Farmaci immorali: istigazioni morali?

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Domandina facile facile: se foste un farmacista cattolico, di quelli duri e puri, praticante, ora che Ratzi ha invitato all’obiezione di coscienza, scegliereste la fede o la legge? Non appartenendo noi ad una famiglia di farmacisti, non ci poniamo il problema ma certamente non vorremmo essere al posto degli appartenenti cattolici alla categoria ai quali, con molta sincerità, auguriamo notti tranquille.

Davanti alla platea della Federazione dei farmacisti cattolici, il magnifico ha sostenuto che

L’obiezione di coscienza è un diritto che deve essere riconosciuto alla vostra professione permettendovi di non collaborare direttamente o indirettamente alla fornitura di prodotti che hanno per scopo le scelte chiaramente immorali, come per esempio l’aborto e l’eutanasia“.

Di grazia, da chi dovrebbe essere riconosciuto codesto diritto? Non certo dallo Stato il quale sancisce l’essenzialità del servizio pubblico svolto dalle farmacie, i cui operatori sono obbligati a fornire i medicinali a chi gliene fa richiesta, non foss’altro per una forma di responsabilità verso la loro salute.

I farmaci incriminati sono quindi quelli “chiaramente immorali, concetto questo alquanto vago e interpretabile in modi assai differenti. Forse nei prossimi giorni alcuni farmacisti porranno in bella vista nelle vetrine dei loro esercizi dei cartelli con i quali avvertiranno che lì non si vendono prodotti immorali. Così potrebbero rifiutarsi la vendita di una lavanda vaginale perché toccarsi in quelle parti è immorale. Poi niente più preservativi, uno strumento di morte per miliardi di spermatozoi. E che dire degli antiacidi da usare dopo un pasto luculliano accompagnato da abbondanti mescite di vino e liquori? Tutta robaccia, immorale.

Il comportamento delle gerarchie ecclesiali è sempre lo stesso: un tentativo di egemonizzare, di escludere qualsiasi altra possibilità, anche le leggi di uno stato. Non si può dialogare perché per farlo è necessario lasciare aperto lo spazio al dubbio. Invece Ratzi dubbi non ne ha perché le sue prediche sono ispirate direttamente da Dio, dal divino e infallibile. È quindi forse in nome del rispetto verso quel Dio che i nostri politici e i magistrati nulla fanno per evitare l’istigazione diventi causa di atti concreti contro la legge da parte dei farmacisti?

Per concludere un’altra affermazione del Papa:

Il farmacista, importante intermediario tra medici e pazienti, deve invitare ciascuno a un sussulto di umanità, perchè ogni essere sia protetto dalla concepimento fino alla morte naturale“.

Insomma, se non ci riesce Dio, se non ci riesce la Chiesa ora si potrebbe contare pure sui farmacisti per proteggere i poveri esseri umani, dal loro concepimento alla loro morte “naturale“: speriamo di non incontrare un farmacista che si rifiuti di venderci un antitumorale o un antibiotico, solo perché  moriamo più naturalmente. Se continuiamo così potrebbe succedere.

Imam “at large”

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Una delle lodevoli intenzioni della Consulta Islamica, inventata dall’ex Ministro degli Interni, Giuseppe Pisanu, è quella di ridimensionare il ruolo degli imam estremisti nelle moschee italiane. Gli imam sono delle figure dubbie, non sottoposte ad alcuna verifica e spesso questi sedicenti predicatori sono degli infiltrati nei luoghi di culto, la cui missione è la diffusione di concetti di stato e di società nei quali prevalgano i dettami della sharia.

L’Ucooi, organizzazione che dichiara essere la più rappresentativa all’interno delle moschee italiane, rifiuta l’accettazione dei principi della Carta dei Valori così come sarebbero partoriti dalla collaborazione governo-rappresentanti delle comunità islamiche. Anzi, invece di sottoporre gli imam predicatori a verifiche sulla loro legittimità, preparazione e sul loro rispetto dei principi fondanti della nostra società, passa al contrattacco.

