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Corano, blasfemia e diritto alla vita

Statene sicuri. Nessuna anima bella alzerà la voce per protestare contro l’uccisione di 14 persone in India causata da manifestanti inferociti dalla notizia che un pastore scriteriato minaccia di bruciare una copia del Corano.Quando Padre Jones aveva dato l’annuncio, l’intero pianeta si era messo in agitazione. Media, intellettuali, ONG e perfino Obama, sono scesi in campo, preoccupati per le conseguenze nefaste di una simile dichiarazione. In effetti, cosa vogliamo pretendere da chi fa di una scrittura un pretesto per sostenere la sua superiorità ? Solo follie.Ma il punto à altrove.L’Islam, quello dei fanatici, e sono tanti purtroppo, non distingue la blasfemia dai morti ammazzati. E’ una cosa risaputa e molto pericolosa. Ma ancora piú pericolosi sono quelli, non certamente islamici, che non sostengono il diritto sacro ed inalienabile alla vita prima di ogni altra cosa. Quelli che qui, da noi, preferiscono fare di una notizia da trafiletto un pretesto per riempire paginoni di idiozie. Quelli che, sempre qui da noi, metteranno  per qualche minuto i 14 morti in India nei notiziari, salvo poi lasciarli nell’oblio. Un’altra brutta storia.

“Quando ero piccolo”. Lettera di un musulmano francese


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Petit on ne me parlait pas d’intégration. Mes parents se sont adaptés à la vie des français sans jamais perdre leurs origines. Moi j’ai pas compris ça. J’ai voulu tout gommer. Ressembler à tout sauf à un arabe et encore moins à un musulman. M’embourgeoiser, ne plus être pauvre. J’ai même une fois changé de prénom. j’ai été italien à l’étranger. Ca m’a dépanné quelques temps. Mais revenu parmis les miens, je suis redevenu moi. J’ai galéré avec cette nouvelle-ancienne identité. Je ne savais plus comment évoluer.

Alors j’ai emprunté des chemins qui m’ont détruit. Drogue, mensonges, colère, enfermement social et psychologique. Je suis en train de comprendre qu’il ne faut pas s’intégrer. Il faut s’adapter les uns aux autres. Grandir ensemble sans se dénaturer individuellement. La nature de tous est essentielle pour créer un environnement équilibré. La mienne est aussi importante que celle qui domine.

Quand j’entendais le mot bosquet, j’imaginais un groupe d’arbres. De la même manière, à l’évocation du concept de français je ne voyais que l’image du français de souche. La vérité c’est que ce concept de français est plus subtil que ça. Dans un bosquet il y a des arbres mais il ne sont pas tous pareils.

Je ne suis pas comme tout le monde et pourtant je fais partie du groupe qu’on le veuille ou non. A moi d’imposer mon existence. Aux autres de me laisser ma place.

Da piccolo non mi parlavano di integrazione. I miei genitori si sono adattati alla vita dei francesi senza mai perdere le loro origini. Io non l’ho capito. Ho voluto cancellare tutto.

Assomigliare a tutto fuorché ad un musulmano. Imborghesirmi, non essere piú povero. Una volta ho anche cambiato di nome. Ero un italiano emigrato. Mi ha aiutato per un pò. Ma, tornato dai miei, sono ridiventato me stesso. Sono sopravvissuto con questa nuova e con la vecchia identità. Non sapevo piú come evolvere.

Allora ho preso strade che mi hanno distrutto. Droga, bugie, collera, chiusura sociale e psicologica. Capisco che non ci si deve integrare. Bisogna adattarsi, gli uni agli altri. Crescere insieme senza snaturare la propria identità. La natura di ciascuno é essenziale per creare un ambiente equilibrato. La mia é tanto importante quanto quella dominante.

Quando ascoltavo la parola « boschetto », immaginavo un gruppo di alberi. Allo stesso tempo, evocando il concetto di « francese » non vedevo che il francese originario. La verità é che il concetto di francese é qualcosa di piú sottile. Nel boschetto ci sono degli alberi ma non sono tutti uguali.

Non sono come gli altri e tuttavia faccio parte del tutto, che si voglia o no. Sta a me d’imporre la mia esistenza. Agli altri di lasciarmi il mio posto.

Autogol berlusconiani

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Durante la giornata papale in Sardegna, Silvio Berlusconi ha commentato:

“Nessun esponente del nostro schieramento politico si è mai sognato di mettere in discussione la libertà di espressione sui fatti politici da parte dei rappresentanti della Chiesa. Né mai lo farà.”

