Adieu, Luttazzi

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A differenza di Aldo Grasso non riteniamo che Daniele Luttazzi sia “uno dei pochi comici intelligenti della nostra tv“. Forse perché la nostra prima esperienza in uno spettacolo del popolare comico l’abbiamo avuta in teatro, dove abbiamo assistito ai suoi monologhi in diretta e senza montaggi. Questo avveniva in epoche non sospette, quando Luttazzi non era stato catapultato sul pianeta televisivo e non era ancora la vittima di editti bulgari.

Molti sostengono che abbia modificato il suo atteggiamento proprio perché il successo gli ha dato alla testa. Invece non è così. Luttazzi è sempre lo stesso, è un comico sopra le righe che si diverte soprattutto a fare due cose: sferrare degli attacchi personali e usare un linguaggio oltremodo volgare. Per questo non ci piace.

La volgarità nella comicità è sempre e comunque un fatto gratuito. Se ognuno di noi provasse a fare ridere semplicemente usando argomenti che si collocano sotto la cintura, farebbe almeno sorridere, forse pure ridere. Ma sarebbe troppo facile definire l’uomo della strada un comico. Il comico, quello vero, è altra cosa. Almeno per chi crede nella comicità come in una qualità elevata, espressione dell’intelligenza umana e di un’innata capacità di essere auto ironici.

Gli attacchi personali, se reiterati e diffamanti, con la comicità non hanno proprio nulla a che fare. Se il comico dovrebbe esprimere intelligenza, esprimendo rancore o diffamando la sua intelligenza la offende. E, per di più, rischia.

Non crediamo alla favoletta dei diktat di Giuliano Ferrara. Crediamo piuttosto che il direttore di un’emittente televisiva, magari consigliato dai suoi legali, corra ai ripari se valuta troppo elevato il rischio derivante dai danni giudiziari eventualmente causati da una trasmissione di cui è responsabile. Nel caso di Luttazzi ci meravigliamo che Antonio Campo dell’Orto non l’abbia fatto prima, anche perché si tratta pure della sua sedia.

Non si debbono preoccupare quelli che temono per una deriva oscurantista e perché il caso Luttazzi dimostri una “condizione di arbitrio” nella quale “anche chi oggi si sente al sicuro potrebbe essere presto travolto dalla condanna in nome del buon costume“. Nessuno sarà travolto da un caso Luttazzi, non lo è stato nel passato né lo sarà nel futuro. Per travolgere questo paese ci vuole ben altro che un fatto marginale del mondo dello spettacolo.

Né pensino che quelli “che hanno applaudito il licenziamento di Luttazzi, non si rendono conto della gravità dell’avvenimento“. Ce ne rendiamo ben conto, eccome. Non della gravità del licenziamento ma del fatto che in Italia i media continuino a scommettere sul successo di personaggi che fanno della volgarità, dell’insulto e della diffamazione gratuita la principale espressione del loro talento.

Dovremmo chiederci (o chiedere a Luttazzi), perché tanto odio, tanto rancore verso gli italiani e, soprattutto, verso certi personaggi, con i quali non ha mai avuto niente da spartire. Forse è un argomento di ricerca scientifica, psicologica o psichiatrica. Non avremo mai risposta perché Luttazzi non apparirà più sugli schermi, senza che l’Italia abbia perso qualcosa.

Hat tip: grazie a Daw, l’accusa di Repubblica, secondo la quale la battuta su Ferrara sarebbe un plagio; il comunicato ufficiale dell’emittente La7 sulla chiusura di Decameron; il post di Daw, nel quale si preannunciava la chiusura: chi semina vento raccoglie tempesta; la lettera di Giuliano Ferrara sul caso.

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Comments (14) lasciato to “Adieu, Luttazzi”

  1. Giano ha scritto:

    Condivido in pieno, senza aggiungere altro. Proprio ieri ho scritto un post sull’evoluzione dello scarabeo. Se vuoi, leggilo e…sorridi.
    Tanto, ormai le cose serie di questa Italia sono pochine. Buona giornata :)

  2. Anellidifumo ha scritto:

    Nel linguaggio giuridico “diffamazione” ha un significato preciso che non ha nulla a che vedere con il monologo di Luttazzi nel quale era inserita la battuta su Ferrara.

    Da che mondo è mondo, la satira può essere anche volgare: se alla fine è solo volgare il comico perde pubblico e alla fine non ha successo. Ora di Luttazzi tutto si può dire (in negativo o in positivo) tranne che il suo programma non fosse di grande successo.

    La censura di un artista che ha successo di pubblico è sempre un fatto esecrabile. Anche quando quell’artista fa ascolti usando un linguaggio che secondo alcuni è volgare o perché tratta argomenti dissacranti.

  3. DLetterm@n ha scritto:

    bah per me rimane uno che alla fine non proponeva nulla di nuovo.
    Tutta roba, battute comprese, rigorosamente scopiazzata dai tanto vituperati amerikani^^, con la sola sostituzione dei personaggi.
    Ma forse il copia incolla per qualcuno è indice d’intelligenza.
    De gustibus.

  4. Maurizio Colucci ha scritto:

    [ci rendiamo conto] non della gravità del licenziamento ma del fatto che in Italia i media continuino a scommettere sul successo di personaggi che fanno della volgarità, dell’insulto e della diffamazione gratuita la principale espressione del loro talento.

