Danni esterovestiti

Le recenti vicende di politica estera mostrano un lato dell’Italia tanto debole quanto ridicolo. Il rapimento di Daniele Mastrogiacomo sappiamo come si è concluso: una vita salvata e tre morti sgozzati, ai quali ne vanno aggiunti un numero ancora non calcolabile grazie alla liberazione di 5 terroristi. Se poi mettiamo nel conteggio l’impatto psicologico positivo in seno ai taleban, generato dal successo di questa azione militare, possiamo immaginarci il danno.
La critica principale mossa agli organi governativi italiani è stata di avere affidato ad Emergency la conduzione delle trattative per liberare il giornalista, escludendo l’operatività dei servizi segreti militari. Anche esponenti della maggioranza hanno riconosciuto che Silvio Berlusconi, nelle precedenti vicende di rapiti in luoghi di guerra, si era mosso con maggiore prudenza ed intelligenza.
Ora il governo afgano ci fa sapere che Emergency non è gradita perché un suo collaboratore, tale Hanefi, mediatore, è stato arrestato con l’accusa di collusione con gli estremisti islamici. Emergency se ne va dall’Afghanistan, perché ora per lei non c’è più sicurezza, protesta, si indigna, ma ormai il danno è fatto. E i sospetti aumentano.
Chissà cosa pensano in questo momento i personaggi illustri sostenitori di Gino Strada, a partire dalla famiglia Moratti, petrolieri (chissà se Strada ha messo una buona parola per loro in Irak…), i cantanti Jovanotti, Pelù, Ligabue, Beppe Grillo e politici come Sergio Cofferati. Saranno tutti arrabbiatissimi, contro il governo di Ponzio Pilato, ovviamente. Ma intanto per un po’ in Afghanistan non sentiremo parlare di Strada, il che è già un risultato.
Ai danni si sommano danni. In politica estera, quando non è il governo a farli, è la magistratura. L’Avvocatura dello Stato (uno dei pochi baluardi rimasti a difesa della legalità), non ha peli sulla lingua. Accusa i Pm Spataro e Pomarici per come hanno condotti le indagini e gli interrogatori degli indagati nei servizi segreti nel caso dell’imam Abu Omar. Sostengono che siano stati costretti a rivelare fatti e circostanze coperte dal segreto di stato e, perciò, riservate perché coinvolgono anche persone di altri paesi:
«Sotto il profilo della politica internazionale, va rilevato il sensibile danno recato all’immagine del governo italiano, soprattutto nella delicatissima e vitale materia della collaborazione tra Stati nel campo dell’antiterrorismo…La divulgazione dei risultati istruttori espone i Servizi italiani al rischio concreto di “ostracismo informativo” da parte degli omologhi stranieri interessati a problematiche comuni con evidenti negativi contraccolpi sullo svolgimento dell’attività informativa presente e futura.»
Non è sconcertante che il Ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, nel corso dell’udienza parlamentare sul caso Mastrogiacomo, abbia chiesto una politica comune tra gli Stati nei casi di rapimenti in zone di guerra? Con questo venticello, al prossimo rapito italiano, succederà che i servizi segreti americani o inglesi depisteranno i nostri Carabinieri. Avessero depistato Strada, sarebbe stato meglio.


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