Ahi, ahi, Caprotti!

Non è un mistero che questo blog abbia sostenuto l’Esselunga e Bernardo Caprotti. Abbiamo perfino citato Beppe Grillo e le sue posizioni in merito. Nel nostro articolo abbiamo spiegato come Caprotti si sia sentito minacciato e ricattato dai politici di sinistra e dalle Coop quando, nel pieno esercizio dei suoi diritti, avrebbe voluto vendere il suo gioiello.
Dopo i comunicati stampa e le pagine a pagamento sui principali quotidiani, Caprotti ora scrive un libro con la prefazione di Geminello Alvi. Ci spiega perché un’impresa libera e indipendente possa essere fortemente limitata nelle sue scelte strategiche quando i suoi interessi collidono con quelli di un colosso economico sì, ma politico anche. Soprattuto se è amico della sinistra. Ci spiega anche come questo intreccio e la conseguente limitazione della concorrenza siano un prezzo altissimo che gli italiani non dovrebbero pagare, specialmente in alcune regioni.
Insomma, Caprotti è un cavaliere solitario, un coraggioso, capace e tenace. Ma…
Esd è la sigla che rappresenta un’importante centrale di acquisto (14 miliardi di fatturato), della quale Esselunga detiene il 40%. Alcuni suoi funzionari sono stati condannati in primo grado a due mesi di reclusione con pena sospesa in quanto,
«in concorso tra di loro, nell’esercizio delle funzioni loro attribuite da Esd per il rinnovo dei contratti con le società Ferrero, Lavazza, Grissin Bon e Bahlsen avrebbero alterato con mezzi fraudolenti il libero esercizio del commercio concernente la distribuzione di alimentari, ossia con l’uso indebito di informazioni contrattuali praticate dal concorrente Coop in Italia, al fine di ottenere un maggior vantaggio economico non solo in relazione al contratto in corso di negoziazione (2004) ma anche in relazione ai contratti stipulati negli anni pregressi.»
Nel libro Caprotti ha omesso questa notizia. Il Financial Times, inoltre, lo ha criticato perché aveva alimentato speculazioni su potenziali acquirenti come Wal-Mart e Tesco e per avere riferito ad un giornale che si stava preparando a vendere.
«Fosse stata una public company a quest’ora dovrebbe vedersela con gli investitori e le autorità che regolano il mercato.»
Insomma, da un’ottica anglosassone, l’imprenditore brianzolo si è un tantino sputtanato.
Caprotti non ci sta. Dopo il libro rincomincia con gli spazi a pagamento e contrattacca sul Sole24ore. Visto che si parla tanto di rincari del grano e quindi della pasta, fa il saltimbanco sulla vicenda Esd ma sottolinea come la sua pasta sia molto meno cara di quella Coop. Speriamo che i guadagni su questo prodotto gli permettano di accantonare i 300 milioni di euro che ora la Coop gli chiede a titolo di indennizzo.
Cosa siano le Coop lo sappiamo tutti. Quanto siano un esempio dei peggiori legami affaristici tra l’economia e la politica, lo condividono in molti. Non ci vorremmo trovare ora nella morsa di un gruppo di affaristi ed un imprenditore con comportamenti poco cristallini. Sarebbe la fine di ogni speranza, significherebbe che uno degli ultimi simboli del popolo dei produttori non è meglio degli altri, pur se diverso.

Augusto ha scritto:
Credo che a Napoli dicano (o dicessero) :
“chi lavora TROPPO, non ha il tempo per ARRICCHIRE”
Ovvero, vorrei conoscere un impesario di successo con un passato ed un futuro adamantino.
Diamo per scontata una certa “furbizia” peró credo che tutti dovrebbero partire dalla stessa linea; leggi e regolamenti identici.
Ergo, occhio alle COOP, di tutti i tipi. Non mi sembra piú il caso di privilegiarle rispetto alla impresa privata.
I privilegi, credo, risalgono ad anni molto difficili, oggi mi sembrano anacronistici, visto che non esistono piú (credo) coop “senza fini di lucro”.
Chi ne conosce una la indichi, per favore.
Pubblicato il 02-ott-07 alle ore 17:23 | Permalink