Marchionne scappa (dal fisco) e si schianta

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Avendo letto con qualche giorno di ritardo i giornali svizzeri, apprendiamo oggi che l’AD del gruppo Fiat, Sergio Marchionne, ha avuto un incidente il 3 novembre scorso su un’autostrada della Repubblica Elvetica. Pare provenisse da Ginevra e andasse in direzione di Zurigo, dove si apprestava a partecipare ad un evento. La sua Ferrari ha subito danni ingenti nell’impatto, avuto contro un’auto di un anziano francese, arrestatasi improvvisamente a causa di una coda.

Di per sé la notizia non è particolarmente eclatante e siamo molto felici che se la sia cavata senza alcun danno fisico. La cosa che invece ci ha insospettito sono state la reticenze della polizia elvetica a rilasciare informazioni sull’accaduto e le notizie piuttosto frammentarie e contraddittorie di alcuni giornali italiani, soprattutto riguardo al luogo di residenza dell’AD della Fiat.

Prima di approdare al gruppo torinese, Marchionne ha lavorato per parecchi anni in società svizzere (Gruppo Lonza, SGS) e pare che il suo ultimo luogo di residenza fosse Ginevra, ove, pare, risieda ancora la famiglia. Da quando è in Fiat, ci pare che il luogo principale delle sue attività economiche sia l’Italia, per cui crediamo che debba pagare nel nostro paese le imposte sui suoi redditi. I giornali italiani e quelli svizzeri riportano invece che il suo luogo di residenza non è né l’Italia né Ginevra, ma il cantone di Zug, il paradiso fiscale per eccellenza in territorio elvetico.

C’è chi ha appunto diramato notizie contraddittorie sulle presunte residenze di Marchionne: il Giornale, per esempio, scrive che “avrebbe trascorso la serata con la famiglia a Zug” ma il giorno prima aveva scritto in questo articolo che “Il manager, che era arrivato ieri mattina in Svizzera, dove risiede a Ginevra…”.

In realtà la polizia svizzera non ha voluto dichiarare ufficialmente il nome della persona che stava alla guida - non ha dichiarato neanche se era solo - ma ha parlato di un “55 enne residente a Zug. Quindi questo è l’unico dato certo, riportato da molti giornali elvetici (per es. qui qui e qui). Ci chiediamo se, vista la popolarità di Marchionne, il fisco italiano, sulla base di queste informazioni, si darà la briga di fare una piccola indagine sulle sue abitudini. Il fatto di avere la famiglia che vive all’estero, di essere nel consiglio di amministrazione di società che hanno la sede principale al di fuori del nostro territorio o di non risiedere a Torino tutto l’anno, non sono elementi fondamentali per determinare il luogo dove dovrebbe pagare le imposte sui suoi redditi.

La cosa certa è che ora, nonostante i ben noti introiti provenienti da ricchi emolumenti e stock option, calcolati in decine di milioni di euro all’anno, lui di imposte paga poco o niente. Risiedendo a Zug - almeno così ha sostenuto la polizia - è debitore al fisco di importi marginali rispetto a quelli che dovrebbe pagare in Italia o anche nel cantone di Ginevra, uno dei più “cari” di tutta la Svizzera. E’ chiaro quindi che se le informazioni della polizia elvetica sono esatte, ha scelto di (non) pagare le imposte in un paradiso fiscale.

È utile ricordare che, secondo la maggior parte degli accordi bilaterali esistenti in Europa, ivi compresa la Svizzera, la persona si deve considerare fiscalmente imponibile nel paese ove risiede abitualmente e/o ha il centro dei suoi interessi economici e vitali. Se Marchionne risiede a Zug - un villaggio nella Svizzera interna che vive solo grazie ai bassissimi tassi di imposizione - vuole dire che lì dovrebbe avere la sua famiglia, passarvi la maggior parte del tempo e svolgere una parte almeno preponderante delle sue attività economiche.

Invece, pare che la sua famiglia viva a Ginevra e ci risulta che la sua attività lavorativa sia sedere stabilmente al ponte di comando del gruppo Fiat nella sede centrale del Lingotto a Torino. Forse Marchionne, scegliendo la strada dell’espatrio fiscale, ci vuole far intendere che il suo lavoro in Fiat è part-time e che comunque lui è un frontaliero che la mattina scende in Ferrari da Zug a Torino e a volte, quando è stanco, si fa trasportare in elicottero.

E quindi, ancora una volta, ci chiediamo: chissà che ne pensa il fisco italiano? Forse nulla. Marchionne infatti non è una semplice quanto ingenua star dello spettacolo, come Luciano Pavarotti, o un ignorante quanto mal consigliato sportivo di successo come Valentino Rossi. Lui è uno che ormai siede stabilmente nelle stanze dei bottoni del paese, accanto a personaggi come LCDM e molti altri. E potete scommettere che, se qualcuno si mettesse in testa di fargli del male (fiscalmente parlando), nella migliore tradizione del cane che non mangia cane, pure i sindacati scenderebbero in piazza.

Ma queste sono solo illazioni, fantasie. Si basano sulle dichiarazioni fatte da qualche poliziotto elvetico, tanto ligio quanto ingenuo e riservato.

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