La sinistra e le norme d’emergenza
01-Nov-07
Walter Veltroni si è imposto. In una improvvisata conferenza stampa tenuta in Campidoglio ha detto chiaramente che non c’è tempo e che il decreto sicurezza deve essere gestito come una misura di emergenza, quindi con un decreto legge. Detto fatto. Il governo approva il provvedimento sulle espulsioni, costruito ad hoc per la criminalità romeno.
L’approvazione del Consiglio dei ministri riprende, senza modifiche, le norme sulle espulsioni previste dall’articolo 14 del quarto Ddl del pacchetto sicurezza approvato dal Consiglio dei Ministri. Il decreto attribuisce al prefetto il potere di allontanamento dal territorio nazionale di cittadini comunitari, sulla base della direttiva UE, per motivi di pubblica sicurezza. L’allontanamento resta di esclusiva competenza del ministro solo per i cittadini dell’Unione che soggiornano in Italia da più di dieci anni o sono minori e per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato.
Veltroni aveva già ammesso che “prima dell’ingeresso dei romeni nella UE, Roma era una città più sicura“. Ora però si contraddice e, invocando l’urgenza di misure emergenziali, dice che dovevano essere prese già nel 2001. Non si capisce quindi se il problema risale ad allora o a quest’anno, dopo l’entrata dei romeni nella comunità. Il buon Walter forse non ricorda che il governo Berlusconi aveva varato le norme Bossi-Fini, architettate proprio sui rimpatri. Queste prevedevano l’immediata espulsione anche dei cittadini con permesso ma senza lavoro.
Il problema però non è questo ma la magistratura. Il tentativo di costruire un meccanismo giuridico con il quale lo straniero che non rispetta determinati requisiti possa essere allontanato dall’Italia e rimpatriato, si è sempre scontrato con una linea politica di ultra sinistra. A boicottare questa impostazione, ci hanno pensato i magistrati, inventandosi teoremi alquanto dubbi per annullare i decreti di espulsione.
Ora, invece, la sinistra tace. Il gioco si è fatto pesante e i media non aspettano altro che i cadaveri di qualche inerme cittadino massacrato da romeno di turno per suonare la grancassa. Purtroppo i cadaveri abbondano e quindi, senza neanche troppe sorprese, ci ritroviamo ad assistere al concerto dei muti. I terzomondisti hanno deciso che la Romania, dal gennaio di quest’anno, è un paese occidentale e capitalistico, insomma: è uscita dalla lista dei paesi poveri. Nessuno si azzarda a contestare norme piuttosto insolite e “di destra”, visto lo sconcerto e la paura degli elettori, anche quelli di sinistra. Il che ci fa pensare alla malafede di chi, utilizzando slogan e schemi ideologici ormai passati di moda, ha insistito per anni sulla necessità di essere clementi, di dialogare e di risolvere i problemi della povertà. Sono bastati l’aumento dei morti ammazzati delle rapine e un elevato rumore mediatico per far crollare tutto.
La cosa certa è che il problema si poteva prevedere. Alcuni paesi l’hanno fatto in Europa e i lì per i cittadini romeni non è possibile circolare senza un controllo alle frontiere. I politici di sinistra non capiscono che l’antipolitica avanza e che con i loro tardivi interventi non fanno altro che peggiorare la situazione, dando ragione a chi, prima di loro, aveva sollevato il problema.


