In America Dio esiste o è un extraterrestre?

Recentemente ho rivisto in televisione il film “Contact“, capolavoro di fantascienza con protagonista principale Jody Foster. La trama è semplice: una scienziata lotta con la scarsità di fondi per sostenere il suo progetto di ascolto dell’universo, alla ricerca di segnali inviati dagli extraterrestri. Alla fine la sua tenacia è premiata e il premio consiste in una trasmissione proveniente dalla stella Vega, nella quale sono contenuti i piani per costruire una macchina che porterà un astronauta terrestre in giro per le galassie. La scienziata sarebbe la naturale candidata al viaggio ma la commissione americana preposta la scarta quando, alla fine del colloquio, scivola sulla buccia di banana perché dichiara di non credere in Dio.
In queste ultime settimane la campagna elettorale americana per la rielezione del presidente si fa sempre più calda e quindi anche l’aspetto religioso entra in scena con veemenza. Gli Stati Uniti, governati da una laicissima costituzione scritta da un gruppo di padri fondatori in maggioranza atei, è un paese dove la religione permea una gran parte della vita sociale e politica. George W. Bush, suo padre e molti altri presidenti, hanno sempre sostenuto la validità di molte loro decisioni perché “volute da Dio“. I candidati democratici e, soprattutto quelli repubblicani, non fanno da meno.
Mike Huckabee, pastore battista, volente o nolente, fa della sua appartenenza religiosa un argomento sempre più pregnante nella campagna elettorale. Nonostante la sua vita da “laico” sia stata disseminata di successi, le probabilità che vinca sono molto legate alla sua vocazione metafisica. Recentemente ha fatto dei discorsi in cui sottolineava quanto l’aspetto religioso sia fondamentale nella vita del paese perché “se i padri fondatori hanno scritto nella costituzione che c’è libertà di religione, la libertà ha bisogno di religione“. Questo, tanto per ricordarci che anche nei paese più integralisti, come molti stati arabo musulmani, i cittadini godono di un elevato livello di libertà individuali, proprio grazie all’invadenza del fattore religioso (…) !
Pure il laicissimo e trasgressivo Rudolph Giuliani ha dichiarato che, pur non prendendo tutto alla lettera, considera che la Bibbia sia “…stato il più grande libro mai scritto“; Hillary Clinton si è invece fatta vedere alle celebrazioni di rito battista del 23 dicembre. L’unico da essere pienamente giustificato nel tentativo di rassicurare gli elettori sulla sua cristianità, è Barack Obama, sospettato di essere musulmano.
Nonostante la ancora forte preponderanza nella popolazione degli americani credenti e religiosi, le ricerche mostrano un appiattimento della curva delle religiosità americana. Nei giovani sono in crescita gli agnostici e gli atei e la percentuale di chi è certo dell’esistenza di Dio è scesa al 61%, con una diminuzione di 8 punti percentuali negli ultimi 5 anni.
Le tendenze fortemente religiose iniziate negli anni ‘80 e proseguite negli anni ‘90 sembrano quindi scemare mentre il “Partito degli atei” comincia ad organizzarsi anche sotto forma di lobby. Ciò potrebbe sembrare un’eresia ma dovremmo chiederci se, dopo il femminismo e l’orgoglio gay, non sia giunto il momento in cui chi non crede o dubita fortemente ma comunque non pratica una fede religiosa, possa finalmente fare valere i propri diritti e, anche negli USA, non debba più sussurrare a bassa voce le proprie convinzioni. Sarebbe un evento epocale per la modernità


Nihil ha scritto:
Ti devo correggere: Mitt Romney è il candidato mormone (nonché stronzo, ma vabbé), che è stato appunto pesantemente attaccato per la sua religione dai fondamentalisti protestanti (a cui Mike Huckabee appartiene).
Pubblicato il 30-Dic-07 alle ore 0:01 | Permalink
Cantor ha scritto:
Infatti mi ero sconfuso
. Ho corretto.
Pubblicato il 30-Dic-07 alle ore 0:05 | Permalink
Giovanni_Zimisce ha scritto:
Mi chiedo quali siano i diritti “tipici” dell’ateo? A mio modo di vedere l’unico diritto ascritto è quello della libertà religiosa, che consegue il diritto di non professare alcuna confessione. Dato che non mi pare che in USA venga coattivamente richiesta la dichiarazione di conformità religiosa non c’è niente di eclatante da reclamare.
Che poi in USA sia presente un pesante “fondamentalismo religioso” che trova seguito nella popolazione questo è un altro conto, che con i diritti ed i doveri non centra assolutamente nulla, indipendentemente dalle nostre idee.
Pubblicato il 31-Dic-07 alle ore 12:39 | Permalink
Cantor ha scritto:
I diritti degli atei partono dalla loro equiparazione ai teisti. Oggi questa non esiste ancora. Nella maggior parte dell’opnione pubblica l’ateo è ancora considerato una specie di indemoniato, è discriminato.
Prova ad immaginare un candidato presidente di uno dei principali paesi occidentali che, dall’inizio della sua campagna elettorale, dichiara con forza di essere ateo…che possibilità avrebbe?