    Non sei d’accordo che i media dovrebbero seguire i gusti della gente, indipendentemente dalla loro volgarità?

  5. Cantor ha scritto:

    @ Anellidifumo
    @ Maurizio Colucci

    La vostra tesi e cioè la simmetria tra il valore di un comico e il suo successo, non la condivido per niente. Anzi, secondo me uno dei segnali di decadenza del paese sono proprio i contenuti dei palinsesti televisivi, infarciti di spazzatura, di trasmissioni buone solo per passare il tempo inebetiti davanti allo schermo e che hanno sicuramente molto successo. Questo è un discorso che ha un valore puramente commerciale.

    Se continuiamo a credere che il successo sia il barometro che indica il valore di un programma televisivo, allora mi chiedo perchè non mettiamo nei palinsesti a qualsiasi ora della giornata allegri film erotici, pornografici e magari hard: sicuramente avrebbero molto successo.

    Invece nessuno si azzarda a farlo, se non dopo una certa ora. Perchè? Perchè ci sono dei limiti che ci dobbiamo porre a ciò che entra nelle nostre case.

    Allo stesso modo contesto che la satira possa essere volgare e al contempo essere di valore. Non sono un bacchettone ma se decido di impiegare del tempo per guardare qualcosa di interessante, vorrei non dovere essere costretto a rinunciare alla TV perchè mi vengono proposti solo escrementi, culi e cazzi. E Luttazzi questo fa.

    Non trovare che sia poi un pò troppo scontato?

  6. watergate ha scritto:

    Mmmm… fatte salve tutte le logiche aziendali, una voce che si spegne, anche se è un corvo in mezzo al coro celeste, è sempre una perdita. Non che abbia il pluralismo come totem, ma per far tacere qualcuno si trova sempre un adeguato motivo. Lo sai bene.

  7. Maurizio Colucci ha scritto:

    Perchè ci sono dei limiti che ci dobbiamo porre a ciò che entra nelle nostre case.

    Ma questa non è la definizione stessa di censura?
    Secondo il liberalismo, non dovrebbe valere il principio “se non ti piace, cambi canale”? E questa tua posizione non è vulnerabile alla domanda ovvia “chi decide cosa può entrare nelle case e cosa no”?

    Mi piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo di David Friedman. Dagli un’occhiata, se ti va.

  8. Cantor ha scritto:

    Chiamala come vuoi.

    Io considero il mezzo televisivo troppo invadente e potente, per adulti e bambini, per poterlo lasciare al libero arbitrio del mercato.

    La censura è un termine che nel caso di Luttazzi non è corretto. Parlerei piuttosto di limiti alla decenza o alla sconfinamento verso la diffamazione.

    In realtà l’Italia è un paese dove, soprattutto in televisione, chiunque può diffamare chiunque. Ormai i limiti sono quasi inesistenti. In altri paesi non siamo a questo punto.

  9. Livio ha scritto:

    Io parto da un presupposto, ma chi X$&ç£ è Luttazzi per avere qualcuno che gli mette davanti una telecamera?
    Non fa ridere, non fa riflettere, guardare un suo show è come andare al gabinetto, lasciategli il teatro e i coprofaghi che pagano per sentire il “collega” di Aristofane.

  10. Cantor ha scritto:

    Livio,

    il tuo linguaggio è un pochino esagerato, nella forma. La sostanza però è quella.

    Anche io vorrei vederli questi che gli mettono davanti una telecamera perchè “lui è un comico di successo”.

    Ma di che successo parliamo? Il successo del cesso? Probabile.

  11. Livio ha scritto:

    Esagerato ma sincero, poi ho utilizzato termini edulcorati propri di Luttazzi, questi guitti vogliono la libertà di parola ma non se la sanno guadagnare con la fatica, vogliono essere tutelati sti £$%&@.

  12. GG ha scritto:

    cantor, il punto è che Luttazzi PROPRIO IN VIRTU’ dei suoi contenuti “forti” non andava in onda alle quattro del pomeriggio o in prima serata ma andava in onda a mezzanotte meno venti. Quando i bambini sono sotto le coperte da un pezzo.
    Se poi c’è un grosso numero di cittadini adulti e vaccinati che vuole guardarsi Luttazzi e premiarlo con gli ascolti, non vedo perchè una società privata dovrebbe piegarsi a potentati politico-religiosi invece che perseguire il suo fine ultimo (che è -o dovrebbe essere- il fine commerciale e non quelo pedagogico o politico).

    Il punto è che l’Italia non è un paese normale SOPRATTUTTO per quanto riguarda l’assetto radiotelevisivo. E dunque in realtà una azienda privata è disposta a PERDERE parecchi introiti per accondiscendere le pressioni politiche esterne…

  13. Giano ha scritto:

    ll fatto che la merda esista e sia naturale non significa che se ne debba parlare a tavola.
    Non è censura, è semplice educazione.
    Se qualcuno non ha ancora capito queste piccole dfferenze farebbe bene a rifletterci.

  14. Bender ha scritto:

    Cosi’ la satira avrebbe a che fare con l’educazione e il rispetto.

    E’ una prospettiva fantastica, diamine!

    E aggiornatevi: e’ stata Repubblica (e chi aveva pubblicato la notizia) ad essere beffata dal blogger.

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