Valentino Rossi: l’evasione va in onda

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Il Ministro dell Finanze Francesco Visco non è certo il nostro modello di politico né di tecnico delle scienze della finanza. Tuttavia oggi non possiamo che essere al suo fianco quando commenta negativamente la vicenda di Valentino Rossi.

Come è noto il fisco italiano ha notificato al campione motociclista un avviso di accertamento per oltre 100 milioni di euro, relativo ad imposte e annesse sovrattasse ed interessi. Il motivo? Rossi avrebbe finto di risiedere all’estero - nella fattispecie in Inghilterra - e quindi omesso di pagare allo stato italiano importi rilevanti sui redditi maturati dal 2000 al 2004.

Una notizia di questo genere ha generato, come ovvio, un forte interesse da parte dei media, con relative inchieste e rivelazioni dei verbali della Guardia di Finanza. Dopo pochi giorni la reazione di Rossi non si è fatta attendere: un filmato di 2 minuti, abilmente costruito per farlo apparire come la vittima di turno, è stato rifilato ai principali Tg nostrani. A questi non è parso vero mandare in onda nel bel mezzo dei telegiornali la difesa dell’interessato; il tutto, nel caso della Rai, in palese conflitto di interessi, essendo il canale televisivo di proprietà dello stesso azionista che sta cercando di farsi restituire il maltolto da Rossi.

Visco non ci sta: contesta l’uso scorretto del mezzo televisivo, con il quale si fanno passare gli ispettori del fisco come dei vampiri
e si cerca di denotare il “povero” e famoso campione come l’esempio del cittadino vessato e non libero di risiedere dove gli pare più conveniente. Il tutto senza contradditorio.

Certo è che la popolarità di Rossi gioca un ruolo importante. Certo è anche che il potenziale danno alla macchina amministrativa dello Stato può essere rilevante. Nonostante Visco dichiari di non volere entrare nel merito della vicenda, affidata ai professionisti e alle autorità amministrative, a noi pare che Rossi avrebbe fatto meglio a stare zitto ed a evitare il maldestro tentativo di spostare sul piano emotivo e mediatico una vicenda delicata. Da oggi, infatti, potrebbe essere più difficile per una commissione tributaria, giudicare serenamente il caso.

La domanda da porre è: dopo avere letto per anni sui giornali, sulle riviste di gossip e quant’altro le gesta di Rossi e gli aneddoti sulla sua vita privata, quanti potevano immaginare che, in realtà, tutto quanto si diceva su di lui fosse falso perché, in realtà, Rossi si trovava spaparanzato nella sua casa londinese?
Ovviamente nessuno. Rossi, forse, in questi anni della sua casa londinese ricordava a malapena l’indirizzo. Non solo: le 8 auto immatricolate in Italia in provincia di Pesaro, la barca ormeggiata a pochi chilometri da casa, le testmonianze degli istruttori della palestra nella quale si recava regolarmente per allenarsi e il collegamento ad alta velocità nella nativa Tavullia, imposto alla Telecom Italia nel contratto di sponsorizzazione, non lascierebbero dubbi sull’effettivo centro degli interessi economici ed affettivi di Rossi: secondo i trattati bilaterali italo-britannici, il campione è sempre stato residente in Italia e avrebbe dovuto pagre al nostro fisco le imposte su tutti i suoi redditi personali.

Tanto per aggiungere una piccola nota mondana alla vicenda, vogliamo ricordare a chi non ha buona memoria che la sua fidanzata è una normale quanto sconosciuta ragazza di una buona famiglia di Milano, da sempre ivi residente. Al fisco non risulterebbero spostamenti rilevanti della fidanzatina in direzione nord; al contrario, è noto ai più che Rossi non ha mai dovuto prendere l’aereo per frequentarla ma si è sempre recato a Milano con una delle sue 8 auto con targa italiana.

La vicenda, di per sé, non cambierà le fortune delle finanze italiane. E’ però una dimostrazione di come, ancora una volta, i media possano fare scendere a livelli impensabili le loro soglie di rigore e di professionalità quando in ballo c’è un servizio il cui protagonista garantisce i massimi livelli di audience.

La speranza è che Rossi non abbia mosso uno scacco matto al re e che la giustizia fiscale, già spesso poco giusta ed affidabile, possa fare serenamente il suo corso. Al massimo avremo un eroe ed un po’ di debiti in meno.

Update: gli investigatori hanno trovato la vera dimora di Rossi, situata presso Tavullia, suo paese di origine. Si tratta di un casolare rimodernato, di proprietà di vicini di Rossi (probabilmente dei prestanome), nel quale sono stati trovati tutti gli effetti personali del motociclista, nonchè alcune moto di sua proprietà: insomma, la sua vera casa che dimostra la falsità del domicilio londinese,  una residenza fittizia, richiesta ed ottenuta solo per sottrarre al fisco italiano i suoi ingenti guadagni.

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