Ieri il Family Day. Oggi un addio

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Il Family day, la traduzione inglese di “Giorno della famiglia” (chissà perché poi…) si è concluso. Ci volevano le parole di un sindacalista come Savino Pezzotta per descriverci l’ondata oceanica di partecipanti: “un milione e mezzo” (…). D’altra parte non poteva che andare così, visto che destra e sinistra si erano messi d’accordo con gli organi di comunicazione vaticani per sostenere un’iniziativa propagandistica degna di una campagna elettorale.

La nostra posizione su questo evento non l’abbiamo mai espressa e non lo faremo oggi perché a farlo meglio di noi ci ha pensato Daw. Chi scrive è un uomo sposato per la seconda volta, crede nell’istituto della famiglia ma soprattutto vorrebbe che lo Stato adempisse al suo dovere di regolare giuridicamente comportamenti sociali che non si possono ignorare. E crede che dovrebbe farlo prendendo atto delle realtà, senza pregiudizi né discriminazioni.

Per noi questo è un giorno triste che accompagna un sentimento di abbandono. Ci sentiamo sempre più lontani da questa destra e dal suo leader. Silvio Berlusconi ha scelto il modo peggiore per schierarsi. Dopo avere preso a pretesto una vignetta come scusa per da man forte alla Chiesa cattolica, con la quale sembra essere legato da un patto d’acciaio, dichiara:

«I cattolici di sinistra sono in una contraddizione insuperabile. Non si può essere allo stesso tempo cattolici - e come tali riguardosi della dottrina della Chiesa e dei suoi insegnamenti su varie questioni - e stare invece con chi è frontalmente dall’altra parte».

Parole sconcertanti e senza senso.

Non è possibile recriminare sugli attacchi alla Chiesa, sui paventati tentativi di mettere la museruola ai cardinali e poi sostenere il divieto per chi sta a sinistra di stare con chi è “dall’altra parte“. Ma poi, che vorrebbe dire “stare dall’altra parte”? Forse che qualcuno a sinistra vuole l’eliminazione fisica della Chiesa? O norme che cancellino l’istituto della famiglia come è concepito nel nostro ordinamento?

Piuttosto, Cavaliere, ci dovrebbe spiegare con quale coerenza lei partecipa ad una manifestazione di questo tono quando la sua storia personale le consiglierebbe, quantomeno, di starsene in disparte: lei è divorziato, non rispetta la sua famiglia perché si premura di non nascondere i suoi tradimenti coniugali, ha una figlia non sposata in stato interessante ed un’altra sposata con un uomo dalle tendenza sessuali molto chiacchierate. Non che queste condizioni siano degne di biasimo ma la faccia, Cavaliere, dove l’ha messa?

Il Family Day non è stata una manifestazione di sostegno a qualcosa ma contro qualcosa. Contro i Dico, i riconoscimenti delle coppie di fatto eterosessuali e, soprattutto, dello stesso sesso. Citiamo, una per tutte, la dichiarazione di Don Benzi:

«Non esiste scientificamente l’omosessualità, è una devianza».

Caro Cavaliere, il suo comportamento di oggi è la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Consideriamo terminata la sua carriera di leader, purtroppo in modo assai ridicolo. Rileviamo che, grazie alle sue improvvide scelte, anche Forza Italia e quindi la Casa delle Libertà, sono destinati a morte sicura. Come ha oggi scritto Giuliano Ferrara nel suo editoriale sul Foglio, la sua delfina sarebbe tale Vittoria Brambilla, una fotocopia degli uomini di paglia suoi fedelissimi, come Bondi, Cicchitto, Vito, Frattini (inviato a Bruxelles al posto di Mario Monti dopo un tentativo di contrabbandare Rocco Bottiglione ndr) e tanti altri. Forza Italia sarà un partito di nessuno, grazie ad una delfina che è nessuno. Grazie comunque, Cavaliere, per averci fatto sognare: ora però dobbiamo guardare altrove.

Round-up: Inyqua, Daw, Babs, IlMegafono, Benedetto della Vedova, Dall’altra parte, Dyotana, Orizzonte Liberale

Ucciso il Mullah Dadullah

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Il corpo senza vita del Mullah Dadullah è stato mostrato ai giornalisti nella sede del governo provinciale di Kandhar in Afghanistan. L’uccisione del più importante capo combattente dei taliban è avvenuta durante una operazione militare nel Sud del paese. Ora si parla già di possibilità di trattative tra i ribelli e il governo afghano. Speriamo sia una barzelletta.

Round-up: La Stampa, Cnn, Ansa, TgCom

Bruno Contrada condannato. Una pagina nefasta

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Ieri è stata una delle giornate più funeste nella storia delle giustizia italiana. La Cassazione ha reso definitiva la condanna a 10 anni di reclusione per associazione a delinquere a Bruno Contrada, l’ex funzionario del Sisde.

Bruno Contrada fu arrestato nel 1992 e dopo mille giorni di segregazione, fu processato e condannato a 10 anni di galera. Assolto in appello dopo 5 anni, la sentenza fu cancellata dalla Cassazione e fu ricondannato nel nuovo processo di appello. La Cassazione ha ora confermato quest’ultima sentenza.

