D’Alema nella maglie della Forleo

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La politica del tifo tifato non può far altro che mietere vittime. E siccome non siamo ancora in un regime dittatoriale, vigono le regole della concorrenza. Un giorno segno io, un giorno segni tu. Il pallone a volte lo fanno i magistrati, solo che loro hanno imparato a segnare quando vogliono e nella porta che più gli aggrada.

Che il pallone fosse impazzito, quelli della sinistra non lo avevano capito. Invece è così. Clementina Forleo, dopo la scomparsa di D’Ambrosio, Di Pietro e Borelli, vuole tenere alta la bandiera della magistratura milanese. Così, tanto per mantenere gli equilibri con le procure di Palermo e Potenza.

Ora nel mirino sta nientemeno che D’Alema: sarebbe un “aggiotatore”, da non confondersi con agitatore. Avrebbe contribuito ai movimenti borsistici dei titoli Unipol e Bnl, il che emergerebbe da alcune intercettazioni telefoniche.

Che i politici approfittino delle loro conoscenze e influenze per arrotondare le misere retribuzioni concesse dai contribuenti, non meraviglierebbe nessuno. Che sia una prassi seguita da molte persone, è normale in un paese come il nostro. Non è normale che un Gip come la Forleo si sostituisca ai pubblici ministeri e chieda al Parlamento l’autorizzazione ad utilizzare le intercettazioni.

Ma la Forleo fa parte di quelle schegge impazzite, protagoniste mediatiche del mondo giudiziario che i D’Alema e compagnia pensavano potessero contribuire a formare la squadra anti-Berlusconi. Invece Berlusconi è sempre lì, la Forleo ha salito i gradini della popolarità e ora, quando tira in ballo il Ministro degli Esteri, chi la ferma più?

Pure il Ministro della Giustizia si preoccupa. Non faceva altrettanto quando i magistrati milanesi, quelli sì, attentavano alla Costituzione nel tentativo di alterare gli equilibri politici con le lotte anti berlusconiane. Noi l’avevamo detto che, prese lucciole per lanterne, era meglio rispedirla a casa. Invece avete voluto invitarla nei salotti, nelle trasmissioni televisive, ne avete fatto un punto di riferimento, un mito intoccabile. Ora vi tocca. Vediamo che fate.

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Comments (7) lasciato to “D’Alema nella maglie della Forleo”

  1. Gremus ha scritto:

    Un post di chi pone la coerenza prima della bandiera. L’ho segnalato nel mio sito!

  2. periclitor ha scritto:

    Un post dal quale si può dissentire,e si può dire che la forleo ha le carte per ipotizzare dei reati,no perchè a me non sta simpatica,ha fatto errori madornali secondo me(la sentenza guerriglieri)Ma criticarla solo perchè da Gip rileva un reato non mi pare molto sensato,trovo molto più ridicolo un woodcook,o un procuratore di Catanzaro,che una Forleo.
    E gremus,scusa ma se uno dà ragione alla Forleo,deve perforza essere di parte??

  3. gremus ha scritto:

    periclitor, assolutamente no. Ognuno può e deve pensarla come crede. Cantor lo fa e certamente anche tu!
    Poi il punto non sta nella rilevazione del reato ma nelle interpretazioni dei ruoli e nell’abitudine di sentenziare a priori. Da parte mia è una critica al metodo, non alla sostanza.

  4. Cantor ha scritto:

    Infatti il problema è di metodo e di competenze. Qualcuno mi deve spiegare perchè, visto che c’è di mezzo un importante uomo politico, un GIP si mette a fare il mestiere del Pm. E guarda caso il GIP si chiama Forleo.

  5. Fabio ha scritto:

    Napolitano, come pure Marini e Bertinotti, presidenti del Parlamento degl’inquisiti e dei condannati, e come il cosiddetto ministro della Giustizia Mastella, è sgomento per la pubblicazione delle ordinanze della Forleo prima che queste giungessero al Parlamento. Forse il suo costosissimo staff (il Quirinale costa il quintuplo di Buckingham Palace) s’è dimenticato di spiegargli come avvengono queste cose: visto che, dal 2003, la legge impone ai giudici di chiedere il permesso al Parlamento per usare le telefonate intercettate in cui compare la voce di un parlamentare, la gip Forleo ha chiesto quel permesso con due apposite ordinanze. Che, secondo la legge, sono state depositate nella cancelleria del Tribunale venerdì scorso, a disposizione degli indagati e dei loro avvocati. Da quel momento le ordinanze hanno cessato di essere segrete. Gli avvocati ne hanno preso copia e, senza commettere alcun reato, le hanno passate ai giornalisti. I quali, senza commettere alcun reato, le hanno raccontate ai cittadini.

    Questo lo scrive MARCO TRAVAGLIO.

    Ma il gip allora può o non può?

    Inoltre io dico…. la corruzione è all’ordine del giorno, vogliamo lamentarci di chi (forse) fa qualcosa in nome della verità ?

    E mi chiedo, possibile che in questa Italia che ha bisogno di tirarsi su stiamo a discutere di anti-questo e anti-quello? Allora un giudice, in qualsiasi suo atto, è anti-coluicheèinquisito? Dovrebbe non fare il proprio lavoro?

  6. periclitor ha scritto:

    Cantor spiegami perchè se un Gip ha la certezza che nelle carte in suo possesso,ci siano elementi per dire quello che ha detto,non abbia il diritto di dirlo,la legge è uguale sia se sei un PM sia se sei un Gip

  7. mariaantonietta ha scritto:

    Clementina Forleo un carrarmato in gonnella .Attento D’Alema non si fermerà . A proposito che fine hanno fatto le diciarazioni spontanee ?. Ma va ramengo tu e quel fuscello d’erba di Fassino .
    “Partito della rifondazione comunista “

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