Islam, immigrazione e difesa della libertà

Negli scorsi mesi, tra batti e ribatti su giornali e siti di opinione, si è assistito ad un interessante dibattito critico tra alcuni protagonisti europei esperti di Islam. Da una parte Ayaan Hirsi Ali e Pascal Bruckner, definiti spesso come troppo intolleranti nei confronti della religione musulmana e dall’altra Ian Buruma e Timothy Garton Ash, rappresentanti del modello multiculturale anglosassone.
Garton Ash ha aspramente criticato l’intolleranza e il fondamentalismo “illuminista” di Ayaan Hirsi Ali:
«Non credo che stia offrendo una soluzione per la maggior parte dei musulmani europei. Una strategia che si aspetta che milioni di musulmani abbandoneranno immediatamente la fede dei propri padri e madri è semplicemente non realistica. Se il messaggio che ascoltano da noi è che la condizione necessaria per essere europei è abbandonare la loro religione, allora sceglieranno di non essere europei».
La diatriba ruota attorno a due visioni che divergono sin dalle premesse. Garton Ash sostiene che la possibilità di integrazione dei musulmani in occidente passi attraverso l’accettazione della loro identità religiosa ed una riflessione della nostra società sulle possibilità di accoglimento e di integrazione di una cultura a noi spesso estranea. La Hirsi Ali rifiuta invece ogni compromesso e vede nelle premesse insite negli insegnamenti coranici la causa delle violenze e dell’intolleranza della società musulmana (specialmente verso le donne).
Uno dei temi della polemica è l’accusa fatta alla Hirsi Ali e a Bruckner di sbagliare quando si pretende di togliere la libertà di culto ai musulmani, una volta che questi si vogliano integrare nel nostro continente. Si sostiene che l’ex parlamentare olandese si ispiri ad una “europeizzazione” ed una “occidentalizzazione” dei musulmani, cosa tanto pericolosa quanto irrealizzabile.
Purtroppo attorno alle posizioni divergenti si sta ingenerando, da parte di massimi esperti sul tema, un inutile dibattito ormai scivolato in pura polemica. Questa deriva rischia di fare perdere di vista il tema centrale del problema islamico: il rispetto della libertà.
Noi crediamo che non si possa obbligare un marocchino o un saudita all’abiura di 14 secoli di religione e di cultura, anche se da tre generazioni vive in paesi protestanti o cattolici. Crediamo che la nostra civiltà possa e debba sostenere la libertà di culto e la possibilità per gli immigrati di scegliere e non ci risultano derive repressive in tal senso da parte di qualche governo di un paese occidentale e democratico.
Il problema è piuttosto l’atteggiamento di molti musulmani. Spesso la loro visione dell’occidente è quello di una terra di conquista e ormai non si contano più le inchieste e le condanne di imam la cui missione essenziale è di propagandare una forma di Islam non accettabile per lo stato di diritto. Inoltre, quasi mai un musulmano può decidere a cuor leggero di cambiare religione. In tutto, un attentato alla libertà dei musulmani stessi e dei non-musulmani a decidere liberamente sui loro convincimenti religiosi e su molti comportamenti sociali.
Non si tratta di imporre un modello di assorbimento dell’immigrazione musulmana nel tessuto sociale e religioso occidentale. Né è realistico pensare alla possibilità di successo di una siffatta teoria. Ma, allo stesso tempo, nonostante la nostra tolleranza e senza imporre condizioni di reciprocità nei paesi di provenienza, pretendiamo di difendere la nostra libertà di vivere in uno stato laico di diritto ed il rispetto dei principi fondanti di una democrazia.
Paradossalmente la globalizzazione accompagnata dai mezzi tecnologici di quest’epoca peggiora le cose. Invece di essere al servizio di un genuino scambio e di un inquinamento fruttifero tra i popoli, permette a chi emigra di sfruttare le opportunità di una vita migliore senza necessariamente doversi integrare nel tessuto sociale. Spesso per gli immigrati extra-comunitario, la residenza in un paese europeo si manifesta solo con l’ottenimento di un documento d’identità.
Le donne filippine partoriscono i figli qui per ottenere il passaporto ma dopo pochi mesi li portano in patria dai nonni e lì resteranno fino alla maggiore età, quando i genitori torneranno nel loro paese. I cinesi o i kossovari, invece, tendono a raggrupparsi in enclaves, degli stati negli stati, le cui bandiere a forma di parabole sventolano su tutti i balconi.
Non crediamo che Ayaan Hirsi Ali ci renda servizio sostenendo pubblicamente che l’Islam è “arretrato” e il suo profeta è “perverso“: serve solo a scaldare gli animi e fornisce un’arma in più a chi sostiene che l’islam sia costantemente minacciato in occidente. Siamo invece d’accordo con il suo amico Bruckner quando difende l’illuminismo “che abbatterà anche l’idra islamista” (non l’Islam ndr), lo esalta per avere sconfitto “l’oscurantismo e la notte di San Bartolomeo” , che non è possibile tollerare nell’Islam quello che non abbiamo tollerato nel cattolicesimo e che dobbiamo
«estendere la nostra solidarietà a tutti i ribelli del mondo islamico, ai non-credenti, ai libertini atei, ai dissidenti, alle sentinelle della libertà, così come abbiamo sostenuto i dissidenti dell’Est Europeo nei tempi passato».
Grazie a ResetDOC.
Trackbacked to: TheRightNation


ILLAICISTA ha scritto:
Ho letto la notizia da Azioneparallela.
Ci ho scritto sopra un breve post, che riporto come commento.
Il ragionamento che fa T. Garton Ash pare questo: l’illuminismo è portatore di laicità e tolleranza, se pretendiamo però, che anche gli islamici aderiscano a questi valori, finiamo per per essere come loro, fondamentalisti, seppure secolaristi; aspettarsi che accettino la libertà di religione, di pensiero e di parola, sarebbe una forma di intolleranza non molto dissimile da quella jihadista.
E’ un modo di argomentare tipico del clericalismo, per il quale non ci sarebbe alternativa all’imposizione di una visione del mondo.
Di fatto, perde senso la distinzione tra lo Stato laico e quello confessionale, tra le democrazie liberali e quelle teocratiche.
In pratica, non fa che mettere sullo stesso piano il desiderio di imporre il proprio credo religioso ed etico, e lo sprito liberale, tollerante e pluralista.
Obbligare a non imporre le proprie credenze, equivarrebbe comunque ad una sorta di dittatura della libertà. Un disocorso identico all’ossimoro ratzingeriano della Dittatura del Relativismo.
Per cui, se seguiamo la stessa sua (loro) logica, usare violenza contro una persona e, al contrario, impedire che ciò avvenga, sarebbero due atti nella sostanza indistinguibili.
Come dire che tra un poliziotto e un assassino non ci sarebbe differenza alcuna.
Non c’è discorso più nichilista di questo.
Pubblicato il 27-Mag-07 alle ore 23:03 | Permalink
Pippo ha scritto:
È un vero peccato che ai tempi di Poitier, di Lepanto e di Vienna non c’erano gli Illuministi.
Ci fossero stati, il sole illuminerebbe oggi i nostri sederi protesi al vento 5 volte al giorno allorché con le nostre faccie prostrate a terra in direzione Mecca saremmo assorti obbligatoriamente nella preghiera ad Allah il Grande.
Allegri signori gli eroi di Allah il Grande si aspettano solo che in occidente l’Illuminismo trionfi.
Vi immaginate il risparmio di esplosivo, di camikatze e sopratutto di vergini ?
Pubblicato il 28-Mag-07 alle ore 11:12 | Permalink