
L’Italia assomiglia ogni giorno di più ad un grande palcoscenico. Durante lo scorso fine settimana il Papa ha recitato la parte del marxista. Si era preparato in modo accurato perché ha ripetuto con parole precise i precetti comunisti.
Ora lui è un anticapitalista:
«Quando prevale la logica del profitto, il capitalismo provoca gravi ingiustizie e incrementa la sproporzione tra ricchi e poveri»;
il richiamo è stato anche alla decisione per ognuno di «servire Dio o mammona,» come dice il Vangelo.
Il messaggio è chiaro: chi lavora e pensa solo ai soldi non vive secondo i precetti. Chi invece si muove soprattutto in una logica di solidarietà, ha il paradiso assicurato. Teorie economiche vaticane.
A parte l’evidenza sul fatto che se una azienda non fa profitto ci sono poche possibilità di redistribuzione, questo novello economista (o aziendalista), parla dal pulpito del Vaticano, uno stato nel quale non esiste una magistratura, che sfugge alle giurisdizioni del paese nel quale è inserito geograficamente e dove si sono prodotti alcuni crimini finanziari, esempi non proprio edificanti di solidarietà o di compassione.
A cesurare il Papa e le sue teorie economiche è un altro anticapitalista, Beppe Grillo, il quale gli ricorda che semmai lo sfruttatore, poco solidale, è proprio lui,
“L’amministratore tedesco che gestisce due miloini di lavoratori in nero“:
chissà se adesso, oltre la protesta dei monaci buddhisti, avremo anche lo sciopero dei preti e delle suore.
Con nostra sorpresa, però, la stampa papista annuisce e sdogana Grillo:
«Il comico-tribuno è il catalizzatore di un pensiero fortemente critico nei confronti del sistema politico e questo orientamento preesisteva al V-Day. Grillo, grande animale da palcoscenico, l’ha fiutato, braccato, azzannato.»
Insomma come la mettiamo? Tutti contro tutti, papisti contro capitalisti, Grillo contro i capitalisti e i papisti. Un film? No, la realtà. Già.