La pratica austriaca: lavorare di più

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Non dovrebbe meravigliare l’accordo raggiunto in Austria tra i sindacati e le organizzazioni dei datori di lavoro. In futuro lì si potranno lavorare fino a 60 ore settimanali, il tutto semplicemente recependo una direttiva comunitaria, la 93/04, che, sulla base del principio di flessibilità, consente teoricamente di arrivare a 77 ore lavorate per settimana. Il totale delle ore lavorate è infatti calcolato non per settimane ma per mesi e la direttiva stabilisce che dopo otto settimane di orari al di sopra delle 40 ore occorre rientrare nell’orario normale per almeno due settimane.

Tanto per fare qualche esempio, l’orario medio annuo negli USA è di circa 2.000 ore di lavoro. La media europea è di 1.630. La Francia è a quota 1.390, l’Italia a 1.505 e la Gran Bretagna a 1.872. Gli economisti dicono che in Austria si sta applicando la cosiddetta “teoria austriaca del capitale, secondo la quale, lavorando tutta la settimana (tranne un giorno o mezza giornata), si arriva al pieno utilizzo degli impianti, ad un aumento della produttività del capitale e del volume di occupazione (l’Austria ha già solo il 4,3% di tasso di disoccupazione) e si consente un più rapido rinnovo dei macchinari.

Dovremmo spiegare questa realtà a Guglielmo Epifani e al Ministro del Lavoro, Cesare Damiano. Avrebbero sicuramente qualche difficoltà a comprendere perché a scuola, da giovani, non hanno imparato l’austriaco ma il russo, anzi, il bolscevico, con accento sindacalese.

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Comments (3) lasciato to “La pratica austriaca: lavorare di più”

  1. John Christian Falke ha scritto:

    In Italia mi accontenterei di veder lavorare tutti quelli che prendono uno stipendio fisso!

  2. capemaster ha scritto:

    Ne ho parlato anche io, prima che votassero, ma non ne sono entusiasta.
    Prova a conciliare con una politica per la famiglia la teoria austriaca.
    Bah.

  3. filomeno ha scritto:

    ehmm… ma Epifani non era in quota socialista nella CGIL?

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