Pubblicato il 31-Dic-07 alle ore 13:52 | Permalink
Giovanni_Zimisce ha scritto:
Cantor, non è una questione di discriminazione è una questione di “pensiero collettivo” e di eguaglianza sostanziale. Non si può andare a modellare le coscienze altrui, lo stato può fare le leggi, ma di certo non può imporre i valori o il rispetto con la coercizione mentale.
Gli USA non sono uno stato confessionale la libertà di culto è garantita ed a mio parere tanto basta, se poi i propri cittadini si sentono di non considerare degno di essere eletto proprio rappresentante chi non rispecchia le proprie aspettative anche di carattere religioso è un “parametro di giudizio”, forse pregiudizievole, ma parlare di discriminazione è esagerato fin quando ci si limita al normale esercizio della preferenza elettorale.
Ed allora io che non posso diventare presidente del consiglio perchè non ho milioni e non conosco una mazza di nessuno e dunque non mi considera nessuno? Non è forse discriminatorio?
Come faresti ad eliminare la discriminazione? Vietare di dichiarare la propria confessione religiosa? Obbligare gli elettori a votare un ateo? Oppure istaurare l’ateismo di stato?
Mi sembrano tutti metodi poco elaborati e sinceramente poco seri.
Pubblicato il 31-Dic-07 alle ore 17:42 | Permalink
malvino ha scritto:
Gentile Zimisce, il suo argomento non regge. Gli elementi che costituiscono un “parametro di giudizio” a partire da un “pensiero collettivo” costituiscono senza dubbio un fattore di discriminazione o almeno, in linea generale, possono costituirlo - anche in un paese che sulla carta dichiari il contrario - come dimostra il fatto che gli Usa non abbiano mai avuto un presidente di sesso femminile o di colore o, appunto, dichiaratamente ateo. Se sarà eletta la signora Clinton (o il signor Obama) potremo avere la certezza che ilcorrispettivo fattore di discriminazione sia caduto: di fatto, però, nessuno ha mai detto “mai una donna (o mai un uomo di colore) alla Casa Bianca”; cioè, qualcuno l’ha detto, ma quando la discriminazione era nei fatti, anche se non sulla carta; non così per la dichiarazione di ateismo, e questo dimostra che la carta è inapplicata, per un vizio che è pregiudizio - e discriminatorio.
“Non si può andare a modellare le coscienze altrui, lo stato può fare le leggi, ma di certo non può imporre i valori o il rispetto con la coercizione mentale”, scrive lei. Certo, come no, sottoscrivo: ma ci sono leggi che possono neutralizzare nei fatti il persistere di un pregiudizio. “Vietare di dichiarare la propria confessione religiosa” non è una cattiva idea, quando nei fatti il pregiudizio ha ragione di persistere sulla base di una dichiarazione che è potenzialmente una minaccia alla laicità dello stato: perché un candidato dovrebbe dichiarare la sua fede, se non per promettere che a quella sarà ispirata la sua azione di governo? Lei vorrà mica dirmi che questo modo di fare una campagna elettorale sia garanzia di laicità dello stato?
Pubblicato il 02-Gen-08 alle ore 20:30 | Permalink
anonimo italiano ha scritto:
Sarebbe davvero un evento grandioso, specie in un paese dove è in corso una battaglia per impedire che il creazionismo sia insegnato a scuola a sostituzione delle teorie darwiniane e dove ci sono proposte di legge che vorrebbero adottare la bibbia come fonte legislativa.
Pubblicato il 02-Gen-08 alle ore 23:19 | Permalink
JimMomo ha scritto:
Sarebbe terribile se lo Stato, qualsiasi Stato, dovesse attribuirsi il compito di sradicare ogni forma di (pre)giudizio.
Una ragazza tutta ciccia e brufoli farà mai la commessa in una boutique di Cavalli? Che incredibile discriminazione! E si tratterebbe di trovare un lavoro, non di fare il presidente.
buon anno
Pubblicato il 03-Gen-08 alle ore 12:59 | Permalink
malvino ha scritto:
Idem per un presidente di colore. Se vige il (pre)giudizio che un uomo di colore è un minus habens, viva il (pre)giudizio. Sennò poniamo limiti alla “libertà” di (pre)giudizio e un liberalone di quelli veri - di quelli che vogliono la massima libertà, compresa quella di (pre)giudizio - potrebbe soffrirne fino a morire.
Fin qui l’ironia. Uscendo dall’ironia: possiamo noi permettere che codesto liberalone se ne muoia di malinconia perché gli sono strappate le alette della sua libertà di (pre)giudizio? La mia risposta è: be’, sì, morisse.
Pubblicato il 03-Gen-08 alle ore 17:11 | Permalink
JimMomo ha scritto:
La prima cosa di cui uno stato liberale dovrebbe preoccuparsi è che non ci siano discriminazioni nella propria legislazione. Per il resto, non si può pensare di educare l’intera società a non avere pregiudizi. Comunque non è un progetto di cui si dovrebbe occupare lo stato, altrimenti avremmo una cultura unica. Spesso in una democrazia i pregiudizi si attenuano con il tempo grazie a un dibattito pubblico, politico e culturale, libero e plurale. A volte è stato ed è necessario intervenire con delle “affirmative action”, per debellare le discriminazioni più odiose e storicamente radicate. Ma dopo qualche decennio sono le “affirmative action” a rivelarsi odiose.
