Chi ha paura dell’AIDS? Noi no
03-Dic-07

Karol Sikora, famoso oncologo inglese, docente di oncologia dell’Imperial School of Medicine di Londra ed ex Direttore del Dipartimento di Oncologia dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha pubblicato di recente sul “Daily Mail” un rapporto sull’AIDS. Ne risulta ciò che ormai è davanti ad i nostri occhi e cioè che la terribile pandemia, annunciata all’inizio degli anni ‘70 dai Gallo ed i Montagnier, pandemia non è. Secondo gli illustri scienziati, entro la fine del millennio oltre 300 milioni di individui avrebbero dovuto soffrire di AIDS conclamato e il numero dei morti si sarebbe dovuto contare in decine di milioni.
Invece nulla di tutto ciò è successo. L’AIDS è un fenomeno ancora in grandissima parte circoscritto ad alcune categorie a rischio, sul pianeta il numero di malati non mostra una tendenza ad aumentare e la mortalità è drammaticamente diminuita.
Queste notizie, pubblicate alla vigila della giornata per la lotta contro l’AIDS, non hanno tardato a causare delle violente reazioni. Non sappiamo se Sikora e quelli che sostengono le sue teorie epidemiologiche sono stati linciati da una certa stampa ma di certo i media non hanno esitato a dare il più ampio rilievo alle teorie catastrofiste. Il Corriere ha pubblicato il 29 novembre scorso un servizio di due pagine intere dedicato all’AIDS. Il titolo ed i sottotitoli sono chiari: i sieropositivi sono in aumento e il contagio cresce soprattutto tra gli eterosessuali.
Il messaggio è sempre il solito: si tenta di terrorizzare la gente comune, per lo più eterosessuale, facendo credere che un rapporto con una persona sconosciuta sia un rapporto a rischio AIDS. Si sostiene inoltre che quasi il 50% dei nuovi casi siano eterosessuali mentre quelli tra i tossicodipendenti e gli omosessuali sono ridotti al 20-28%. Si omette però di far notare che, aggiungendo 20 a 28 si arriva appunto quasi a 50 e che quindi la metà dei casi rappresentati da categorie numericamente molto piccole - i gruppi a rischio - rispetto allo stesso numero nell’oceano degli eterosessuali, dimostrano proprio il contrario: il contagio continua ad essere un problema proprio tra le categorie a rischio.
Il fatto è che l’AIDS, come pure altre pandemie o epidemie, pur non avendo raggiunto la gravità prevista dai suoi scopritori, continua ad essere oggetto di interessi convergenti: medici, ricercatori, istituti di ricerca, case farmaceutiche, governi, istituzioni di vario genere e la chiesa cattolica. Tutti pronti a cavalcare l’onda emotiva, dimenticando che in moltissimi casi non si tratta di AIDS ma di altre malattie e che ormai quando si parla di sieropositività non si può più parlare di morte certe e di atroci sofferenze. E tutti pronti ad incassare. I soldi degli ignari contribuenti, pieni di sensi di colpa.

