D’Alema nella maglie della Forleo

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La politica del tifo tifato non può far altro che mietere vittime. E siccome non siamo ancora in un regime dittatoriale, vigono le regole della concorrenza. Un giorno segno io, un giorno segni tu. Il pallone a volte lo fanno i magistrati, solo che loro hanno imparato a segnare quando vogliono e nella porta che più gli aggrada.

Che il pallone fosse impazzito, quelli della sinistra non lo avevano capito. Invece è così. Clementina Forleo, dopo la scomparsa di D’Ambrosio, Di Pietro e Borelli, vuole tenere alta la bandiera della magistratura milanese. Così, tanto per mantenere gli equilibri con le procure di Palermo e Potenza.

Ora nel mirino sta nientemeno che D’Alema: sarebbe un “aggiotatore”, da non confondersi con agitatore. Avrebbe contribuito ai movimenti borsistici dei titoli Unipol e Bnl, il che emergerebbe da alcune intercettazioni telefoniche.

Che i politici approfittino delle loro conoscenze e influenze per arrotondare le misere retribuzioni concesse dai contribuenti, non meraviglierebbe nessuno. Che sia una prassi seguita da molte persone, è normale in un paese come il nostro. Non è normale che un Gip come la Forleo si sostituisca ai pubblici ministeri e chieda al Parlamento l’autorizzazione ad utilizzare le intercettazioni.

Ma la Forleo fa parte di quelle schegge impazzite, protagoniste mediatiche del mondo giudiziario che i D’Alema e compagnia pensavano potessero contribuire a formare la squadra anti-Berlusconi. Invece Berlusconi è sempre lì, la Forleo ha salito i gradini della popolarità e ora, quando tira in ballo il Ministro degli Esteri, chi la ferma più?

Pure il Ministro della Giustizia si preoccupa. Non faceva altrettanto quando i magistrati milanesi, quelli sì, attentavano alla Costituzione nel tentativo di alterare gli equilibri politici con le lotte anti berlusconiane. Noi l’avevamo detto che, prese lucciole per lanterne, era meglio rispedirla a casa. Invece avete voluto invitarla nei salotti, nelle trasmissioni televisive, ne avete fatto un punto di riferimento, un mito intoccabile. Ora vi tocca. Vediamo che fate.

Mario fai sognare anche noi

Siamo un gruppo di blogger che si collocano all’interno dell’attuale schieramento politico di centrodestra. Crediamo da sempre nello strumento blog quale possibile mezzo di influenza culturale e politica, quale evoluzione del modo di informare e di essere informati. Negli ultimi anni abbiamo condiviso molte battaglie “virtuali”, contribuendo con passione e impegno alla realizzazione di progetti ambiziosi. Abbiamo sempre cercato di usare i nostri blog senza partigianerie, sforzandoci di non seguire ciecamente gli ordini di scuderia ma discutendo, confrontandoci, creando un canale di comunicazione anche con chi non la pensa come   noi. Tutto questo, sia chiaro, rimanendo saldamente ancorati alle nostre convinzioni politiche e culturali. Avevamo riposto molte speranze nella crescente diffusione dei blog di centrodestra, sperando che prima o poi alle parole sarebbero seguiti i fatti concreti, l’impegno sul campo, la raccolta di quanto si era seminato in precedenza.

Oggi, a malincuore, dobbiamo ammettere che poco o nulla è successo in questo senso. Si tratta di una riflessione che facciamo convintamente da mesi ma che particolarmente in questi giorni diventa tremendamente attuale. La candidatura a segretario del Partito Democratico di Mario Adinolfi, giornalista e blogger di centrosinistra, ha messo in evidenza ancora una volta la differenza di impostazione che separa i blog che si riconoscono nell’attuale maggioranza di governo e quelli di centrodestra. Da anni ci siamo autoconvinti che noi siamo i “blog del fare” contrapposto ai “blog del dire”; noi azione, loro sterile, continuo e cervellotico dibattito; noi liberi e liberali, loro indottrinati e statalisti. Forse avevamo ragione, forse no. Fatto sta che oggi, mentre gli ideologi della rivoluzione dei ragazzi in pigiama hanno perso molto del loro appeal e del loro slancio originario, dall’altra parte qualcosa si muove: Adinolfi parte dal blog e tenta di intraprendere la sua “rivoluzione in bermuda”. Una scelta coraggiosa, quasi suicida politicamente ma di sicuro impatto mediatico.

Sia chiaro: nessuno di noi si sente vicino alle posizioni politiche di Mario Adinolfi, tantomeno a quelle del nascente Partito Democratico . Le nostre considerazioni riguardano solo ed esclusivamente lo strumento blog e i suoi possibili utilizzi anche nella vita reale. La “second life” creata ad hoc dai blogger di centrodestra ci appare a volte come qualcosa di sterile e fine a se stesso, un esercizio narcisistico e onanistico che somiglia tanto ad un’élite (o presunta tale) che ad un movimento di ampio respiro. Si discute, ci si fanno i complimenti a vicenda o si litiga, ma tutto rigorosamente all’interno dello stesso “branco” di appartenenza. E’ proprio la mancanza di visione ad ampio spettro che imputiamo a chi fino ad oggi ha “gestito” il movimento dei blogger di centrodestra presenti in rete.   L’idea che, vittime di una sorta di nuovo complesso dei migliori data dalla oggettiva incapacità dell’attuale governo di centrosinistra,  quelli che avrebbero dovuto fare la “rivoluzione culturale” siano finiti in un limitante tifo di squadra che perde quel minimo di capacità critica necessario, se non a costruire, quantomeno a proporre il domani.

