Porta Pia, la breccia della libertà

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Temo che l’amico Alessandro abbia ragione: oggi più che mai occorre la partecipazione di tutti alla celebrazione del giorno più importante per il nostro paese. La cui commemorazione si dovrebbe ripristinare.

Don Gelmini for President, gli altri, Ministri

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Ammetto che Don Gelmini non lo conoscevo. Ora, leggendo regolarmente mia sorella Inyqua, comincio a conoscerlo meglio. Trattasi di uno strano prete, esperto di droghe e drogati, ex carcerato (4 anni per bancarotta fraudolenta), processato in ambito ecclesiale e accusato di abusi sessuali da 50 persone. Ne scrive duffusamente Dimitri Buffa sull’Opinione e il Gelmini si trova ora tra lo schieramento degli accusatori e quello dei difensori.

Negli ambienti politici questioni di opportunità e di pudore dovrebbero indurre a prendere le distanze o, quantomeno, a stare zitti. Invece c’è chi vorrebbe fare di Gelminin un eroe e gli dà un premio. Sono i giovani di Alleanza Nazionale e chi sennò? Chi, meglio di loro, potrebbe idolatrare un ex carcerato accusato da 50 persone e indagato per abusi sessuali, solo perché “redime i drogati“? Quindi, è giusto dargli il Premio Atreju ‘07.

In effetti, nella consegna dei premi, il commentatore ci azzecca:

Lei è l’esempio dei pensieri che diventano azione” (…).

Ma questa uscita poco opportuna impallidisce difronte alla citazione di una frase di Gelmini:

Ragazzi non siete un contenitore da riempire ma fuochi da accendere“.

Un “en plein”.

Update: dopo quella di don Cantini, Inyqua scrive della vicenda del vescovo Claudio Maniago, allievo prediletto del “don” ed esperto in festini parrocchiali, pare. E non basta: evidentemente l’abito talare non porta bene alla Toscana, dove la rete di estende oltre gli ambiti fiorentini.

Atrejuisti, papisti e cattolici ferventi, dove siete? Vogliamo sentire la vostra difesa, pleaz.

In Svizzera è sempre questione di mucche

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Le reazioni alle affissioni dell’UDC svizzera - partito di destra vagamente xenofobo - sono state molto violente. Nel paese rosso crociato ed all’estero le critiche sono state feroci, al punto che un responsabile dell’ONU ha chiesto di ritirare i manifesti dalla circolazione.

La Svizzera da aperto i suoi confini alla libera circolazione nel 2002. Per i cittadini comunitari è ora più facile ottenere permessi di soggiorno e vivere in questo paese. Inoltre dal 1° luglio di quest’anno, sono stati aboliti anche i contingenti per i permessi si lavoro.

Molti sostengono che la popolazione svizzera sia in maggioranza xenofoba e razzista. In un certo senso è vero ma occorre anche comprendere i motivi di queste paure. Il paese gode di una stabilità economica e sociale invidiabile, la disoccupazione e la criminalità praticamente non esistono e l’economia marcia bene. Gli svizzeri, insomma, godono di una invidiabile situazione di privilegio e non hanno intenzione di perdere queste prerogative.

L’UDC è il principale partito del paese. A fine anno ci saranno le elezioni politiche e la campagna elettorale è iniziata. Il tema dell’immigrazione è un tema caldo e fa presa sull’elettorato, qui come non mai. Ma le mucche bianche e quelle nere sono davvero troppo, specialmente per un paese dove la popolazione straniera costituita da immigrati ha assicurato nell’ultimo secolo una disponibilità di mano d’opera fondamentale per il benessere degli svizzeri.

Liberismo: nè di sinistra nè di destra ma liberale

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Un interessante articolo di Francesco Giavazzi sul Corriere, ci parla della questione Alitalia. La decisione della compagnia di bandiera di lasciare l’hub di Malpensa è vista come un’opportunità per rendere il mercato dei vettori aerei più competitivo in Italia, accogliendo le proposte della compagnia irlandese Ryan Air, pronta ad investire un miliardo di euro per sostituirsi alla nostra compagnia, ormai asfittica.

Giavazzi invita i politici a lasciare che le opportunità di mercato e l’efficienza siano fattori dominanti nelle decisioni sul futuro del traffico aereo nel nostro paese e conclude chiedendo se sarà possibile fare “qualcosa di sinistra?”.

La tesi di Giavazzi ed Alesina, contenuta nel loro ultimo libro, è quanto mai diffamatoria. Il diffamato è il liberismo o liberalismo economico e sociale. Come hanno chiaramente affermato alcuni illustri opinionisti, non è corretto incapsulare una corrente di pensiero all’interno di una ideologia politica. Specialmente quando si tratta di una scuola fondata da economisti poco favorevoli all’intervento dello Stato in tutti i gangli della vita sociale ed economica.

Giavazzi ed Alesina sono economisti liberisti ma votano a sinistra. Allora dovrebbero dirci la verità: vorrebbero riformare il modus operandi di questa sinistra e pensano che possa trasformarsi in una sinistra Blairiana, riformatrice in senso liberale. Il che, lo sappiamo bene, non è possibile.

Lo statalismo, le clientele, il rapporto di connivenza con il sindacato, il terzomondismo, la vocazione burocratica e redistributiva e la voglia di mantenere lo status quo sono la linfa di una sinistra italiana, stritolata nella morsa della sua eredità catto-comunista.

Alitalia ne è un esempio e non è certo invocando un intervento di “sinistra” che né Giavazzi né Alesina possono pensare di raddrizzare la barra di una compagnia ormai fallita da tempo. A onor del vero, Alitalia costituisce anche un esempio di corporativismo di destra. Berlusconi ha avuto 5 anni di tempo per fare qualcosa liberale “di destra” per la compagnia di bandiera e non ha fatto niente. In questo senso Giavazzi ed Alesina hanno ragione.

Quei cattivoni dei francesi

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Secondo il ministro degli Esteri francese, il mondo si dovrebbe preparare al peggio. Il peggio sarebbe una guerra contro l’Iran. Gli iraniani rispondono violentemente, come previsto, al fronte comune franco-americano:

Oggi, il dominio iraniano nella regione è tale che nessuno oserebbe attaccarci“.

La storia la conosciamo: si tratta di fare la voce grossa verso l’esterno del paese per dare l’impressione, a chi sta fuori e a chi è dentro, di essere grandi e forti. Ma è solo un’impressione perché, mentre fuori l’Iran può vantare un influenza su tutta l’area mediorientale, all’interno il paese sta rischiando l’implosione. E non sembra rendersene conto: continuando così torneranno a scaldarsi con la legna e a spostarsi in groppa ai cammelli.

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