Avanti con Nicolas Sarkozy

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Nicolas Sarkozy non è proprio simpaticissimo. Oltretutto ha tendenze protezioniste, la spocchia tipicamente francese, è piuttosto arrogante e fa paura molti. Ma se fossimo francesi, il 22 Aprile prossimo non avremmo dubbi. Il perché? Ce lo spiega nostra sorella Inyqua.

Sarkozy trova scioccante che la Chiesa consideri l’omosessualità un peccato. Noi no. Perché noi, italiani, abbiamo la Chiesa tra le chiorbe da molti secoli. I francesi, invece, oltre a non avere il Concordato e le revisioni del Concordato, della Chiesa sentono parlare solo ogni tanto. Per di più, loro hanno avuto cose che a noi sono mancate: i Re Sole, la rivoluzione con la ghigliottina, Voltaire e Napoleone. Ve lo immaginate un Papa al cospetto di Napoleone? Ci scappa da ridere.

Non che i francesi ci stiano particolarmente simpatici, ma a Cesare dobbiamo ciò che è di Cesare. Hanno dei vantaggi, è indubitabile. Hanno eliminato tutti i partiti della sinistra radicale e non hanno influenze ecclesiastiche nella vita politica e sociale. Cioè non hanno ciò che condiziona maggiormente (insieme alla corruzione), la vita del nostro paese in negativo: il catto-comunismo, del quale, ogni giorno di più, ci dobbiamo sorbire dosi massicce. E dire che qualcuno sosteneva la fine della Prima Repubblica.

Avanti Sarkozy.

Grazie Panella, un fascismo islamico ci basta

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Questo Buraku Dream mi sta proprio simpatico. Deve aver letto a distanza nel mio pensiero. Dopo essermi bevuto in una mezza giornata l’ultimo libro di Carlo Panella (da rendere testo obbligatorio nelle scuole), anche io, come Buraku, sono rimasto un po’ allibito dalla conclusione. E, come Buraku, da cacchina che dubita, non mi permetto di dissentire davanti ad un Carlo Panella. Al quale faccio solo un augurio: di non diventare l’ennesimo ateo devoto.

Danni esterovestiti

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Le recenti vicende di politica estera mostrano un lato dell’Italia tanto debole quanto ridicolo. Il rapimento di Daniele Mastrogiacomo sappiamo come si è concluso: una vita salvata e tre morti sgozzati, ai quali ne vanno aggiunti un numero ancora non calcolabile grazie alla liberazione di 5 terroristi. Se poi mettiamo nel conteggio l’impatto psicologico positivo in seno ai taleban, generato dal successo di questa azione militare, possiamo immaginarci il danno.

La critica principale mossa agli organi governativi italiani è stata di avere affidato ad Emergency la conduzione delle trattative per liberare il giornalista, escludendo l’operatività dei servizi segreti militari. Anche esponenti della maggioranza hanno riconosciuto che Silvio Berlusconi, nelle precedenti vicende di rapiti in luoghi di guerra, si era mosso con maggiore prudenza ed intelligenza.

Ora il governo afgano ci fa sapere che Emergency non è gradita perché un suo collaboratore, tale Hanefi, mediatore, è stato arrestato con l’accusa di collusione con gli estremisti islamici. Emergency se ne va dall’Afghanistan, perché ora per lei non c’è più sicurezza, protesta, si indigna, ma ormai il danno è fatto. E i sospetti aumentano.

Chissà cosa pensano in questo momento i personaggi illustri sostenitori di Gino Strada, a partire dalla famiglia Moratti, petrolieri (chissà se Strada ha messo una buona parola per loro in Irak…), i cantanti Jovanotti, Pelù, Ligabue, Beppe Grillo e politici come Sergio Cofferati. Saranno tutti arrabbiatissimi, contro il governo di Ponzio Pilato, ovviamente. Ma intanto per un po’ in Afghanistan non sentiremo parlare di Strada, il che è già un risultato.

Ai danni si sommano danni. In politica estera, quando non è il governo a farli, è la magistratura. L’Avvocatura dello Stato (uno dei pochi baluardi rimasti a difesa della legalità), non ha peli sulla lingua. Accusa i Pm Spataro e Pomarici per come hanno condotti le indagini e gli interrogatori degli indagati nei servizi segreti nel caso dell’imam Abu Omar. Sostengono che siano stati costretti a rivelare fatti e circostanze coperte dal segreto di stato e, perciò, riservate perché coinvolgono anche persone di altri paesi:

«Sotto il profilo della politica internazionale, va rilevato il sensibile danno recato all’immagine del governo italiano, soprattutto nella delicatissima e vitale materia della collaborazione tra Stati nel campo dell’antiterrorismo…La divulgazione dei risultati istruttori espone i Servizi italiani al rischio concreto di “ostracismo informativo” da parte degli omologhi stranieri interessati a problematiche comuni con evidenti negativi contraccolpi sullo svolgimento dell’attività informativa presente e futura

Non è sconcertante che il Ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, nel corso dell’udienza parlamentare sul caso Mastrogiacomo, abbia chiesto una politica comune tra gli Stati nei casi di rapimenti in zone di guerra? Con questo venticello, al prossimo rapito italiano, succederà che i servizi segreti americani o inglesi depisteranno i nostri Carabinieri. Avessero depistato Strada, sarebbe stato meglio.