L’immobilismo colpevole del centrodestra virtuale si scontra oggi con il movimentismo dell’altro versante politico. Adinolfi è lì; dove sono i guru dei blog liberalconservatori? Per questo, dunque, pur non condividendo il progetto politico alla base dell’impegno di Adinolfi e sentendoci distanti anni-luce dal Partito Democratico, ci troviamo quasi costretti ad appoggiare l’impegno di Mario che rappresenta, anche per noi, un momento di avanguardia nel mondo dei blog. Dal virtuale si passa al reale; dai post alle dichiarazioni programmatiche; dall’onanismo salottiero e sonnacchioso all’impegno politico concreto. E’ quello che vorremmo accadesse anche sul nostro versante. Ma visto che questo sembra per adesso un obiettivo lontano, esprimiamo i nostri migliori auguri a Mario Adinolfi e gli offriamo, nei limiti delle sacrosante differenze politiche e culturali, il nostro supporto in questa difficile ma entusiasmante battaglia.

Domenico Naso - http://www.ilmegafono.net/
David Moser - http://daverik.wordpress.com/
Roberto Nicolai - http://www.robinik.net/
Diego Destro - http://daw.ilcannocchiale.it/
Fabrizia Cioffi - http://inyqua.iobloggo.com/
Cantor - http://www.cantorblog.net/
  

Tolleranze cinesi

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La Cina è un paese che esporta di tutto. Ora anche prodotti nocivi per la salute, sicuramente molto tossici, forse mortali, ovviamente utlilizzando a sbafo marchi affermati di società affermate. E ha molto sucesso. E’ notizia di questi giorni che addirittura l’acqua minerale sia contraffatta, nel senso che chi la beve potrebbe avere brutte sorprese.

Il fenomeno pare sia ormai dilagante e difficilmente controllabile. Gli stessi governanti cominciano ad ammettere la loro impotenza: il paese è troppo grande, il business pure. E allora come fare? Semplice: basta trovare il capro espiatorio. Presto fatto: Sheng Xiayou, ex direttore dell’Agenzia per il controllo dei cibi e dei medicinali sarà giustiziato per avere preso mazzette. Tiè!

Alla faccia della politica che tiene le porte ad un paese che minaccia il pianeta a livello economico, della salute e dell’inquinamento. Alla faccia anche di Emma Bonino, la prima a dire che comunque di tratta di una nazione che sta facendo progressi sulla via della democrazia e bisogna sostenerla. Sosteniamola, allora e spediamogli un paio di sedie elettriche, così saranno ancora più liberi di mandare la gente a morte quando le cose non vanno come previsto, si rischiano le brutte figure e il crollo delle esportazioni. Avanti così.

Pedofilia endemica

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Un altro caso. Caso di dire che il fenomeno e proprio endemico. Il motivo? Un’idea l’abbiamo ma ne parleremo in seguito.

Manifestiamo per la difesa dell’individuo

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Vedere le immagini delle chiese cattoliche distrutte in Kosovo dai musulmani o leggere le storie dei cristiani decapitati in Indonesia, fa trasalire. La reazione è di sdegno e di impotenza. Ci diciamo che qualcuno deve fare qualcosa. Per esempio, denunciare pubblicamente con una manifestazione.

Eppure. Eppure ci chiediamo perché anche un musulmano come Magdi Allam decida di usare la grancassa di questa manifestazione per denunciare un fenomeno endemico che con i cristiani c’entra poco.

Naturalmente i cristiani sono fra le prime vittime della repressione islamica. Ma il pericolo è di credere che l’Islam integralista e violento sia tale in quanto antagonista al cristianesimo, sulla falsa riga della Lectio Magistralis di Ratisbona. Il pericolo è volere a tutti i costi polarizzare lo scontro, costruire una fazione, i buoni cristiani, che si contrappongono a quelli che, per tutti e non solo per i cristiani, sono i cattivi musulmani.

E’ falso e fuorviante. La visione messianica dell’integralismo islamico non vede nel cristianesimo, in sé, il suo obbiettivo. L’obbiettivo è tutto ciò che si muove al di fuori dell’Islam, in primis i sionisti. L’obbiettivo è l’islamizzazione planetaria, la restaurazione del califfato che passa, per ovvie ragioni, anche dalla repressione dei cristiani.

Non vogliamo con ciò sostenere che i cristiani non siano degni di ricevere il giusto supporto, anzi, 10 milioni di cristiani fuggiti dal Medio Oriente rappresentano una cifra imbarazzante. Vogliamo però smarcarci dagli schieramenti cristiani vs. musulmani e anche dalla difesa della libertà di religione tout court.

Vogliamo semplicemente difendere l’individuo, il suo corpo e la sua mente, con tutte le sue libertà, di cui quella religiosa è solo una. E certamente non è “la prima e fondamentale tra le libertà dell’uomo“. Di fede non si campa e se basassimo la nostra difesa solo sulla religione, escluderemmo chi non è religioso.

Round-up: come ci fa notare nostra sorella Inyqua, pure i valdesi criticano e si dissociano.

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