La religione è una superstizione

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Ayaan Hirsi Ali è una donna costretta ad emigrare dall’Olanda negli Stati Uniti. La sua storia è nota. E’ stata parlamentare olandese ed autrice di “Submission“, il documentario del regista Theo Van Gogh sulla condizione della donna nell’Islam. A causa del relativismo culturale che lei definisce come uno dei pericoli maggiori dell’occidente, è dovuta fuggire.

Grazie a Camillo, veniamo a sapere che l’8 Maggio è stata invitata ad una serata del Cato Institute, all’hotel Waldorf Astoria di New York. Ci troviamo molto d’accordo con le sue affermazioni citate da Camillo nell’articolo pubblicato sul Foglio:

«(il cristianesimo e l’islam ndr) sono due superstizioni… L’islam è nemico della libertà, come dottrina. Si basa sulla schiavitù, sulla sottomissione, fa prevalere la sfera collettiva su quella individuale. L’individuo non esiste, se non come fantasia che permette di sopravvivere dentro il sistema. Io a questo sistema mi sono ribellata.»

Noi ci riteniamo piuttosto individualisti e, Ayaan ci permetterà, in certi casi un po’ relativisti. Tra poco ce ne andiamo anche noi.

Cuffaro dei record

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Sono 1.800 i dipendenti pubblici della Regione Autonoma della Sicilia ad essere stati promossi. Lasciano il contratto collettivo regionale ed entrano a far parte del Corpo Forestale, grazie ad una legge locale senza copertura economica. Il Presidente della Regione, Totò Cuffaro (UDC), si giustifica citando una sentenza della Corte Costituzionale che ha imposto un riordino della carriere, in ritardo di un decennio sulla naturale tabella di marcia.

Non bastavano i record, era necessario andare oltre. Silvio Berlusconi in una recente intervista ha dichiarato che sarebbe da stupidi non votare la Casa delle Libertà nell’isola. E aveva ragione. A condizione che piacciano le passeggiate nei boschi.

Siamo dispiaciuti

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I grandi sconfitti di questo week end sono i DS. Né di qui né di là, sono scomparsi. Non hanno avuto il coraggio di difendere i Dico né quello di andare al Family Day. E’ ovvio che in queste condizioni qualsiasi tentativo di approvare norme che regolino le coppie di fatto non può avere successo. E’ altrettanto ovvio che l’elettorato cattolico fa paura e le stime (a nostro avviso errate) sui pericoli della sua perdita sono elevate.

La sinistra laica esce pesantemente sconfitta da questa tornata elettorale, questo referendum paragonabile a quello sulla procreazione assistita. Almeno in quel caso si trattava di una consultazione prevista dalla legge, qui, invece, si tratta di una consultazione abusiva. Ma consultazione resta.

Chi avrà ora il coraggio di continuare con questo progetto di legge? Chi nella sinistra, estrema o meno, se la sentirà di continuare un dibattito parlamentare con il centro cattolico della coalizione? E chi, nella Casa delle Libertà, oserà esporsi per sostenere le coppie di fatto dopo che anche Silvio Berlusconi ha dato manforte alla Chiesa cattolica e a Savino Pezzotta? Nessuno.

Qualcuno tenta ancora di difendere Berlusconi dopo i suoi comportamenti di questo ultimo fine settimana. Si dice che lui

«ha proposto da mesi di utilizzare gli strumenti del codice civile, migliorandoli se necessario: in altre parole tipizzare un contratto, senza imitiare un istituto - il matrimonio - nato storicamente per l’unione tra uomo e donna, senza che questo sia contro nessuno.»

Se l’ha fatto, la sua è stata un’iniziativa encomiabile. Peccato che le proposte siano rimaste tali e che ad esse non siano seguiti, da parte sua, posizioni forti ed indignate come quelle nei confronti della legge sul conflitto d’interesse o del decreto Gentiloni. Chissà perché. E chissà perché poi sia andato in piazza a fianco dei preti, di Buttiglione, Volontè e di chi odia gli omosessuali.

Questa manifestazione è stata, pur se indirettamente, un altro esempio della forza che la Chiesa cattolica riesce ad esprimere quando esercita un’ingerenza sulla vita politica del paese. Nei paesi islamici dove non esiste una separazione tra Stato e Chiesa non c’è bisogno di ingerenze, perché la vita sociale è regolata dalla sharia. Da noi i meccanismi sono più sottili e ci danno l’illusione di funzionare in un ambito democratico. Tuttavia gli italiani, soprattutto i cattolici, dimenticano che il Vaticano è uno Stato sovrano i cui rapporti con lo Stato italiano sono regolati dal Concordato e che vive grazie ad oltre un miliardo di euro versati dai cittadini nelle sue casse. A casa nostra questa si chiama appunto “ingerenza“, da non confondere con la libertà di esprimere le proprie opinioni.

