Veltroni vs Blair
29-Giu-07

L’eventualità che all’orizzonte della politica italiana appaia un personaggio come Tony Blair è remotissima. E’ ad un politico come lui che la classe dirigente del nostro paese dovrebbe ispirarsi, per il suo spirito riformatore ed il suo coraggio. Nessuno è immune da errori e anche Blair ne ha fatti ma la grandezza di un uomo politico è data dal bilancio della sua attività che, nel suo caso, lascerà il segno nella storia.
Tony Blair esce di scena e cambia mestiere. Sarà l’inviato del “Quartetto” per la pace nel Medio Oriente. Un compito difficilissimo, soprattutto per lui che non ha esitato a mandare le truppe in quella zona a combattere i dittatori ed il terrorismo islamico. Promette che non tornerà e che le minestre riscaldate non lo interessano. Guadagnerà 85.000 sterline in meno di adesso, il che la dice lunga. Si riconvertirà professionalmente, pure restando in ambito politico, come un qualsiasi manager di successo ed evitando di farsi remunerare a caro prezzo in conferenze dalla dubbia utilità.
Ma perché l’Italia non può aspirare a partorire il suo Blair? Perché nel nostro paese l’evoluzione del sistema politico si chiama Partito Democratico ed il suo nuovo leader si chiama Walter Veltroni. Anche lui voleva riciclarsi (in Africa…) e aveva pubblicamente dichiarato:
«il fatto di esserci sempre (nel balletto delle “voci” ndr) è la garanzia che non ci sarò… se faro il sindaco di Roma nel corso dei prossimi 5 anni, alla fine di questo secondo quinquennio io avrò concluso la mia esperienza politica… perchè non bisogna fare la politica a vita, bisogna continuare a fare le cose nelle quali si crede, facendo altro…ne parleremo tra 5 anni, si vedrà fra 5 anni se sarà vero o no.»
Ovviamente la promessa di Veltroni non si è rivelata vera anche se potremmo giustificarlo con l’impossibilità di rifiutare un incarico fondamentale nella vita politica italiana, attraverso il quale Veltroni ambisce a cambiare il paese.
Nal suo discorso di investitura, ha cercato di convincere gli spettatori sulla sua visione del futuro. In questo momento pieno di pathos, ha ricordato l’origine (antica, non futura), del neo costituendo Partito Democratico: è la sintesi delle due tradizioni popolari di questo paese, cioè Pci e Dc. Tradizioni che, seppure popolari, hanno portato il paese dov’è ora, generato una classe politica demenziale e depravato generazioni future del loro diritto a vivere dignitosamente. Una bella sintesi. Se è questo che ci aspetta, preferiremmo occuparci di compiti impietosi e improbabili come quelli di Blair.





