Licenziamenti facili

I commenti seguiti al licenziamento dei 5 dipendenti fannulloni di Bolzano sono piuttosto sorprendenti. Di certo, da parte dei massimi esponenti della politica di sinistra nonché dei sindacati, non potevamo aspettarci dichiarazioni così bellicose nei confronti dei tanto amati lavoratori. Ed invece…
Il ministro del lavoro, Cesare Damiano dice che
«è giusto licenziare»
perché chi non svolge il proprio compito
«si prende gioco della collettività»; «ritengo molto giusto che, agendo in situazioni specifiche e documentate e applicando i contratti, nel caso di lavoratori pubblici più volte avvisati circa la necessità di compiere il proprio dovere, si arrivi anche al licenziamento».
Paolo Pirani, segretario confederale UIL dichiara pure che:
«Non c’è nessun modello Bolzano che debba fare scuola. C’è un modello fatto di leggi e di contratti, che vanno fatti rispettare per far funzionare la pubblica amministrazione e ridare dignità ai lavoratori».
È proprio vero che in questo paese solo la sinistra può fare le riforme. Accettare politicamente la possibilità di licenziare un dipendente solo perché lavora poco e male o, in modo reiterato, non si presenta sul luogo di lavoro e porta giustificazioni palesemente false, è una rivoluzione copernicana.
Attendiamo ora la reazione dei dipendenti e, soprattutto, il giudizio della magistratura. Questa è stata la protagonista principale di 40 anni di tendenze giurisprudenziali che hanno, di fatto, annientato qualsiasi tentativo da parte delle politica e degli imprenditori, di porre un limite alla dilagante inadempienza dei dipendenti, soprattutto nel settore pubblico.
Il comportamento dei giudici ci incuriosisce molto. Non dobbiamo dimenticare che in una larga parte della magistratura - un settore dello Stato - i fannulloni non mancano. Cosa succederà se i politici avvalleranno i licenziamenti anche nei Palazzi di Giustizia? O forse questa mossa politica è stata già negoziata in cambio di una immunità?
Purtroppo anche in questo caso dobbiamo registrare il fallimento della politica del lavoro da parte del Centro Destra. Dopo avere varato riforme come la Legge Biagi ed avere ridato all’occupazione la possibilità di tornare a crescere, il governo Berlusconi si è impantanato in un maldestro tentativo di abolizione dell’Art. 18, maldestro e mal riuscito. Il risultato è stato uguale allo zero.
Ora i politici della Casa delle Libertà, ormai scavalcati a destra dalle mosse del Ministro Damiano, tacciono e noi, poveri elettori, pure. Certo ci fa piacere vedere che, basta volerlo e basta applicare le leggi, le derive pericolose possono essere corrette anche in questa povera italietta. Ci duole registrare che gli attori di questo salutare cambiamento stiano sul fronte dove, un tempo, sedevano i parlamentari con il pugno alzato. Inammissibile.


Loud ha scritto:
ecco perchè ritengo che bisogna semplificare la procedura di licenziamento rendendo snello lo scioglimento di un matrimonio tra datore e lavoratore che può andar storto.
in questo modo, forse, i datori diventeranno meno timorosi verso le assunzioni a tempo indeterminato, con la conseguenza di una più corretta utilizzazioni delle tipologie contrattuali oggi sfruttate solo per concedersi un periodo di prova più lungo di quello previsto dai ccnl…
sul mio blog spiego questo concetto di “matrimonio” nel post del 23 agosto, ma di welfare ho parlato a più riprese.
bello questo contributo.
luca
Pubblicato il 31-Ago-07 alle ore 18:16 | Permalink