Parole sacrosante. Nonostante le polemiche che seguono puntualmente ogni dichiarazione ecclesiastica sui temi politici e nonostante sia discutibile questa forma di “ingerenza”, in nome della libertà di espressione non dovremmo tappare la bocca al Vaticano. Anzi, è proprio confutando certe argomentazioni che possiamo dimostrare quanto siano pretenziose e inconciliabili con le libertà individuali.

Purtroppo il nostro magnifico Presidente ha poi continuato scivolando sulla classica buccia di banana:

“Anzi, siamo profondamente grati al Pontefice e ai vescovi per i suggerimenti e le parole di incoraggiamento che ci hanno riservato in questa prima fase del nostro mandato di Governo”.

Insomma, il Papa e le sue gerarchie hanno il diritto di esprimersi sui temi politici ma con quest’ultima affermazione uno dei principali rappresentanti dello stato ha abdicato al suo sacrosanto diritto di smarcarsi dall’influenza della Chiesa sui temi etici e mostra una incapacità a riconoscere il suo diritto di imporre, legiferando, i principi laici che lo dovrebbero caratterizzare. Comportamento inqualificabile.

Disperazione

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L’Italia è il paese occidentale e industrializzato dove succedono le cose più incredibili. A partire dallo scandalo dei rifuiti campani, per finire agli scandali politici. Questi ultimi quasi quotidiani. Gli italiani si disperano e allibiscono. Lo fanno soprattutto quando una certa categoria di giornalisti porta a conoscenza di tutti certi fatti inquietanti e questo li rincuora perché così percepiscono l’esistenza di qualcuno ancora onesto e altruista.

Il solito Filippo Facci, ci documenta invece che anche chi denuncia le cose più incredibili non è credibile. Ora gli italiani non possono fare altro che disperare.

Attenti a quei mafiosi

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Tristemente ci accingiamo a scrivere gli ultimi articoli su questo blog. Presto sarà chiuso, con un provvedimento di qualche giudice clericale, uno di quelli che applica la giustizia divina e rifiuta quella statuale. Abbiamo definito Alois Ratzingeril capo di un’altra mafia” e per questo saremo condannati. Nella sentenza, il giudice sosterrà la nostra colpevolezza nell’avere fatto un paragone tra un’organizzazione criminale e la Chiesa e, in un improvviso vuoto di memoria, ignorerà che il termine mafia o mafioso fa parte da sempre, e oggi più che mai, di un vocabolario quotidiano.

Ignorerà anche che qualche illustre linguista definisce la mafia come un

gruppo di persone strettamente solidali fra loro allo scopo di conseguire, lecitamente o illecitamente, determinati vantaggi e difendere con ogni mezzo gli interessi della propria categoria“?

Va da sé che i vantaggi e gli interessi difesi dalla Chiesa (solo quelli economici valgono in Italia oltre 1 miliardo di euro di 8 per mille…), lo sono in modo lecito. Almeno così speriamo che sia. Magari potremmo sostenere che indagini e provvedimenti verso i preti pedofili perseguiti solo all’interno di contesti ecclesiastici siano meno lecite, ma non per questo criminali. Sono solo “non permesse” dalle leggi statuali, ma tant’è.

Un altro atteggiamento della Chiesa, mafioso solo in questo senso è ovvio, è il vizietto di fare cadere i governi della Repubblica Italiana. Dopo essersi scordati Porta Pia, la Cei, il Cardinale Ruini e il Papa stesso hanno sicuramente giocato un ruolo preminente nella caduta dell’ultimo governo Prodi. Lo hanno fatto strizzando l’occhio alla destra, all’UDC e permettendo al buon Mastella di imboccare la strada dell’apparentamento con il Pdl di Fini e Berlusconi.

In questo oggi il Vaticano e la Destra si incamminano a braccetto verso le elezioni, probabilmente concertando la scelta dei temi elettorali. Berlusconi e Fini contano sul voto cattolico e per questo hanno deciso di affiancare la Chiesa, in un abbraccio mortale che rischia di provocare la rimonta di Veltroni. L’elettorato liberale di destra, prima o poi, riscoprirà la vocazione vaticana anti-modernista, anti-occidentale, anti-liberale, terzo-mondista e finto-pacifista, temi per altro comuni alla sinistra massimalista con la quale il Vaticano continua ad andare a braccetto nella migliore tradizione del catto-comunismo in salsa italiana.

Potremmo definire Berlusconi, Fini e il Vaticano una banda di mafiosi? Se pensiamo che il loro scopo sia quello di chiedere il pizzo ai cittadini, sicuramente no. Ma se siamo convinti, come lo siamo, che abbiano stretto rapporti solidali per difendere i loro vantaggi elettorali e politici, sicuramente sì. Per questa nostra ammissione, dovremo chiudere il blog. Prima di farlo però, continuiamo ad ammettere.

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