Squilibriamo i cinesi di via Sarpi a Milano

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Ieri si è consumato il primo atto di una farsa che durerà ancora per un po’ di tempo. A Milano è ormai nota da anni l’esistenza di una enclave extracomunitaria, occupata da cinesi nella zona di via Paolo Sarpi. Qui gli italiani non esistono quasi più, nonostante il fatto che la zona sia stata per molti anni un centro di attività commerciali gestite da milanesi.

La causa degli incidenti è stata una non-causa. Una semplice verifica effettuata da un vigile su una vettura privata ha fatto emergere l’uso improprio della stessa, adibita a trasporto merci. La stessa vettura è stata controllata un’altra volta nel corso della giornata, con lo stesso risultato.

Il tutto è bastato a fare esplodere una protesta con conseguente rissa e assalto ai vigili. Il tutto grazie ad anni di amministrazione comunale incomprensibilmente cieca e tollerante ma, soprattutto, alla diffusa cultura dell’illegalità. I cinesi nella zona di via Sarpi, vendono di tutto, all’ingrosso e al dettaglio: merci proveniente da ogni dove e prodotti finiti in angusti sottoscala, spesso con il lavoro di persone ridotte in semischiavitù.

Va dato atto alla mite Letizia Moratti di avere raccolto il grido di dolore dei suoi concittadini e avere dichiarato che non tollererà “zone franche“. Il problema delle zone franche sembra essere un tratto tipico del nostro paese: moschee islamiche dove si assoldano terroristi e si pratica la cultura della morte, quartieri napoletani e non solo dove la polizia non può circolare, mercatini popolati di venditori abusivi con prodotti contraffatti, quartieri dove è necessario alzare muri per controllare l’ordine pubblico.

La cosa più comica dell’accaduto milanese è stata la reazione del Ministero degli Esteri di Pechino. Chiede che si risolva il problema “con equilibrio”, forse pensando che in Italia siano usati gli stessi sistemi cinesi, con i quali i poveri immigrati avrebbero poche speranze di evitare i lavori forzati. Inoltre auspica che la soluzione “tenga conto delle ragionevoli esigenze e degli interessi legali dei cinesi residenti all’estero“. Strana preoccupazione, quasi a voler insinuare una sfiducia nella polizia e nella giustizia nostrane. Quello che preoccupa i milanesi, invece, è il rispetto delle proprie esigenze di cittadini e delle leggi, troppo spesso violate in questa zona. Senza contare le minacce e i soprusi.

Per concludere, il commento dell’Agenzia Nuova Cina, secondo la quale le violenze sono scoppiate ”dopo che la polizia aveva multato una donna incinta che stava scaricando merci da un carretto”. Preoccupante, veramente preoccupante. Un esempio di identificazione da conquistadores, tanto sono convinti che ormai tutto il mondo sia Cina.

Agitazioni clericali: le critiche interne al Papa

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Da oggi inauguriamo la reciprocità nei rapporti con la Chiesa cattolica. Ingerenza reciproca, la chiameremo.

Pare che in molti ambienti cattolici l’avvento di Benedetto XVI sia vissuto con molto malessere. I segni dati dall’inizio del pontificato non sono incoraggianti relativamente ad una maggiore apertura verso la “modernità“. Alcuni episodi sono sintomatici, come, ad esempio, la volontà di reintegro degli scismatici della fratellanza sacerdotale di San Pio XI, le autorizzazioni date qua e là a celebrare messa in latino, la pubblicazione dell’esortazione sinodale Sacramentium Caritatis e la messa al bando dei libri di un grande teologo spagnolo, il gesuita Jon Sobrino.

Le critiche all’atteggiamento della Chiesa cattolica verso Sobrino sono piovute da più parti. I gesuiti per primi, riuniti nel Consiglio Generale, hanno criticato e esposto le loro preoccupazioni; la facoltà di teologia dell’Università di Munster in Germania, ha espresso la sua disapprovazione, dopo avere assegnato a Sobrino un dottorato honoris causa.

Albert Lonchamp, abbate superiore dei gesuiti in Svizzera, ha dichiarato:

«Dopo un periodo di latenza, il clima è diventato deleterio. A Roma non si riesce a discutere se non per diktat. Il pensiero teologico è imbavagliato. Per ottenere un clima di unità, il Papa fa tacere tutti. Per essere tranquilli, i teologi tacciono. Benedetto XVI è un illuminato, intelligente ma conservatore e incapace di aperture. Ora la sua vera natura è venuta fuori. Con la dottrina non si scherza ma così si è persa la capacità di profetizzare.»

Anche alcuni elementi della Sacramentium Caritatis, sono oggetto di critiche: la reiterazione della proibizione a sposarsi, della comunione per i divorziati risposati e l’impedimento alle celebrazioni interconfessionali. La rivista cattolica progressita Golias, vede in questa esortazione «il grande manifesto della restaurazione cattolica» e lancia un appello alla

«grande resistenza spirituale…I cattolici più aperti saranno irritati, feriti e delusi da questo testo. Avranno il sussulto del ricordo che una delle missioni principali del cristiano è la resistenza. Il Papa, da solo, non è la Chiesa. Quando un pontefice di chiude su delle posizioni dure ed intransigenti che lo tagliano fuori dal resto della comunità, la vera infedeltà non è quella del corpo ma della mente.»

Qualcuno aveva dubbi?

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