Turchia: la rinuncia di Abdullah Gül

Abdullah Gül, Ministro degli Esteri turco, ha annunciato la sua rinuncia a ripresentarsi come candidato alla presidenza del paese dopo che lo scrutinio è stato invalidato dal Presidente del Parlamento a causa della mancanza del quorum. Ora si terranno le elezioni anticipate, previste per il 22 luglio ma le speranze di vedere mutati gli equilibri in Parlamento sono deboli.
Il partito dell’attuale premier Erdogan ha proposto una modifica della legge elettorale, con l’abbassamento a 25 anni dell’età minima per l’eleggibilità dei deputati il che rendrebbe, tra l’altro, più difficile l’elezione di parlamentari indipendenti. Purtroppo c’è da registrare il pericolo reiterato di una rappresentanza post elezioni che non cambierà gli attuali assetti parlamentari.
L’AKP rischia di riuscire ancora ad ottenere una maggioranza schiacciante e questo, paradossalmente, anche grazie alle gerarchie militari. Dal 2002 vige infatti un sistema di sbarramento proporzionale del 10%, causa della disparizione del voto di circa la metà dei votanti e della vittoria schiacciante dell’AKP. I militari quindi sono le sentinelle ma anche gli involontari fautori di questa situazione.
L’Europa invece continua a non capire. Molti, specialmente a sinistra, ritengono che le manifestazioni oceaniche a difesa dello stato laico, tenutesi nelle ultime settimane, altro non siano che una strumentalizzazione di piazza dei kemalisti e dei militari. La maggioranza, invece, sarebbe silenziosa e favorevole ad una continguità della politica con la religione. Non è ben dato sapere come si possa affermare una tale idiozia visto che alle ultime elezioni sono stati quasi il 50% i voti andati ai piccoli partiti indipendenti, tagliati fuori dalla competizione dalla clausola di sbarramento.
Oggi l’Europa è alleata nei fatti agli islamisti, moderati o meno che siano. Entrambi chiedono il rispetto delle regole democratiche, dimenticando che i casi storici della Germania d’ante guerra o della Palestina di oggi dimostrano che un paese può perdere la libertà attraverso libere elezioni. Resta quindi in sospeso il problema della legittimità e ammissibilità elettiva di qualsiasi partito islamista, seppur moderato, la cui dottrina si fonda sempre sul presupposto che non vi possano essere altre leggi se non quelle dettate dalla sharia.
La vicenda dell’Algeria ci ha anche insegnato che se i laici ed i militari permettono una fuga in avanti ai partiti coranici, la guerra civile può essere il prezzo necessario per scrollarsi di dosso la capitolazione dello stato laico ed indipendente. Nonostante questo paese si situi a pochi chilometri dalle coste europeee e che la Turchia sia un nostro vicino, c’è chi continua a sostenere la necessità di negoziati e di regole democratiche ed il rispetto della costituzione.
Da ieri nel continente c’è però una novità. L’elezione di Nicolas Sarkozy e l’eventuale spostamento a destra del Parlamento francese, promettono un cambiamento nella politica del dialogo con il paese di Ataturk. Il nuovo Presidente è stato chiaro su cosa si dovrà dire ai turchi:
“Potrete essere associati in ambito europeo ma non potrete diventare un paese membro: siete in Asia minore“.
Una affermazione tanto schoccante quanto chiara. Inverosimile nella bocca di un qualsiasi uomo politico italiano, di un campione del politically correct.


Augusto ha scritto:
Cantor, ci hai ripensato o non avevo capito io?
Leggo questo post come “filo Turco” o sbaglio?
Sì, le manifestazioni “laiche” sono le sole che contano.
Stò per dire una mostruosità e me ne assumo la responsabilitá:
Democrazia, per attuarla veramente è necessario che ogni elettore sia dotato di “un minimo” di coscenza/conoscenza politica.
Mia madre e mia zia hanno sempre votato per Moro. Perchè? “perchè è bello (Moro)”. Coscienza politica.
Un mio amico di scuola votava PC. Perchè? “perchè nonno e papà lo fanno/facevano”. Coscienza politica.
Cosa ne sanno le moltitudini che vivono nel profondo dell’Anatolia?
Sarkozy, potrebbe aver trovato una (felice) soluzione da applicare “subbeto” domani stesso.
Ciao
Pubblicato il 07-Mag-07 alle ore 16:54 | Permalink
Cantor ha scritto:
Non ci ho ripensato. Forse nei post precedenti mi sono espresso male (ma non mi pare). Conosco molto bene il caso Algeria e sono pienamente d’accordo con Carlo Panella sul valore della presenza di militari e di una classe intellettuale laica per la preservazione delle democrazia nei paesi islamici.
Li considero delle sentinelle perchè qualsiasi siano i partiti filo islamici che vanno al potere alla lunga portano solo la sharia e null’altro.
A me interessa la libertà e la democrazia non è una religione anche se è sempre preferibile.
Ciao Augusto.
Pubblicato il 07-Mag-07 alle ore 17:13 | Permalink
Augusto ha scritto:
Appunto, mi riferivo al pensiero, che condivido in toto, di Panella (Carlo)
Ciao
Pubblicato il 07-Mag-07 alle ore 17:49 | Permalink