giorni sull’opportunità di una modifica della legge elettorale, ci spingono a scrivere di un’idea sulla quale riflettiamo da tempo. Si tratta del sistema “Cantor“, una cosa completamente inventata, frutto di fantasie prive di qualsiasi base giuridica. Insomma di una stupidaggine, così, tanto per aggiungere stupidaggini alle stupidaggini. Non sappiamo neanche se esista un sistema simile in qualche paese.

Il sistema che vorremmo è questo:

1) gli elettori hanno due schede, una per la Camera ed una per il Senato ed in entrambi i rami del Parlamento si vota con lo stesso sistema. Ogni partito deve presentare un suo candidato e non sono permessi candidati espressione di una coalizione. La votazione è effettuata scegliendo in ogni circoscrizione un binomio candidato/partito. Quindi Forza Italia presenterà in una data circoscrizione il signor Rossi, la Lega il signor Bianchi, AN il signor Mussolini, i DS il signor Togliatti e così via. Nella scheda elettorale si potrà votare, sia per la Camera che per il Senato, per uno ed un solo binomio e il voto conterà sia per il candidato votato (voto maggioritario) che per il partito (su base proporzionale). In ogni circoscrizione vincerà il candidato che avrà avuto il maggior numero di voti (maggioritario uninominale secco);

2) una volta nominati i vincitori di ogni circoscrizione, si procederà, su base nazionale, al conteggio proporzionale dei voti di tutti i partiti, risultanti dalle preferenze candidato/partito. Ci saranno dei partiti che avranno ottenuto almeno il 5% dei voti e altri che non avranno superato questa soglia. Tutti i candidati dei partiti che non hanno superato la soglia del 5%, saranno eliminati dalle classifiche di circoscrizione. Quindi, in tutte le circoscrizioni ove avrà vinto un candidato di un partito “eliminato” dal conteggio proporzionale, la vittoria sarà nuovamente assegnata al secondo classificato. Nel caso in cui anche il secondo appartenga ad un partito “eliminato”, la vittoria sarà assegnata al terzo e così di seguito. I seggi riassegnati saranno così ridistribuiti a favore di tutti i partiti che hanno superato la soglia di sbarramento, sulla base delle classifiche ottenute dai loro singoli candidati in ogni circoscrizione;

3) una volta determinati i risultati finali e quindi i seggi ottenuti da ogni partito nelle due Camere, ogni formazione potrà cercare di formare delle maggioranze parlamentari. La riduzione al massimo a 4-5 partiti, permetterà ad ognuno di stringere alleanze con i partiti più affini. La coalizione di partiti in grado di formare una maggioranza, proporrà un suo candidato a guidare il governo;

4) Durante la legislatura, se un parlamentare della maggioranza (o uno dell’opposizione) decidesse di cambiare casacca e quindi di non rispettare più il mandato ricevuto dagli elettori, dovrà necessariamente dimettersi dal suo incarico;

Probabilmente abbiamo dimenticato qualcosa o siamo stati poco chiari. Di sicuro non saremo risultati interessanti per nessuno perché nel nostro paese qualsiasi riforma del sistema (ammesso che si possa poi parlare di riforma), deve tenere conto delle esigenze di tutti (i partiti) e non di tutti (i cittadini).

Vogliamo la riforma elettorale

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L’Italia è un paese malato, di nanismo. Le imprese sono piccole, le banche anche, i partiti pure. Ecco, il problema sta tutto qui, nella frammentazione. A livello politico la frammentazione dei gruppi politici (25 in Parlamento) è figlia delle regole, del sistema elettorale. Se avessimo un quarto dei partiti, pur senza avere risolto tutti i problemi, il paese avrebbe un altro voto.

Dopo oltre 40 anni di sistema proporzionale, abbiamo avuto il Mattarellum che non ha risolto i problemi. Poi è arrivato il governo Berlusconi e ha creato il mostro attuale, grazie al senatore Calderoli. Oggi , anche lui, dice che è stata una legge disastrosa, causa della situazione incerta in Senato e della crisi di un governo caduto dopo soli 281 giorni.

Nonostante la politica per lo più sia composta di “politci”, sul tema del sistema elettorale sono pochi quelli contrari ad una riforma. Tranne Berlusconi. Lui non vuole che si tocchi l’attuale legge perché “è un falso problema e modificarla vorrebbe dire mettere in crisi l’attuale bipolarismo”. Quale bipolarismo, ci chiediamo noi? Quello che vede la Lega contrapposta all’Udc? O Rifondazione alla Margherita o alla Rosa nel Pugno? Meglio non andare oltre.

Il bipolarismo in Italia non esiste. Esistono altri fenomeni, come l’antiberlusconismo, i nazionalismi locali, le maggioranze cattoliche trasversali, l’antagonismo di sinistra. Insomma esiste solo il caos e l’anarchia, nei palazzi come nel paese. E Berlusconi che fa? Dice che è contrario a qualsiasi riforma, al sistema tedesco, a quello spagnolo e che il doppio turno alla francese non è assolutamente possibile in Italia” (leggi: non s’ha da fare perché gli elettori di Centro Destra non vanno al voto due turni).

Secondo lui, basterebbe cambiare la legge modificando “il premio di maggioranza al Senato da regionale a nazionale“. Peccato che il premio di maggioranza regionale sia stato imposto dalla Corte Costituzionale, altra vera complice del governo Berlusconi. Con la sua decisione ha reso disastroso un sistema elettorale osceno. Non solo Berlusconi non vuole cambiare la legge ma definisce “politicanti” i suoi alleati favorevoli ad una modifica. Il che ci fa capire perché qualcuno nella sua coalizione si sia stufato e gli abbia dato il ben servito.

Caro Cavaliere, l’abbiamo votata perché crediamo nelle sue doti di leader. Ma si ricordi che non è possibile ottenere risultati apprezzabili stando a capo di una coalizione formata di troppi partiti e partitini, nella quale non si vota a maggioranza e dove anche un solo voto vale come quello di un intero partito. Occore tagliare i rami secchi, arrivare a 4-5 partiti. Con una legge diversa. Magari con un sistema maggioritario a turno unico e sbarramento proporzionale al 5%. Ma questo è un altro post.

Update: oggi alla camera Berlusconi ha “aperto” al dialogo per la riforma. Si vede che ieri era stato “mal interpretato” (…)

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