E’ di questi giorni la notizia di un corso per imam, insegnato da un certo Salem Shekhi, non certo un teologo moderato ma un esponente importante di una delle organizzazioni europee più estremiste, il Concilio europeo per la Fatwa e la Ricerca. Questa organizzazione ha uno statuto poco rispettoso dei principi fondanti le democrazie occidentali e proclama la superiorità dei precetti islamici sulle leggi dello stato e sulle democrazie. Va da sé che sostiene anche l’inferiorità e la messa sotto tutela della donna e la punizione con la morte degli apostati.

Se si voleva iniziare un nuovo corso negli insegnamenti religiosi tenuti nelle moschee e sviluppare una forma di collaborazione per facilitare una comprensione della civiltà occidentale da parte dei fedeli musulmani, per ora si è ottenuto l’effetto contrario. L’errore sta nelle premesse: si pensa che sia possibile dialogare con organizzazioni come l’Ucooi, per la quale i fondamenti della propria esistenza sono la separazione tra la comunità musulmana e le altre, la costruzione di un cammino di conflitto e l’eliminazione di qualsiasi ostacolo all’instaurazione del califfato. Chi ignora questi dati di fatto continuerà, nella migliore tradizione buonista e altermondista, a prendere in giro noi poveri occidentali, sempre più ubriachi di buone intenzioni basate sulla collaborazione ed il reciproco rispetto; il tutto mentre una nuova generazione di imam estremisti si forma davanti ai nostri occhi in una qualsiasi moschea.

Non neghiamo che sia difficile trovare le giuste modalità per evitare che questa nuova tendenza si espanda oltremodo nella comunità islamica, ma non siamo certo noi a dovere indicare la strada perché ciò avvenga. Chi dovrebbe farlo ha però bisogno di guardare la realtà senza fette di salame sugli occhi.

Ai proibizionisti diciamo: chi la fa l’aspetti

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Un servizio della trasmissione televisiva “Le Iene” ed alcuni articoli apparsi su quotidiani e periodici, ci raccontano l’insuccesso del provvedimento con il quale il Parlamento ed il Governo hanno proibito la vendita di alcolici dopo le 2 di notte nei “locali di intrattenimento“. Nelle discoteche e nei bar con musica dal vivo i gestori rischiano ora la chiusura da 7 a 30 giorni se sono sorpresi a vendere alcol fuori orario.

Le conseguenze nefaste di questo ennesima follia proibizionista non si sono fatte attendere. Ora molti avventori, per evitare di rimanere a secco, fanno “il pieno” prima dello scoccare dell’ora fatidica e si ritrovano più ubriachi che mai. Per chi invece vuole continuare fuori orario il consumo di whisky o champagne, sono stati sviluppati gli escamotage più fantasiosi: bottigliette mignon di vodka (anche portate da casa), cestelli di ghiaccio nei quali tenere in fresco le bottiglie ordinate pochi minuti prima della serrata o qualche minuto d’aria fuori dalla discoteca per rinfrescare l’ugola al baracchino o al bar adiacente.

Da che mondo e mondo proibire cose del genere non serve a nulla, anzi, questo caso ci insegna che certe misure possono avere un effetto boomerang. I politici spesso preferiscono mostrare i muscoli o introdurre misure che garantiscano un ritorno elettorale piuttosto che affrontare il problema in modo serio. Quindi niente massicce campagne di informazione e di sensibilizzazione nelle scuole o sui media per spiegare le conseguenze reali di un abuso di alcol, né iniziative di repressione serie contro chi, ubriaco fradicio, si mette tranquillamente alla guida a notte fonda.

La cosa desolante è che questo atteggiamento politico è trasversale. L’emendamento proibizionista è stato presentato da un parlamentare di An ma accolto dal governo e votato da una maggioranza che include maggioranza ed opposizione. Ora qualcuno pensa di metterci una pezza, come la senatrice di Alleanza Nazionale, Giorgia Meloni, alla quale fanno eco i ministri Bianchi e Turco, disponibili a rivedere il provvedimento. Vediamo che si inventano ma ci sembra che ci sia poco da fare.