Contrada è un innocente vittima di oscure macchinazioni? Noi e molti altri ne siamo convinti, anzi, potrebbe essere considerato l’esempio della faziosità politica della procura di Palermo e di quel Luciano Violante definito “Caino” dalla moglie di Contrada. E’ da tenere in considerazione che l’intero impianto accusatorio si basa esclusivamente su dichiarazioni di pentiti.

Fra tutte, valgano le parole di Vincenzo Parisi, capo delle polizia:

«Bruno Contrada è un investigatore straordinario. Il suo è un curriculum brillantissimo ed egli ha sempre dimostrato una conoscenza straordinariamente approfondita del fenomeno mafioso, di cui è una memoria eccezionale. E per questo ha ricevuto per trentatré volte gli elogi dall’amministrazione e dalla magistratura. Bisogna far luce su eventuali interessi ed eventuali corvi che hanno ispirato ai “pentiti” dichiarazioni di così grave portata contro di lui. Le mie perplessità sono suscitate dalle loro tardive rivelazioni. E’ quanto meno strano che soltanto dieci anni dopo vengano rivelati fatti di cui i “pentiti” sarebbero stati a conoscenza da tanto tempo, a meno che non li abbiano appresi dopo da chi ha voluto ispirarli. Perché i “pentiti” parlano solo ora? Io vedo un pericolo per la democrazia…»

Infatti questo paese, per molti aspetti, non è una democrazia compiuta ed il caso Contrada ce lo ricorda ancora. A 76 anni non si consegnerà spontaneamente alla giustizia ma aspetterà l’ordine di esecuzione della pena. Nessuno dovrebbe avere il coraggio di mettere quest’uomo in galera ma, si sa, certe dittature non fanno differenza, neanche d’età.

Trackbacked to: TheRightNation 

Gargarismi di uso comune

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Leggo su un noto quotidiano di una dichiarazione del noto filosofo Rocco Buttiglione (quello mandato a Bruxelles da Silvio Berlusconi al posto di Mario Monti per fare tremende gaffes sugli omosessuali ndr):

«I politici di sinistra si stanno comportando oggi con i cristiani come i nazisti fecero con gli ebrei

A parte che chi scrive qui non è di sinistra, ci permettiamo di non prendere neanche in considerazione questa affermazione. Non perché (almeno fin’ora) nessun esponente della sinistra politica, nei confronti dei cattolici, abbia mai fatto degli stermini di massa o promulgato leggi razziste o messo in campo gli eserciti per conquistare il mondo. E neanche perché i cattolici, generalmente, non siano circoncisi.

E’ piuttosto perché, come ha detto qualcuno, se

«i professori con sei lauree svuotano le parole di ogni autorità morale, le parole che evocano fantasmi terribili diventano gargarismi di uso comune».

Siccome Bottiglione appartiene ad una di queste categorie, non è proprio da prendere in considerazione, a prescindere.

I bimbi sono romantici

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Ogni tanto Beppe Grillo può farci riflettete. Oggi scrive un articolo sulla violenza nei programmi televisivi che i bambini guardano in misura sempre crescente. Non c’è dubbio che sia un problema anche se i tentativi di esaminare da un punto di vista statistico gli effetti dell’eccesso di televisione, hanno prodotto risultati molto contestati.

I bambini crescono con una visione del mondo che è quella che i genitori gli sottopongono. Se i genitori litigano tutto il giorno, il mondo è fatto di aggressività e va quindi temuto. Se, al contrario, in famiglia c’è armonia, il mondo è armonioso e lo si può incontrare senza paura. Così per la televisione. Se propone violenza ad ogni ora, la violenza è interpretata dai bambini come un fatto normale, scontato.

Le cose che non condividiamo con Grillo sono però due:

1) la prima è questa sottile sindrome che lo porta in continuazione a dare a Bush ed agli americani la colpa di tutti i mali. Hollywood produrrebbe più violenza di Cinecittà e quindi sarebbe più pericoloso. Dietro le quinte poi, si intravederebbe la lobby dei produttori di armi, di cui il Presidente sarebbe il rappresentante occulto. La questione non è chi fa i film ed i loro contenuti. La questione è sempre chi permette ai figli di guardarli;

2) il secondo aspetto sul quale dissentiamo è l’atteggiamento di disarmo. Non è vero che “proibire ai bambini di guardare la televisione è tempo perso“. Questa è un’affermazione di auto assoluzione, perché è ovvio che sia molto difficile, ai nostri giorni, togliere il telecomando dalle mani dei nostri figli. Abituarli al rito delle favole prima di andare a letto o dedicare un’ora a giocare con loro, quando torniamo a casa dopo una dura giornata di lavoro, è impresa ardua. Ma non impossibile, soprattutto se padre e madre sono alleati e decisi a perseguire questo obbiettivo. Posso assicurare a tutti che ad un bambino che frequenti la scuola elementare, il racconto inventato della storia di una principessa o di un guerriero, affascina più di ogni altra cosa. Sempre che qualcuno lo racconti. Sostenere che sia tempo perso la proibizione della tele, vuole dire anche riconoscere la propria incapacità a raccontare ai figli, di leggere una fiaba o un libro.

Un’ultima cosa. Mia figli ha otto anni. La nostra è stata un’opera faticosa e delicata ma ora lei legge, divora libri quando ha tempo libero e quasi sempre si dimentica della televisione. I libri non hanno bisogno del telecomando.

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