Se è di quote che si sta parlando, possono essere efficaci contro discriminazioni latenti di genere, colore della pelle, etnia, ma le vedo poco applicabili sulle diverse convinzioni intime circa l’esistenza di Dio. E riservare delle quote nelle cariche elettive vorrebbe dire comunque una limitazione della democrazia, della sovranità popolare.
Anche porre dei limiti agli argomenti che i candidati possono usare per farsi eleggere mi pare di difficile attuazione, ed equivarrebbe a trattare gli elettori come pecore cui somministrare dosi controllate di libertà d’espressione, altrimenti rischiano di fare scelte sbagliate.
Ogni forma di tutela da una scelta democratica “sbagliata” che gli elettori possono sempre compiere è la negazione della democrazia alla radice.
Pubblicato il 03-Gen-08 alle ore 18:51 | Permalink
malvino ha scritto:
E dunque la decisione espressa a maggioranza è sempre democratica, anche quando antidemocratica per difetto di pregiudizio? Una democrazia , per essere davvero democratica, deve essere disposta a farsi mettere in discussione sul suo stesso principio? Mi pare che siamo oltre la libertà: siamo nell’anarchia, nella quale prevale la legge del più forte. Più forte sei - non ha importanza se di un pregiudizio, l’importante è che sia pregiudizio di un certo peso - e più sei libero. Mi sembra un interessante invito alla moderazione: più che nel metodo, nel fine stesso della democrazia. Ma, semplificati i termini, mi pare si sia a quel ragionare che qualche giorno fa sintetizzavo più o meno in questi termini: il vero tollerante tollera pure l’intollerante, sennò non è vero tollerante, è lui stesso un intollerante. Interessante argomentare, ma non originale: tutte le volte che il liberalismo s’è infilato in questo cortocircuito, è diventato altro. Ma lentamente, progressivamente: i liberali manco se ne accorgevano.
Pubblicato il 05-Gen-08 alle ore 2:01 | Permalink
JimMomo ha scritto:
http://jimmomo.blogspot.com/2008/01/forza-e-debolezza-della-democrazia.html
saluti
Pubblicato il 07-Gen-08 alle ore 21:08 | Permalink
silvestro ha scritto:
uno stato dovrebbe si aver l’ambizione di sradicare l’intolleranza ed il pregiudizio. ma scherziamo??
e lo deve fare per etica ma anche per convenienza, se la meritocrazia conviene ancora…
e in una democrazia non deve essere tutto stabilito in base ad una maggioranza.
altrimenti che cacchio mettiamo in piedi a fare commissioni di esperti, professionalità o istituti di controllo appositi.
tantovale chiedere per strada l’opinione dell’uomo qualunque su tutto.
Pubblicato il 08-Gen-08 alle ore 14:42 | Permalink
libertyfirst ha scritto:
Come non voterei un fondamentalista evangelico non voterei un comunista. Come un comunista voterebbe un suo simile così un fondamentalista evangelico voterà un suo rappresentante. E’ naturale che in una società religiosa i politici facciano finta di essere religiosi per ottenere voti: non esiste del resto nessun diritto di nessun ateo a vivere in una società atea.
Posso capire che questo concetto non sia chiaro ad un socialista, ma per un liberale non dovrebbero esserci dubbi: le quote rosa sulla (ir-)religione sono un’assurdità.
Non si può impedire ad un elettore o ad un candidato di avere pregiudizi sull’egalitarismo, il mercato, la religione, la giustizia sociale, l’aborto… le religioni non sono diverse dalle altre idee o dagli altri valori. Più precisamente: non esiste alcuna relazione a priori tra laicismo e liberalismo… esistono gruppi che adottano politiche liberali e gruppi che non le adottano. Far finta di credere per essere simpatici all’opinione pubblica non viola il liberalismo; altre cose, come finanziare le chiese o imporre la preghiera nelle scuole, sì.
Pubblicato il 08-Gen-08 alle ore 21:18 | Permalink
Lamiadestra ha scritto:
La “democrazia” è di per sè stessa antidemocratica, se non nel caso in cui la possibilità di scelta sia limitata a due sole opzioni. Basta introdurre una terza opzione per indurre i votanti al voto strategico (cioè a non votare per ciò che ritengono meglio, ma per ciò che ritengono che col loro voto possa vincere e nel contempo produrre il risultato più vicino alle loro preferenze): ma in questo modo la democrazia, lungi dall’essere un metodo di scelta di liberi cittadini, diventa la dittatura di un solo elettore. Altro che decisione presa a maggioranza….
Quindi direi che la democrazia non è mai democratica, anzi, è praticamente sempre antidemocratica. E dubito sia liberale. L’unico vantaggio rispetto alla dittatura vera e propria è che periodicamente si può scegliere chi è il dittatore.
Pubblicato il 09-Gen-08 alle ore 8:44 | Permalink