Sarkozy mette a dieta la Francia e gli avvocati divorzisti

Come previsto la maggior parte dei giornali hanno riportato in modo parziale la notizia del lancio delle riforme volute da Nicolas Sarkozy per rivoluzionare la pubblica amministrazione francese. È comprensibile l’interesse per le nuove procedure atte a semplificare i divorzi da un punto di vista burocratico ma gli obbiettivi di cambiamento che si pone il Presidente francese vanno ben al di là di questa pur interessante notizia.
Dopo l’avvento del muscoloso e deciso Sarkò, la Francia ci piace ancora poco sui temi di politica estera, a causa del suo smaccato opportunismo, mascherato da interventismo. I diritti umani, tanto presenti nel motto della “République”, rimangono sul suolo francese quando le opportunità di vendita di centrali nucleari o di aerei a paesi dittatoriali si fanno interessanti. Né ci entusiasma il ritornello su un possibile ritorno a politiche protezioniste.
All’interno del paese, invece, Sarkò ci diletta. Vuole che il paese si scrolli di dosso le derive socialiste, apparentemente ugualitarie ma causa del radicamento di privilegi inaccettabili. Non indietreggia davanti alla minaccia di paralisi del paese, quando 10 giorni di sciopero paralizzano i trasporti. Vuole riformare tutto e difende ad oltranza l’operato dei suoi ministri.
La Francia ha l’apparato burocratico più mastodontico d’Europa. Efficiente, è vero, ma troppo costoso e macchinoso. Ora il programma presidenziale prevede circa 100 misure, volte a raggiungere un sistema ancora più efficiente e, soprattutto, meno costoso.
L’esempio preso è quello della Germania. La differenza della spesa per la Pubblica Amministrazione tra i due paese è di circa 150 miliardi e Sarkozy ha così commentato:
«Chi mi dice che su questi 1.000 miliardi (l’ammontare totale della spesa per la burocrazia in Francia ndr), non è possibile fare delle economie senza ridurre la qualità del servizio pubblico, nega qualsiasi idea di progresso».
Vale la pena, comunque, parlare anche del divorzio. In futuro in Francia si potrà divorziare davanti ad un notaio, sempre che i coniugi lo vogliano in modo consensuale. Per gli interessati si tratterà di un risparmio di tempi e di costi e l’apparato giudiziario ne beneficerà per l’eliminazione di attività non necessarie nelle aule dei tribunali.
Tutte queste cose in Italia non sono neanche lontanamente pensabili. I governi di sinistra e di destra non hanno mai intrapreso nessuna iniziativa concreta per semplificare l’operato della burocrazia. Il motivo è semplice: nel nostro paese il burocrate non è al servizio del cittadino ma di sé stesso e della politica. Se il suo lavoro non è più complicato o è addirittura inutile, la sua esistenza cessa di esistere e, con essa, l’interesse della politica a mantenerlo in vita. Il cittadino esiste per tenere in vita il burocrate, non è il burocrate che aiuta a vivere il cittadino.
Così, oltre ai costi a carico della comunità, il rapporto con i cittadini è complesso e conflittuale e il paese arretra, nonostante un settore privato che tira la carretta. A questo problema strutturale ne aggiungiamo un altro: l’Italia non ha un Sarkozy né può pensare di partorirlo. Glielo impedisce anche un sistema elettorale e di regolamenti, ora in discussione tra i principali leader del paese. Pensiamo davvero che partoriranno un elefante? O, piuttosto, un topolino?
P.s. è un italiano, un “cervello in fuga” ad aiutare la Francia nella riforma dello Stato. Volere è potere.


sciampagn ha scritto:
ma guarda che a parlare al plurale non fai una bella figura, ti rendi ridicolo!!
Pubblicato il 14-Dic-07 alle ore 17:44 | Permalink
Cantor ha scritto:
Adoro coprirmi di ridicolo!
Pubblicato il 14-Dic-07 alle ore 18:11 | Permalink