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Che l’Italia fosse governata, ora più che mai, da un’alleanza di ferro tra cattolici e comunisti, lo sapevamo. Ma non credevamo che, insieme al Papa e ai Walter di turno, si schierassero gli ultrà comunisti. Ora il palcoscenico è completo.

Ratzinger si scaglia contro i sindacati, contro la mancata modifica delle cosiddette norme sul welfare e della Legge Biagi: siamo all’emergenza. Francesco Caruso, parlamentare e capo dei disobbedienti, parla di miracolo:

«A furia di pregare per San Precario, il miracolo si è avverato: il Papa è dalla nostra parte, speriamo a questo punto che almeno lui, a differenza dei sindacati confederali che lavorano per zittire e soffocare la rabbia dei lavoratori, faccia appello ai precari a scendere in piazza e ribellarsi contro governo e Confindustria, che vogliono ancor più approfondire nella società il dramma del precariato.»

La frittata è fatta. Le possibili riforme in senso liberale del mercato del lavoro non si faranno. Il precariato, conseguenza perversa di un mercato ingessato e del posto fisso, dilaga. Con queste dichiarazioni nulla cambierà. Qualcuno vuole ancora una conferma?

La Cassazione val bene una sentenza

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Nel caso di Eluana Englaro, la premessa doverosa è che recenti indagini confermano quello che già si sospettava: staccare il respiratore, togliere il sondino e altri pratiche di questo genere fanno parte della realtà di tutti i giorni, negli ospedali come nelle abitazioni. Sono i medici a dichiararlo apertamente e, così facendo, tracciano il solco per le sentenze e, speriamo, per le nuove normative.

Quindi, la quasi totalità delle famiglie che decidono di porre fine in segreto alle sofferenze dei loro cari, scelgono di farlo senza clamore e senza conseguenze legali. Non è il caso di Beppino, il padre di Eluana, così come non lo è stato nel caso di Piergiorgio Welby.

A queste persone va la nostra ammirazione e il nostro ringraziamento. Hanno scelto di condurre una battaglia per il diritto, non solo il loro o quello dei loro famigliari, ma quello di centinaia di malati che si trovano in simili condizioni. Oggi ringraziamo anche la laicità dei giudici della Cassazione, che hanno disposto un nuovo processo per il caso Englaro. (qui, grazie a Bioetica, il testo integrale della sentenza)

Il principio fondante della sentenza è chiaro:

«la salute dell’individuo non può essere oggetto di imposizione autoritativo-coattiva…il diritto all’autodetermina­zione del paziente non incontra un limite nel sa­crificio del bene della vita».

Giudici supplenti? . Hanno fatto bene? Pure.

E il Vaticano? Furente. L’affermazione dell’Osservatore Romano che più di ogni altra troviamo spassosa, è la seguente:

Attribuire a ognuno una potestà indeterminata sulla propria esistenza avrebbe delle conseguenze facilmente immaginabili, anche solo ragionando dal punto di vista etico“.

Badate bene, qui stiamo parlando anche solo del punto di vista etico (…). Chissà dagli altri punti di vista. Fortunatamente a Porta Pia abbiamo mandato in vacanza la sovrapposizione tra le leggi ed i principi dello Stato laico e i dogmi religiosi. In questo siamo un po’ più avanti della maggior parte del mondo islamico. Ma il lupo perde il pelo ma non il vizio.

Ora, più che mai, è necessario discutere in modo serio del testamento biologico. In quest’ottica, parafrasiamo Beppe Grillo e al Vaticano mandiamo un bel “vaffa” se solo prova ancora a parlare di “cammino verso l’eutanasia“.

La politica? Vacante.

Hat Tip: Inyqua, Bioetica, Jim Momo

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