Siamo dispiaciuti per i molti cattolici liberali contrari alle manifestazioni oceaniche della sinistra che avevano lo scopo di intimidire l’azione di governo. Siamo dispiaciuti che questa manifestazioni sia sostenuta dagli stessi cattolici, inconsapevoli di costringere una minoranza di milioni di italiani, eterosessuali e non, a tornare nelle caverne. Siamo anche dispiaciuti per i cattolici, elettori della Casa della Libertà, omosessuali, eterosessuali che vivono un rapporto di coppia e si trovano oggi senza qualcuno disposto a considerare le loro istanze.

Siamo dispiaciuti per questo paese in decadenza, nel quale sta prevalendo una nuova forma di anti-modernità.

La pratica austriaca: lavorare di più

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Non dovrebbe meravigliare l’accordo raggiunto in Austria tra i sindacati e le organizzazioni dei datori di lavoro. In futuro lì si potranno lavorare fino a 60 ore settimanali, il tutto semplicemente recependo una direttiva comunitaria, la 93/04, che, sulla base del principio di flessibilità, consente teoricamente di arrivare a 77 ore lavorate per settimana. Il totale delle ore lavorate è infatti calcolato non per settimane ma per mesi e la direttiva stabilisce che dopo otto settimane di orari al di sopra delle 40 ore occorre rientrare nell’orario normale per almeno due settimane.

Tanto per fare qualche esempio, l’orario medio annuo negli USA è di circa 2.000 ore di lavoro. La media europea è di 1.630. La Francia è a quota 1.390, l’Italia a 1.505 e la Gran Bretagna a 1.872. Gli economisti dicono che in Austria si sta applicando la cosiddetta “teoria austriaca del capitale, secondo la quale, lavorando tutta la settimana (tranne un giorno o mezza giornata), si arriva al pieno utilizzo degli impianti, ad un aumento della produttività del capitale e del volume di occupazione (l’Austria ha già solo il 4,3% di tasso di disoccupazione) e si consente un più rapido rinnovo dei macchinari.

Dovremmo spiegare questa realtà a Guglielmo Epifani e al Ministro del Lavoro, Cesare Damiano. Avrebbero sicuramente qualche difficoltà a comprendere perché a scuola, da giovani, non hanno imparato l’austriaco ma il russo, anzi, il bolscevico, con accento sindacalese.

L’Europa si stringe intorno ai terroristi e alle moschee

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Ci sono voluti anni di attentati, libri ed articoli scritti da illustri esperti di terrorismo islamico per permettere al Ministro dell’Interno, Giuliano Amato di riconoscere una realtà inoppugnabile:

«Le moschee sono luoghi di culto ma talvolta vengono usate per fini diversi».

I Ministri dell’Interno di Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Francia, Italia, Spagna e Polonia, il G6, si riuniscono dal 2003 in una sorta di forum dove sono messe a confronto opinioni e si individuano soluzioni condivise per intensificare gli sforzi dei principali Paesi dell’Unione Europea nelle materie che rappresentano i grandi temi del dibattito internazionale: libertà, sicurezza e giustizia.

Questa volta il summit si è tenuto a Venezia ed è stato segnato dall’iniziativa di estendere l’espulsione dai territori di tutti gli stati nazionali anche a quei cittadini segnalati da paesi alleati perché ritenuti una minaccia per la propria sicurezza nazionale.

Inoltre un comunicato finale del vertice sottolinea che:

«I ministri salutano favorevolmente l’intento della Commissione Ue di tracciare una mappa della situazione relativa alla radicalizzazione nell’Unione Europea, di organizzare una conferenza sui giovani e la radicalizzazione, nonché di pubblicare un manuale delle migliori pratiche attinenti agli aspetti più violenti della radicalizzazione stessa

Questa iniziativa mira soprattutto ad effettuare una ricognizione delle moschee, paese per paese, per capire dove si sono formati gli imam, se predicano in lungua o in arabo e chi finanzia gli imam e le moschee.

Come spesso succede, c’è qualcuno che guarda al futuro e sviluppa progetti interessanti. E’ il caso dell’Olanda, dove, in un progetto finanziato dalla Ue, ci si occupa della formazione degli imam a predicare in olandese. Gli stessi imam partecipano inoltre a corsi di educazione civica.

In Svizzera, invece, l’UDC, partito di destra che si oppone fermamente all’espansione incontrollata dell’Islam nel paese, ha recentemente depositato la richiesta di una consultazione popolare per proibire la costruzione di minareti. Si sostiene che questo tipo di “campanile” è obsoleto, considerando il suo utilizzo pratico. Nel passato i predicatori chiamavano i credenti alla preghiera, utilizzando appunto i minareti. Oggi questa pratica non è più seguita e quindi la loro presenza è considerata solo un tentativo di volere imporre la presenza del culto islamico alla popolazione.

Finalmente qualcuno comincia a capire qualcosa. Ci sono voluti anni e tanti errori. E molti errori si continuano a commettere. Come quello degli organizzatori romani del “Festival della filosofia“, intenzionati ad invitare nientemeno che Tariq Ramadan. Niente di più facile, visto che tra gli organizzatori c’è Paolo Flores D’Arcais, un personaggio incapace di resistere alla tentazione del fascino di Ramadan, uno dei più accreditati esponenti dell’Islam integralista. Da leggere l’istruttivo articolo di Maria Giovanna Maglie.

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